giovedì 2 aprile 2020

Opere minori in bassa Val Germanasca

Tra la Punta Muret e la Punta Tre Valli, poco a monte di Pomaretto, si trova il Colle della Buffa, che mette in comunicazione la parte alta di Bovile (Perrero) con il vallone di Garnier (Roure). Questo valico fu fortificato con alcuni trinceramenti dai Valdesi che, nella primavera del 1686, tentavano di resistere all’attacco delle truppe francesi del Catinat. Tre anni dopo, nel 1689, i piemontesi agli ordini del Parella costruirono una piccola ridotta rettangolare a una cinquantina di metri dal colle, sulla cresta che sale in direzione di Punta Tre Valli, nel tentativo di bloccare il rimpatrio dei Valdesi. Oggi sono ancora visibili sia la ridotta sia i trinceramenti, realizzati con muri di pietra a secco e zolle di terra. Altre postazioni erano presenti proseguendo sul crinale verso Pomaretto, probabilmente in località Frachёtto e al Colletto dei Faure, dove però non restano tracce identificabili. Queste opere sono chiaramente identificate nella "Carta topografica delle valli di Pragelà, S. Martino, Perosa, e Lucerna" di metà ‘700.

Opere minori in bassa Val Germanasca nella carta di metà '700

Secondo la "Carta Corografica delle Valli di Susa, Moriena, Bardonanche, Oulx, Exilles, Cesana, Pragellato, St.Martino, e Perosa, ..." del 1708, redatta ai tempi della guerra di successione spagnola, nel Comune di Perrero erano presenti alcune ridotte: una in località Ponte Rabbioso, alla confluenza tra il Torrente Germanasca di Prali e quello di Massello, definita “redoute de confin”; un’altra in località Monte Castello, nel sito dove probabilmente sorgeva l’antico castello del borgo e che sarà utilizzato più di un secolo dopo per il posizionamento di postazioni d’artiglieria; una terza localizzata probabilmente sul promontorio a est di Villasecca Superiore, oggi denominato Bric Erbulé, da cui si domina il fondovalle verso Pomaretto e dove sono state trovate alcune tracce di muretti a secco, forse risalenti a questa struttura. Le ultime due ridotte sono indicate anche nella sopra citata mappa di metà‘700.
Infine una piccola ridotta a pianta poligonale era stata realizzata dai francesi anche a Pomaretto, sul bordo del Torrente Chisone nei pressi dell’attuale cimitero e del tempio valdese. Se ne trova traccia nelle due citate cartografie settecentesche, una di inizio secolo (in cui è chiamata “redoute de Pomaret”) e l’altra della metà (“ridotta di S. Nicolao”), e anche nelle mappe catastali del 1774 conservate presso l’archivio del Comune, nelle quali la struttura è denominata “Ridotta Reggia”. Nulla è più rilevabile sul terreno.

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Opere minori in bassa Val Germanasca
Opere minori in bassa Val Germanasca

mercoledì 1 aprile 2020

Opere minori sul confine con la Val Chisone

Partendo dalla valle principale e risalendo le valli laterali in sinistra orografica, si incontrano molti punti di comunicazione tra Val Germanasca e Val Chisone; si tratta per lo più di colli e passi di alta quota, quasi impercorribili durante la stagione invernale, ma che in epoca di continue battaglie e cambi repentini di confini e possedimenti apparivano strategici e, per questa ragione, degni di ospitare strutture fortificate difensive.
Il Colle del Pis (2.610 m), che mette in comunicazione il territorio di Pragelato (in particolare la Val Troncea) con il vallone di Massello, fu occupato in varie occasioni da truppe di soldati incaricati di bloccare il passaggio. Il 5 settembre del 1689 i Valdesi, al termine del cosiddetto “Glorioso Rimpatrio”, una marcia forzata con la quale erano rientrati nelle loro valli dopo l’esilio in Svizzera, attaccarono il colle con una manovra a tenaglia, convinti che il presidio di truppe piemontesi fosse molto numeroso. I difensori sicuramente avevano costruito baracconi in legno e piccoli trinceramenti presso il valico; ciononostante, l’attacco dei Valdesi andò a buon fine e i soldati piemontesi si ritirarono velocemente, subendo ingenti perdite.
Alcuni decenni dopo, durante la guerra di successione spagnola, presso i colli del Pis e dell’Albergian e nel pianoro di Moremout vennero realizzate alcune strutture di difesa dalle truppe piemontesi del marchese d’Andorno che nel 1708, dopo aver costretto alla resa il forte di Perosa e il Fort Louis, occuparono e fortificarono i due valichi tra Val Germanasca e Val Chisone, riuscendo a sostenere e respingere un attacco dei francesi. Furono costruiti trinceramenti e alcuni baracconi in legno che, complessivamente, potevano ospitare 3.185 soldati. L’importanza strategica di questa zona permase anche nei decenni successivi, tanto che nel 1745, nell’ambito della guerra di successione austriaca, i trinceramenti dei colli del Pis e dell’Albergian risultavano ancora operativi.

