sabato 1 maggio 2021

Il campo trincerato del Laz Arà (Perrero)

Il campo trincerato del colle Laz Arà si trova lungo il crinale che parte dal Monte Gran Truc e segna il confine tra il Vallone di Riclaretto (Perrero) e quello di Pramollo. La costruzione risale al 1704 ad opera delle truppe francesi comandate dal Duca di La Feuillade. Come detto nell’introduzione storica, infatti, la Val Germanasca, con un trattato con la Francia che porterà alla costituzione della Repubblica della Val San Martino, era occupata da soldati francesi che la utilizzavano come base di appoggio per operazioni militari nei territori sabaudi. Il campo trincerato sarà protagonista di varie azioni nell’estate del 1704 tra francesi e truppe sabaude comandate dal Marchese di Parella, ma verrà abbandonato già con il sopraggiungere dell’autunno e il peggioramento delle condizioni climatiche.

 

Una immagine tratta dall'articolo di G.Ponzio in cui sono ben evidenti le tracce lasciate sul terreno dal campo trincerato

 

Da quel momento il campo rimarrà inutilizzato e percorrerà i secoli rimanendo ancora oggi ben visibile. Era formato da una struttura principale di forma grossolanamente rettangolare, occupante la massima depressione del colle, e da altre piccole opere sussidiarie sui rialzi laterali della cresta, perfettamente adattate alla conformazione del terreno circostante. L’opera è disposta su una lunghezza di poco meno di mezzo chilometro e copre l’area che va da uno sperone roccioso della cresta che sale verso il Gran Truc e il pendio che sale verso il Truc Lausa.

Nel complesso fortificato del campo trincerato sul colle del Laz Arà devono essere ricomprese anche alcune ridotte costruite dai francesi a copertura dei trinceramenti, ben visibili in alcune cartografie del ‘700 e di cui, in alcuni casi, sono riconoscibili esigue tracce sul terreno. 

 

Il campo trincerato e le ridotte circostanti nella "Carta topografica delle valli di Pragelà, S. Martino, Perosa, e Lucerna" di metà '700

Resti della ridotta del Bric del Colou (Google Maps)

Resti della ridotta della Sorgente (Google Maps)

 

Il campo trincerato è stato oggetto di approfondito studio da parte di Giorgio Ponzio[1] nel 2003 che ne effettua anche una puntuale descrizione e rilevazione di come esso si presentava all’epoca.Il tracciato della fortificazione si adatta alle circostanze che il terreno di montagna presenta: si passa quindi ad analizzarlo a partire dal fronte sud. Questo, che è anche il più corto, si presenta con un andamento a tenaglia con un angolo rientrante molto ampio, intorno ai 160°; al centro si apre una delle quattro porte del campo, protetta da una traversa. Il fronte est si può dividere grosso modo in due tratti: il primo si estende dallo spigolo sud-est a poco oltre l’attuale strada carrozzabile, il secondo da questo punto allo spigolo nord-est. Nel primo il trinceramento ha un andamento pressoché rettilineo, seguendo, per la maggior parte in lieve discesa verso il centro del colle, il ciglio che delimita il ripiano dal ripido pendio che scende verso Pramollo; la natura del sito impedisce la realizzazione di opere di fiancheggiamento. Nel secondo il ciglio si arrotonda progressivamente con arretramento della cresta militare e quindi del trinceramento per poter sfruttare lo spalto naturale che si viene a formare; questo tratto è caratterizzato dalla presenza di due denti, il primo collegato anche all’esistenza di un dosso roccioso che contorna, il secondo, più grande, che unitamente al saliente dell’estremità nord-est, contribuisce alla formazione di una tenaglia dal lato più accessibile. Nel tratto di cortina tra i due denti si apre la seconda porta, pure protetta da traversa. 

Il fronte nord è caratterizzato dalla presenza della terza porta difesa dalla traversa e da un lungo trinceramento esterno, perpendicolare a quest’ultima, che va a morire ad angolo retto contro le pendici del Truc Lausa; questo, infatti, è il lato da cui arrivava e passava il colle la vecchia mulattiera. Nel tratto terminale verso ovest il trinceramento si inerpica sulla parete di un costone che divide in due longitudinalmente la parte nord del colle, una più bassa e pianeggiante, protetta dal costone stesso ed idonea all’accampamento, l’altra più alta che degrada verso la Valle Germanasca. Il fronte ovest si sviluppa per la maggior parte su di un pendio più dolce e movimentato che quello est; solo nella parte terminale sud diventa ripido e di difficile accesso per balze rocciose. Ne consegue che anche il trinceramento presenta un tracciato più articolato con salienti e rientranti; nel primo tratto, partendo da nord, è da segnalare la presenza, a maggior protezione, di un rivellino. Scendendo verso l’attuale strada, poco prima di arrivarvi, si incontra la quarta porta, anch’essa protetta da una traversa. Purtroppo questo fronte, per la natura del terreno, lo sviluppo della vegetazione sia arborea che di arbusti e rovi e la peggio conservata e con tratti di non facile lettura. È infine da notare che tutte e quattro le porte sono difese da traverse poste all’esterno, di fronte alla porta stessa e non già all’interno come normalmente si trova nella manualistica. 

