domenica 8 luglio 2018

Vallo Alpino: il Caposaldo Abries (Prali)

Il Caposaldo “Colle Abries” era il principale sbarramento sul quale si incentrava la difesa della Val Germanasca, in quanto tale colle costituiva l’unica via d'accesso praticabile da truppe francesi per superare il confine. Lo studio del Genio militare di Torino del 1938 prevedeva la costruzione di ben sei centri di fuoco, anche se vennero completate solamente tre opere tipo 15000. I bunker furono costruiti nel 1938 dall'impresa Bartoni e, durante i lavori, “considerato che l'organizzazione difensiva sulla linea di confine può essere sottoposta all'azione di artiglieria, e che il Colle di Abries costituisce una linea di penetrazione di una certa importanza”, il Direttore dei Lavori ordinò all'impresa appaltatrice di aumentare lo spessore delle pareti, in modo da ottenere la protezione ai medi calibri; il costo complessivo dei lavori passò così da lire 1.200.000 a 1.450.000[1].
Alla fine del 1938 le opere del caposaldo erano ufficialmente terminate, anche se in realtà mancavano gli impianti idrici interni ed esterni, gli impianti elettrici d'illuminazione, gli impianti di ventilazione, gli arredamenti interni e le chiusure metalliche. Il completamento delle opere si sarebbe dovuto effettuare nella stagione lavorativa del 1939 ma tutto rimase fermo, in quanto lo Stato Maggiore comunicò al Genio di Torino che stava rivedendo tutta la struttura difensiva della zona. Infatti, all'inizio del 1940, fu compilato un progetto di massima per adeguare le opere già costruite alla circolare 15000. Al momento dello scoppio del conflitto con la Francia, nel giugno del 1940, le opere difensive del Colle d'Abries erano senza impianti interni, senza armamenti e di conseguenza non presidiate dai soldati[2].
Tutte queste opere non si sono salvate dalle regole imposte dal Trattato di pace del 1947 e sono state fatte saltare nel 1948, tanto che attualmente risulta in alcuni casi addirittura difficile la loro rilevazione sul terreno. I segnali che possono aiutare l'escursionista, che risale il sentiero verso il Colle d'Abries, a individuare i blocchi frantumati delle opere difensive della zona, sono il filo spinato abbandonato sul terreno nelle vicinanze dei bunker e le piastre metalliche delle feritoie per le mitragliatrici, scagliate a parecchi metri di distanza in seguito all'esplosione distruttiva.

L’opera 3 si trova a nord-est del Colle d’Abries, a quota 2.450 m, a destra della pista per il Lago Verde poco dopo il guado sul torrente. La sua individuazione è facilitata dalla presenza di materiale roccioso di scavo sparso lungo il versante, e di grossi blocchi di cemento frantumati nel pianoro sovrastante. Era dotata di tre armi con il compito di battere il terreno compreso fra il Colle d’Abries e il fondovalle. L’ingresso è molto difficoltoso, e decisamente sconsigliato. All’interno, una lunga scala (di cui si sono conservati i corrimano in legno!) scende nelle viscere della montagna, per poi dividersi in vari corridoi, tutti rivestiti di cemento e ingombri di rottami metallici. Nelle vicinanze dell’ingresso sono visibili anche i resti di una baracca (denominata B2 dallo scrivente), posta al riparo di una "balma" di roccia. Se si segue il sentiero che porta al Colle d’Abries Vecchio, ci si imbatte in un’altra baracca (B1), di dimensioni maggiori, posta in posizione dominante sul fondovalle, che presenta ancora resti dei ferri che sostenevano il tetto.
Praticamente di fronte all’opera 3, in un pianoro sul versante opposto, si trovano i resti dell’opera 4, che era realizzata quasi completamente fuori terra; si possono quindi apprezzare la pianta della struttura, di forma quadrata, e lo spessore dei muri di cemento di cui era composta. Essa era inoltre dotata di condotto per il fotofono, per permettere le comunicazioni con le altre opere circostanti. Nei pressi dell’opera 4 si trovano numerosi scavi, spianamenti, postazioni all’aperto e una baracca (B3) con quel che rimane di una cucina. Poco più a monte, lungo il sentiero per il Lago Verde, si trovano tre piccoli appostamenti allo scoperto, collegati tra loro da una trincea (denominati P4 dallo scrivente), mentre sul terreno circostante è possibile rinvenire grandi quantità di filo spinato, oltre a piastre metalliche e altri ferri vari, più o meno contorti, che emergono tra l’erba e le rocce.