Il vallone del Pis in una carta del 1708
Il vallone del Pis in una carta di metà '700




















Il vallone del Pis venne nuovamente fortificato alla fine del secolo, con lo scopo principale di rallentare un’eventuale offensiva proveniente dalla Francia rivoluzionaria. Nelle carte topografiche di fine settecento si trovano numerosissimi riferimenti grafici a piccole opere difensive (ridotte, trinceramenti, corpi di guardia), di cui rimangono ancora oggi alcune tracce. La “Carta delle Valli di Luserna, di S.Martino, di Rodoretto e di Masset” indica i "baracconi della Pelata del Pis" tra il Monte Pelvo ("Rocca del Pelato") e le bergerie di Valloncrò, un altro "baraccone" sul Monte Morefreddo e altri edifici ancora al Colle del Pis e al Colle dell’Arcano. La "Carte topographique des trois vallées de Lusèrne, de Pérouse et de S.Martin, …" redatta da Paisina del 1795 è più specifica: conferma la presenza di strutture ai colli Pis, Arcano, Albergian e sul Morefreddo, posiziona le "baraques du Pis" nel pianoro di Valloncrò, ma individua anche una ridotta difesa da un trinceramento presso l’attuale località Pian delle Sagne. Sono inoltre indicati due corpi di guardia lungo il sentiero che sale al Colle dell’Albergian, un campo trincerato e una piccola ridotta in località Moremout, e altri trinceramenti ai piedi del Monte Grand Miuls.

Il vallone del Pis in una carta di fine '700
Il vallone del Pis nella carta del Paisina del 1795



















 
 
Presso il Colle del Pis oggi si vedono solo i pochi ruderi di un baraccamento ottocentesco, anche se è possibile che l’edificio sia stato realizzato sfruttando i resti di qualche fabbricato più antico. I trinceramenti del Colle dell’Albergian, che risalgono verso la cima della Fea Nera, sono invece tuttora visibili, mentre non ci sono tracce del corpo di guardia che doveva essere presente in zona e che risulta addirittura ancora indicato nella "Carta Topografica degli Stati in Terraferma di S.M. il Re di Sardegna" di metà ‘800. Resti di altri trinceramenti sono individuabili ai piedi del Monte Grand Miuls, lungo il sentiero tra il Colle dell’Albergian e quello del Pis. La cima pianeggiante del Monte Morefreddo è stata utilizzata alla fine dell’800 per la costruzione di due ricoveri in muratura, pertanto nulla è rimasto di eventuali strutture precedenti.
La zona dove sorgeva il campo trincerato di Moremout è stata utilizzata alla fine del XIX secolo per la realizzazione di due grandi ricoveri, ma è ancora ben individuabile una ridotta di forma triangolare, realizzata con muretti di pietra a secco, posta a sud-ovest delle suddette strutture. Un’altra ridotta ancora ben conservata, simile alla precedente ma di forma trapeizodale, si trova più a valle sul versante opposto, in cima a un rilievo in località Pian delle Sagne, ai piedi del Monte Pelvo; poco al di sotto si vede anche un trinceramento, protetto sul davanti da muretti a secco. Sia queste postazioni sia quella di Moremout risultano ancora indicate anche sulla sopra citata mappa di metà ‘800. Infine, alcuni ruderi di baraccamenti sono individuabili in località Fun la Pla, a nord delle bergerie di Valloncrò.

Il vallone del Pis in una carta di metà '800
Anche la zona del Colle Clapier, situato tra il vallone di Maniglia (Perrero) e il vallone di Bourcet (Roure), alla fine del ‘600 fu sorvegliato e dotato di piccole opere dalle truppe piemontesi, nel tentativo di bloccare il “Glorioso Rimpatrio” dei Valdesi. Oggi presso il valico sono visibili solo alcuni avvallamenti nel terreno, noti localmente con il nome in patouà di ëntrënchamënt (trinceramenti), di cui però non è possibile identificare con certezza l’origine.
Poco più a ovest, ai piedi della Punta Raccias, sono invece ancora chiaramente identificabili una ridotta e un trinceramento, che permettevano di controllare sia il Colle Clapier che il vicino Colle delle Tane, sul versante di Massello. Queste strutture però sono state sicuramente rimaneggiate nei primi anni del ‘700, e forse anche nei decenni successivi, dato che risultano chiaramente indicate nelle mappe dell'epoca. Una mappa di metà ‘800 riporta ancora l’indicazione delle due postazioni, oltre a una terza a sud-est del Colle Clapier, che però non è stata identificata sul terreno.