 

Nella "Carta Topografica degli Stati in Terraferma di S.M. il Re di Sardegna" (1852-1867) è ancora indicato il campo trincerato del Laz Arà

 

Con un attento studio di quanto ancora rimane del trinceramento in terra come parapetto e fosso si potrebbe tentare una ricostruzione del profilo, tuttavia considerando che l’opera fu fatta eseguire sicuramente da un ingegnere militare francese si può in prima istanza ipotizzare che per la difficoltà, se non impossibilità, di usare artiglierie da parte dell’attaccante si sia usato come modello base il sesto profilo del Vauban, ossia parapetto alto circa metri 1,6, compresi 30 centimetri di banchina, spessore alla sommità di circa 1,3 metri, con il fosso largo e profondo rispettivamente circa metri 2,6 e 1,6. Si tratta comunque di un profilo adatto ad un terreno piano, in condizioni ottimali; in terreno montano bisogna adattarlo alle caratteristiche del sito, ad esempio aumentando l’inclinazione del parapetto sui pendii più ripidi per meglio scoprire il nemico, riducendone l’altezza e lo spessore, non scavando il fosso esterno. Ne consegue che il profilo del trinceramento del campo trincerato in questione poteva variare nei diversi tratti dei quattro fronti. Si ricordi infine che lo spessore minimo indispensabile di un parapetto, per poter resistere e dare protezione da un replicato fuoco di fucileria, è di un metro. Il fronte ovest in particolare è caratterizzato dal fatto che è stato tracciato su di un pendio, quindi la necessità di sbancamento a monte per ricavare il terrapieno per il movimento e l’azione di difesa delle truppe; inoltre il secondo tratto a partire da nord (il primo è quello con il rivellino) è stato in parte costruito in muro a secco in pietra, oggi crollato, la cui altezza poteva variare da 1,10 a 1,30 metri e lo spessore poteva essere di circa 80 centimetri. 

Il Campo, occupando il vasto ripiano del colle, si trova dominato dalle alture circostanti. Per ovviare a questo difetto all’atto della sua costruzione si provvide a presidiarle con due ridotte, una a nord e l’altra a sud. La Ridotta nord si trova nel punto in cui la cresta che sale dal colle verso il Truc Lausa cambia d’inclinazione diventando pianeggiante. La forma è estremamente semplice avendo un tracciato quadrato; il trinceramento risulta elevato in pietra a secco, quindi doveva avere le caratteristiche sopra riportate. Il lato est ha subito rimaneggiamenti per la costruzione in epoca successiva di quella che può essere interpretata come una batteria occasionale, mentre nella parte centrale, oggi invasa dalla vegetazione, poteva forse esserci un ricovero. La cresta a sud del colle presenta un primo cocuzzolo la cui sommità è costituita da un ammasso di rocce che non porta tracce evidenti di strutture difensive, di contro sulla successiva quota 1614 è localizzata la seconda Ridotta. Il trinceramento è in terra con un tracciato esagonale; anche in questo caso per il profilo vale quanto detto sopra. Di particolare all’interno vi è una traversa parallela e raddoppiante il fronte sud con funzione di cavaliere. Muri a secco presenti nei pressi di questa Ridotta possono essere interpretati come confini di proprietà. Una terza Ridotta è posta poco sotto la vecchia mulattiera e sopra l’alpeggio nel declivio est del colle. La sua forma è molto particolare, si potrebbe definire a penna di freccia, presentando un saliente a monte ed un fronte a tenaglia a valle; inoltre gli angoli saliente e rientrante sono uniti da una traversa interpretabile come un parapetto a spalto rivolto verso sud con funzione di probabile raddoppio di questo lato, anche se la struttura e la sua finalità non sono ben chiare. Il trinceramento è in terra con il profilo anche in questo caso secondo quanto già detto. Quest’ultima ridotta viene localmente chiamata “il cimitero”, termine che si ritrova utilizzato tanto in Val Chisone che in quella Sangone per indicare una piccola ridotta facente parte dei trinceramenti del colle del Besso, che collega appunto le due valli.”



venerdì 30 aprile 2021

Lou Palaizas (Perrero)

Poco prima dell’abitato di Perrero, sulle ultime propaggini di uno sperone che divide la vallata principale dal vallone di Faetto e lungo la strada che conduce alla borgata Cassas, si trovano i ruderi di quella che probabilmente è la più antica struttura fortificata della Val Germanasca: il Palazzo dei Signori di Val San Martino, comunemente definito “Lou Palaizas”. 