Tutto il crinale a nord di queste strutture che, scendendo a ovest della Gran Guglia, “racchiude” la conca del Lago Verde, è letteralmente costellato di postazioni allo scoperto (ce ne sono almeno nove), realizzate con semplici muretti a secco, oltre ad alcune piazzole e resti di baracche situate in posizioni riparate in avvallamenti dietro il versante. Si tratta di appostamenti che disponevano di un’ottima visuale e campo di tiro aperto su eventuali truppe che avessero cercato di oltrepassare il confine. Alcune (come la P7 e la P5) sono più strutturate, con muraglie e feritoie per le armi, altre sono semplici ripari sul terreno, schermati da un po’ di pietre sovrapposte alla bell’e meglio. Poco al di sotto della postazione P5, su un'altura a nord del Lago Verde, si rinvengono anche degli scavi per una struttura di grandi dimensioni, probabilmente un bunker (forse l’opera 5?) mai realizzato.
L’opera 6 è situata su una specie di “prua” rocciosa a sud-est del Colle d’Abries, sulla dorsale che divide tale valico da quello del Colle di Valpreveyre. Realizzata completamente in caverna, disponeva di tre armi in casamatta per battere il crinale di confine. La sua individuazione non è semplice: occorre notare alcuni grossi blocchi di cemento sparsi lungo il versante che scende dal Colle d’Abries, come conseguenza della demolizione avvenuta dopo la guerra. L’accesso alle parti sotterranee, che risulta attualmente difficoltoso (e anche pericoloso), può avvenire dal versante opposto, attraverso una fenditura posta ai piedi di una parete rocciosa. Dopo una rischiosa discesa lungo un tunnel pieno di detriti, si raggiunge uno stanzone con diversi vani, resti di ferri e di un lavandino. Fuori, appena a valle della struttura, si trovano i resti di alcune baracche e di una piccola costruzione di forma cubica che poteva essere forse una cisterna.
Salendo verso il Colle di Valpreveyre, si possono notare i resti di una baracca (B4) a sinistra del sentiero, mentre arrivando nei pressi del valico sono individuabili degli spianamenti e delle piazzole, poste in posizione riparata appena al di sotto dello spartiacque sul lato italiano. Giunti sulla linea di confine con la Francia, a nord, tra il Colle di Valpreveyre e quello di Abries, si trovano una serie di postazioni allo scoperto (P23), realizzate in posizione dominante con semplici muretti a secco, oltre a matasse di filo spinato. A sud, resti di altri appostamenti e piccoli trinceramenti (P20, P21, P22) sempre in pietra a secco, che proseguono lungo il crinale verso il Passo Bucie. Pochi sanno che anche l’attuale Rifugio “Severino Bessone” nei pressi del Lago Verde era un tempo una casermetta della G.a.F.: questa struttura venne recuperata tra il 1967 e il 1968 dal CAI Val Germanasca che realizzò un bivacco, successivamente ampliato e trasformato in un vero e proprio rifugio negli anni ’70, poi nuovamente ingrandito negli anni ’80, e infine completamente ristrutturato tra il 2007 e il 2010.