La zona del Col Clapier-Raccias in una carta del 1708
La zona del Col Clapier-Raccias in una carta di metà '700

















 
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Opere minori sullo spartiacque Chisone - Germanasca

giovedì 19 marzo 2020

Le opere nel vallone del Pis (Massello)



Il vallone del Pis, che si apre a monte della borgata Balziglia di Massello, è delimitato dalla creste e dai valichi di confine con la Val Troncea (Colle dell’Arcano), con la Val Chisone (Colle del Pis) e col il vallone dell’Albergian (Colle dell’Albergian). Questa zona, che già durante il XVIII secolo era stata fortificata con la realizzazione di vari trinceramenti, ridotte e baraccamenti, fu ritenuta di una certa importanza strategica anche tra la fine dell’800 e gli anni ’30 del ‘900, tanto che vede la presenza di numerose mulattiere e strutture militari.
In località Moremout si trovano due grandi ricoveri, realizzati dal 3° reggimento Alpini: il n. 5 era in muratura di pietrame e malta, copertura a due falde con lastre di pietra su orditura in legno (completamente crollata), facciata decorata con elementi orizzontali e verticali e un piccolo balconcino sopra l’ingresso. L’edificio, composto da un piano terra diviso in sei locali e un sottotetto abitabile, fu costruito nel 1889 ed era destinato agli ufficiali; su una targa è riportata la dedica al sottotenente Angelo Viglierchio. Su una targa ai piedi di un cippo di pietra nei pressi del ricovero n. 5 si legge "3° ALPINI B. FENESTRELLE C. ALBERGIAN 1923". Il ricovero n. 6, costruito nel 1898 a poco distanza, era molto simile ai coevi baraccamenti della conca dei Tredici Laghi: una lunga struttura rettangolare in pietra e malta, con tetto a due falde (ancora in discrete condizioni), piano terra più soppalco, infissi in legno rivestiti da una sottile lamiera verso l’esterno. Intitolato al tenente colonnello Buffa, poteva ospitare 120 soldati e 64 muli. Nei pressi, in un piccolo edifico quadrangolare, si trovavano le latrine. Si hanno notizie di lavori di manutenzione ai due ricoveri sia nel 1921 che nel 1938.
Secondo fonti dei servizi segreti francesi, nel 1926 le strutture del campo dell’Albergian erano state collegate telefonicamente con Perrero e con il vicino Monte Morefreddo. Erano inoltre state realizzate due postazioni per batterie presso le quattro baracche presenti ai piedi del colle dell’Albergian, le quali erano state riparate: due erano alloggiamenti per le truppe, le altre due servivano da magazzini, depositi e scuderie. Effettivamente, ai piedi del colle dell’Albergian sono ancora visibili i resti di alcuni baraccamenti militari, disposti uno vicino all’altro, di cui oggi rimangono solo bassi muri perimetrali in pietra; a pochi metri di distanza si rinviene un’altra piccola struttura quadrata, forse una latrina. Tracce di strutture analoghe, che però risultavano già in rovina all’inizio del ‘900, si trovano anche lungo il sentiero che collega il Colle dell’Albergian al Colle del Pis, ai piedi del monte Grand Miuls.
Altri ruderi di ricoveri di fine ‘800 si trovano ai piedi della Punta Vallonetto, sul crinale spartiacque con la Val Chisone, poco sotto al Colle del Pis (2.613 m) e sulla cima pianeggiante del Monte Morefreddo (2.770 m). In quest’ultimo caso si tratta di due edifici simili a quelli di Moremout e dedicati al maggiore Ribet: uno di essi è stato parzialmente risistemato anni fa dal Parco Val Troncea come bivacco. Nei dintorni si notano diverse scritte incise dai militari sulle rocce. Dal Morefreddo una mulattiera, costruita dal 7° reggimento Alpini nel 1896, costeggia il Monte Ruetas e raggiunge il Colle dell’Arcano. Nel 1938 furono eseguiti lavori di manutenzione presso i ricoveri del Morefreddo e del Vallonetto.
Nel 1932 i militari sistemarono le diverse mulattiere che da Balziglia salivano ai colli Albergian, Pis e Arcano: risultavano essere larghe mediamente 1,30 metri. Nello stesso anno, secondo i francesi nella zona dell’Albergian erano presenti una quindicina di baraccamenti, un trinceramento e varie postazioni d’artiglieria: è possibile che siano state riutilizzate a questo scopo alcune strutture di origine settecentesca, ancor oggi visibili non lontano dai ricoveri di Moremout. Sempre i francesi avevano rilevato la costruzione di un campo d’aviazione sopra la borgata Ortiaré, probabilmente nella conca pianeggiante ai piedi della cascata del Pis: questa struttura risulta indicata in due rapporti del 1926 e del 1932 e, anche se fosse stata effettivamente realizzata, sicuramente sarebbe stata di dimensioni decisamente modeste, data l’orografia dei luoghi. 