La struttura deve il suo appellativo (che nel patouà locale esprime un dispregiativo, “il Palazzaccio”) al fatto che alla fine del ‘300 divenne residenza dei conti Truchetti (o Trucchietti), una facoltosa famiglia originaria della Savoia, trasferitasi in val San Martino (l’attuale Val Germanasca) per avere ottenuto in feudo il territorio omonimo. Una leggenda molto conosciuta racconta che uno dei conti, dopo aver avanzato la pretesa dello jus primae noctis nei confronti della moglie di un popolano, subì la rivolta dei valligiani e venne fatto squartare dai suoi stessi cavalli nei prati sottostanti. La famiglia si estinse nel XVIII secolo, dopo di che il castello, già più volte rimaneggiato, rimase in stato di abbandono.

Posizionamento del Palaizas sulla strada che sale al Cassas

A livello storico si sa che l’edificio appare ancora nella cartografia di fine ‘500, ma non con funzioni difensive in quanto la struttura fu distrutta già nel 1297 da Filippo di Savoia-Acaia durante la sua campagna contro Ugo di Val San Martino, che si era alleato con il Delfino di Vienne, Umberto I, il quale cercava di espandere il suo controllo verso il Piemonte.

Probabilmente si trattava di una struttura poligonale molto semplice che riempiva lo sperone roccioso con possenti mura di pietra; le rovine che si possono osservare oggi, consistono in alcuni muri coperti dalla vegetazione spontanea, con tracce di aperture. La struttura avrebbe bisogno urgente di un intervento atto a limitarne il degrado e renderla visibile al pubblico.


Alcuni ruderi dell'edificio


giovedì 29 aprile 2021

Il Castello di Perrero

Le prime notizie sul castello di Perrero risalgono alla fine del XIII secolo, quando venne assediato da Filippo di Savoia-Acaia durante la sua campagna contro Ugo, Signore di Val San Martino (l’antico nome della Val Germanasca), che si era alleato con il Delfino di Vienne, Umberto I, il quale cercava di espandere il suo controllo verso il Piemonte. Nel 1297, dopo un mese di assedio, Filippo riuscì a far capitolare i ribelli; come nuovo castellano venne insediato Iaquimeto de Boszorello. Questo funzionario aveva il compito di riscuotere tasse e tributi ma, soprattutto, di controllare un territorio di confine teatro di continue scaramucce e di tenere d’occhio i signori di Val San Martino. Perciò venne edificato un castrum (castello) affiancato da un receptum (ricetto), cioè un nuovo abitato circondato da fortificazioni, in modo da poter controllare meglio la popolazione e aumentare le capacità militari del complesso. La struttura era localizzata sul promontorio montuoso che sovrasta il paese a est, chiamato ancora oggi Monte Castello, poco lontano dall’attuale borgata Eirassa.

Vista del Monte Castello, che sovrasta il paese di Perrero
 

Probabilmente distrutto da una delle tante occupazioni francesi e in seguito riadattato dai Truchetti su incarico di Emanuele Filiberto di Savoia, del maniero non si hanno notizie successive fino alla metà del Cinquecento: si sa che nel 1561 la struttura viene assediata dai Valdesi nell’ambito delle “guerre di religione”, finché le truppe sabaude del conte della Trinità riescono a liberarla. Negli anni successivi si ripristina la guarnigione e vengono effettuati vari lavori di manutenzione, ma nelle carte di fine secolo il castello è già indicato come “in rovina”. 

Le ultime fonti risalgono al 1689, con il rimpatrio dei Valdesi dall’esilio in Svizzera: il duca Vittorio Amedeo II, per difendere la valle, invia una compagnia del reggimento Guardie presso ciò che resta delle fortificazioni del borgo di Perrero, che erano sorvegliate soltanto da un piccolo gruppo di soldati della milizia di dubbia affidabilità. Si realizzano inoltre alcune barricate per sbarrare il fondovalle all’inizio del paese, mentre la proposta di costruire alcune ridotte intorno al castello per controllare le vie di comunicazione verso Faetto, San Martino e Traverse non viene accolta; queste fortificazioni non avranno nessun ruolo negli avvenimenti militari del 1689-90.

Uno stralcio della "Carta delle Valli del Piemonte abitate dai Valdesi ossia Protestanti", incisa a Parigi nel 1690 di Jean-Baptiste Nolin, nella quale viene indicato il "C.(astello) Demolie" di Perrero

Anche nella "Carta delle Tre Valli del Piemonte" del 1668 viene indicato come il "Castello demolito"
 

All’inizio del ‘700 presso la località Monte Castello viene indicata la presenza di una ridotta, e nelle mappe catastali di fine secolo si possono ancora trovare i toponimi “Regione delle Baricate” e “Regione Castello”. Alla fine dell’800 il sito dell’antico castello venne utilizzato per il posizionamento di postazioni d’artiglieria, che hanno definitivamente cancellato qualsiasi traccia di strutture più antiche.

La "CARTA COROGRAFICA DELLE VALLI DI SUSA, MORIENA, ..." del 1708 riporta l'indicazione di una ridotta presso Monte Castello

La "Carta topografica delle valli di Pragelà, S. Martino, Perosa, e Lucerna" di metà ‘700 riporta ancora l'indicazione del castello di Perrero

Una mappa catastale di fine '700 in cui si vedono alcuni toponimi come "Baricate" e Castello"