Al Colletto della Gran Guglia si trova il Ricovero VIII, realizzato in cemento armato e ancora in buone condizioni: strutturato su due piani, è dotato di un corridoio che ne percorre tutta la lunghezza dal lato verso la montagna, con lo scopo di creare un’intercapedine tra il terreno e l’edificio per migliorarne la salubrità. A fianco della casermetta si trovano le latrine, mentre se si prosegue lungo un sentiero (oggi in buona parte franato) che costeggia la parete rocciosa verso sud si raggiunge un osservatorio all’aperto (P18), posto proprio sulla cresta con vista dominante su tutta la conca del Lago Verde. Un altro appostamento (P17) in pietra a secco si trova nei pressi del Colletto della Gran Guglia, sul lato opposto rispetto al Ricovero VIII, mentre scendendo lungo la mulattiera verso il Colletto Viafiorcia si incontra la postazione P19, sulla sinistra appena dopo il bivio con il sentiero per il Baraccone di San Giacomo. Su uno sperone a est si trova infine un traliccio metallico che regge una campana, utilizzata nell'ultima guerra per segnalare l'arrivo degli aerei, che oggi è dedicata ai caduti della Giovane Montagna.
La linea difensiva del caposaldo era completata da un ricovero per truppe di contrattacco, posto in posizione riparata contro lo sperone roccioso che scende dalla Gran Guglia a nord-ovest. Tale struttura, conosciuta localmente con il nome di “Arsenale”, era formata da una parte in caverna a forma di “U” (ancora accessibile), destinata al ricovero dei soldati, e una parte frontale (oggi completamente crollata) dove erano sistemati i servizi più indispensabili quali la cucina, il deposito viveri e acqua, il ripostiglio della legna, le latrine, il lavatoio e un locale magazzino. Per favorire la naturale ventilazione del ricovero, l'imbocco in galleria era posto a differente quota, pertanto il pavimento ha una pendenza verso il punto più basso del 4%. Ma il giudizio dell'Ispettore del Genio fu molto critico: “La pianta dell'opera non é felice sia nei riguardi della ventilazione, sia per quelli dell'adattamento al terreno. Sarebbe stato preferibile sviluppare la casermetta in senso longitudinale, dando alle camerate aria e luce diretta: per la salubrità dei dormitori era conveniente altresì prevedere un'intercapedine[3]. Il ricovero era probabilmente collegato a Pian Littorio con una teleferica, utilizzata per portare in quota materiale, di cui restano ancora oggi due basamenti in cemento nei pressi del guado con cui la pista sterrata attraversa il torrente, tra le opere 3 e 4. Nei dintorni del ricovero, in posizione dominante sulla strada che sale da Bout du Col, si trova una postazione allo scoperto (P14), oltre ad alcuni resti di baracche e piazzole.

Infine, alcune strutture militari sono individuabili nella piccola conca a nord-est dell’“Arsenale”, più arretrata rispetto al confine: si tratta di numerosi spianamenti e piazzole posti in un pianoro riparato, forse per un accampamento o forse per cannoni e mortai. Sulle alture circostanti a nord vi sono alcuni appostamenti all’aperto (P15, P16), composti da semplici avvallamenti nel terreno protetti da muretti a secco, e un grande scavo sulla cresta che sovrasta la zona di Pian Littorio, forse destinato a un bunker mai realizzato. Ma le strutture più interessanti sono una serie di postazioni coperte, dotate di feritoie e collegate tra loro da un trinceramento anch’esso coperto, con il compito di battere la strada che scende verso il fondovalle. La copertura era sorretta da travi in legno e poi rivestita di terra, mentre le murature erano realizzate con pietre e sacchi di cemento. Una delle postazioni è ancora completamente integra e accessibile, compreso il basamento per mitragliatrice, mentre le altre e la trincea sono quasi interamente crollate.

[1] M. e P. Boglione (a cura di), FESTUNG ‐ Enciclopedia multimediale del Vallo Alpino
[2] M. e P. Boglione (a cura di), FESTUNG ‐ Enciclopedia multimediale del Vallo Alpino
[3] M. e P. Boglione (a cura di), FESTUNG ‐ Enciclopedia multimediale del Vallo Alpino




 
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Vallo Alpino: Caposaldo Abries (Prali)

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