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Baraccamenti nel vallone del Pis (Massello)

lunedì 16 marzo 2020

Vallo alpino: le postazioni dei Tredici Laghi (Prali)


La conca dei Tredici Laghi ospita numerose strutture militari, le più importanti delle quali sono i Ricoveri Perrucchetti, costruiti tra il 1888 e i primi anni del '900 nell'ampio pianoro intorno al Lago della Draja e sui colli circostanti. Tra gli anni ’20 gli anni ’30 i ricoveri vennero risistemati dai militari del 3° Reggimento Alpini, in quanto servirono da punto di raccolta dei reparti e appoggio logistico alla difesa mobile effettuata durante la Seconda Guerra Mondiale, che aveva come obiettivo il Colle d'Abries.
Lungo la mulattiera che dai Tredici Laghi va a sud-ovest verso il Colle Giulian, nel tratto in cui si percorre la Costa Belvedere, si trovano alcune camere da mina, realizzate probabilmente negli anni ’30 del ‘900, che servivano a far saltare la strada in caso di necessità. Su alcune targhe in pietra sono incisi i dati delle strutture.

Salendo di quota lungo la mulattiera verso nord-est, invece, si può raggiungere il lago Ramella o Rametta (2.586 m), conosciuto anche come il “Lago dei cannoni” per la presenza di due cannoni ancora in postazione nelle rispettive piazzole (caso unico in tutto il fronte Alpino Occidentale), posizionate sulla riva ovest dello specchio d’acqua a poche decine di metri l’una dall’altra. Facevano parte della 149ª batteria di artiglieria della G.a.F. (Guardia alla Frontiera), completata nel 1939, che era composta da 4 cannoni da 149/35 ad affusto rigido su ruote. La lunghezza della canna era di 5,82 metri, la gettata massima di tiro 16,5 Km, con cadenza media di un colpo ogni 6 minuti. Un grosso cuneo veniva collocato dietro alle ruote, per contrastare il rinculo provocato dallo sparo. Sui cannoni è ancora possibile leggere molti dati tecnici (peso, ditta costruttrice, ecc.), tra cui l’anno di realizzazione (1916 e 1917): si trattava pertanto di “gloriosi residuati” della guerra 1915-1918. Sulle rive del lago si trovano anche resti delle code d’affusto e di una delle canne. Le piazzole allo scoperto erano rivestite su tre lati con muri in pietra e cemento, a cui erano addossati un paio di metri di terra per attutire eventuali colpi in arrivo. Le altre due piazzole si trovano poco più a valle, a quota 2.575 m e 2.560 m, dove si possono vedere solo pochi resti dei cannoni: una coda d'affusto, parti delle canne, alcuni pattini dei cingoli.
Il compito della 149ª batteria era di battere il vallone di Abries per disperdere eventuali assembramenti o accampamenti di truppe nemiche sistemati fra il paese di Abries e la piccola borgata di La Monta, base di partenza per una possibile azione offensiva attraverso il Colle della Croce. Durante le operazioni del 1940, la batteria aprì più volte il fuoco sui paesi di La Monta e di l'Echalp; nel vallone di Abries tutt'oggi delle lapidi ricordano le vittime dei bombardamenti. Nel 1950 la batteria venne smantellata e tutto il materiale ferroso possibile fu recuperato: i cannoni posizionati sulle rive del Lago Ramella vennero privati della volata (tagliata con la fiamma ossidrica), dei sistemi di puntamento e degli otturatori.
A est del lago, dietro una collinetta, si trovavano un magazzino e i baraccamenti per i serventi, di cui restano solo poche tracce di murature in pietra e cemento e alcuni rottami metallici. Dal momento che non fu possibile trovare in loco sabbia idonea per la costruzione del ricovero, la stessa fu trasportata da Ribba, circa mille metri più in basso. Sul dosso tra il ricovero e il lago si notano resti di due appostamenti semplici all’aperto. Più in basso, lungo il sentiero poco sotto i Laghi Verdi, si trovano i resti di un parapetto in pietra lungo alcuni metri: in questa zona una carta del 1940 indicava la presenta di una postazione per mortai. Era in progetto anche una teleferica, che partiva dalle miande di Fondo sopra Indiritti e arrivava a monte del Lago dell’Uomo, poi sostituita da una tra la Conca Cialancia e i Tredici Laghi, ma nulla di tutto ciò fu realizzato.

Esisteva anche un progetto per collegare con una strada la zona dei Tredici Laghi con il vallone di Faetto, nel territorio di Perrero. Questa infrastruttura partiva dal fondo della Val Germanasca, poco dopo l’abitato di Trossieri, e risaliva tutto il vallone fino ai laghi di Conca Cialancia (2.445 m), presso cui si trovano i resti di alcuni baraccamenti militari. I lavori iniziarono nel 1938, e alla fine dell’anno risultavano già realizzati 13,5 Km; nel 1940 si aprì il transito fino all’Alpe Lauson, mentre nel 1942 si raggiunse Conca Cialancia, con un tracciato complessivo di 22 Km. Da qui, la strada avrebbe dovuto proseguire (pare addirittura con un tunnel sotto il Passo Cialancia, che non fu mai realizzato) fino al versante di Prali, dove si trovavano i Ricoveri Perrucchetti.  

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Vallo Alpino: le postazioni dei Tredici Laghi (Prali)

mercoledì 22 gennaio 2020

Vallo Alpino: ricoveri sui colli di confine con la Francia (Bobbio Pellice)



Sui valichi di confine tra la Val Pellice la Francia, si posso ancora oggi individuare numerose strutture realizzate per il controllo della zona di frontiera. Al Col Bucie si trova il ricovero II, realizzato nel 1940 insieme ad alcune postazioni semplici all’aperto nei dintorni. La struttura è stata recuperata negli anni ’70 dal C.A.I. Val Pellice ed oggi ospita il bivacco “N. Soardi”. Un osservatorio d’artiglieria in caverna, inizialmente progettato sul colle, non venne mai realizzato.
Appena al di sotto del Colle Malaura, in punto al Vallone della Crosenna, vi sono i ruderi del ricovero III: come quello del Col Bucie poteva ospitare 15 soldati ed era armato con due mitragliatrici. La struttura si presenta ancora in discrete condizioni, con la copertura integra. Un’intercapedine separa l’edificio dal versante montuoso, proteggendolo dall’umidità. A fianco si trovano i resti di un altro locale più piccolo, mentre proprio sul colle è individuabile un piccolo appostamento.
Al Colle dell’Urina avrebbe dovuto essere realizzato il ricovero IV, avente le stesse caratteristiche dei precedenti; oggi tuttavia è visibile solo uno sbancamento poco prima del valico, a destra del sentiero salendo, riconoscibile dai mucchi di rocce frantumate. Poco più a valle, sempre sulla destra, si notano alcuni terrazzamenti.
Al Colle Vittona, raggiungibile dalla Conca del Prà, si trova il ricovero XVII: anch’esso in grado di ricoverare 15 uomini e armato con due fucili mitragliatori, è stato edificato al riparo della cresta rocciosa, ma versa oggi in condizioni precarie.
Altre strutture analoghe erano in progetto per i colli Vecchio (ricovero XVI), Seilliere (XII), Seillierino (XV), Luisas (XIII), Armoine (XIV) e della Gianna: per la loro realizzazione si sarebbero utilizzate le somme economizzate grazie alla soppressione delle opere inizialmente previste ai colli Bucie, Malaura e Urina. Nel 1940 fu proposto l’ampliamento del ricovero del Passo Luisas, tra i monti Meidassa e Granero, in una casermetta da 60 uomini, ma si preferì dare precedenza a quello del Col Armoine (l’unico che poi fu effettivamente realizzato), in quanto da tale posizione era possibile controllare anche la Val Po. Oggi questo edificio, addossato alla parete rocciosa e protetto da un’intercapedine, risulta quasi completamente crollato. Nei pressi sono individuabili i resti di alcuni appostamenti.


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Vallo Alpino: ricoveri e bivacchi sui colli di confine tra Val Pellice e Francia