mercoledì 12 dicembre 2018

Vivere le Alpi a... porte aperte!




Mentre la nostra Carlotta la Marmotta dorme beata per il letargo invernale, tutti i soci, gli amici e i simpatizzanti dell'Associazione Vivere le Alpi e dei progetti Atlante delle Opere Fortificate e Forti per Natura e i volontari che ci aiutano con le aperture dei Rifugi Antiaerei di Villar Perosa... e tutti coloro che ci seguono con affetto dalle pagine Facebook delle nostre iniziative...

SONO INVITATI AD UN POMERIGGIO INSIEME PER SCAMBIARCI GLI AUGURI DI BUONE FESTE E CONDIVIDERE UNA FETTA DI PANETTONE.

L'APPUNTAMENTO E' PER SABATO 15 DICEMBRE DALLE 16.30 ALLE 18.00 PRESSO LA SEDE DELL'ASSOCIAZIONE, IN VIA CLEMENTE LEQUIO 24 A PINEROLO.



Nel corso del pomeriggio sarà possibile scoprire il centro di documentazione dell'associazione e tesserarsi (o rinnovare la tessera) per il 2019. Le quote sono invariate e ammontano a 5,00 € per i rinnovi e 6,00 € per i nuovi soci ... e solo per chi rinnoverà o si tessererà sabato 15, ci sarà la possibilità di avere una copia cartacea del libro "Nei Forti con Carlotta" (http://www.viverelealpi.com/progetti/nei-forti-carlotta/)

giovedì 13 settembre 2018

Lungo il Vallo Alpino della Val Germanasca

Davide Bianco ha curato per l'Atlante delle Opere Fortificate 
un bell'articolo sul periodico "La Beidana", descrivendo escursioni e passeggiate alla scoperta di opere poco conosciute, ma dalla grande rilevanza storica.

Cliccate qui per scaricare il .pdf dell'articolo.


venerdì 17 agosto 2018

Fortificazioni di ieri nel paesaggio naturale di oggi: convegno al Forte di Fenestrelle il 1° settembre 2018


L' Associazione Culturale LaValaddo e l' Associazione Culturale "Vivere le Alpi", nell'ambito del progetto Forti per Natura cofinanziato dallo Sportello Linguistico Pinerolese e svolto in collaborazione con il Forte di Fenestrelle - Associazione Progetto San Carlo Onlus e il Comune di Fenestrelle,

ORGANIZZANO

per sabato 1° settembre un convegno sul tema:

FORTIFICAZIONI DI IERI NEL PAESAGGIO NATURALE DI OGGI

nel corso della giornata diverse associazioni, esperti, storici e studiosi illustreranno esperienze di ricerca, recupero, valorizzazione e promozione del patrimonio architettonico fortificato. 

Ingresso gratuito






PROGRAMMA:

Sabato 1° settembre – Forte di Fenestrelle (TO)
CONVEGNO “FORTIFICAZIONI DI IERI NEL PAESAGGIO NATURALE DI OGGI”

Sessione 1 

9,15 – Saluti ufficiali

10,00 – Mario Reviglio – “Il Forte di Fenestrelle e l’Associazione Progetto San Carlo ONLUS”
10,40 - Eugenio Garoglio - "Trinceramenti e fortificazioni minori dell’Alta Valle di Susa: storia, studio e censimento delle opere difensive di età moderna (1559- 1796)”.
11,20 – Fiorenzo Meneghelli - “Recupero delle opere fortificate dei Monti Lessini: architettura e paesaggio.”
12,00 - Alessandra Longo - "Di roccia, di carta e di pixel: l'immagine mediatica delle fortificazioni"

12,40 - Pranzo

Sessione 2 
14,20 - Mauro Minola - “Trinceramenti, ridotte, batterie e strade militari: elementi di un paesaggio alpino da conservare e valorizzare”
15,00 - Ettore Peyronel– “Opere fortificate minori nelle Valli Pellice, Chisone e Germanasca” 
15,40 – Ottavio Zetta– “Il mimetismo nelle opere fortificate alpine”
16,20 – Associazione Culturale La Valaddo e Associazione Culturale Vivere le Alpi (Davide Bianco - Luca Grande - Simona Pons):
- Presentazione del progetto Forti per Natura;
- Presentazione del libretto didattico trilingue (italiano, francese e patouà) “Nei forti con Carlotta: la marmotta delle valli pinerolesi”, ideato in collaborazione con il C.A.N.C. - Centro Animali Non Convenzionali di Torino
- Presentazione avanzamenti del progetto Atlante delle Opere Fortificate - Atlante delle Opere Fortificate: PHOTO edition

Domenica 2 settembre – Forte di Fenestrelle (TO)
Nell’ambito delle escursioni in lingua 2018:
ESCURSIONE ALLA SCOPERTA DEL FORTE SABAUDO DI FENESTRELLE

A cura della guida Michel Bouquet

Partenza ore: 9.00
Percorso: partenza dal Forte San Carlo, per poi percorrere per intero la meravigliosa e panoramica “Scala reale” con i suoi 3000 gradini collocati sul tetto della famosa scala coperta. In seguito si visitano le ridotte Santa Barbara, Porte e Ospedale e gli angoli più caratteristici della “Scala Coperta” dei 4000 scalini e si sale ancora fino a quota 1800 m. per visitare minuziosamente il Forte Valli.

Rientro previsto ore: 17.00 circa

Partecipazione gratuita

mercoledì 25 luglio 2018

Le Artiglierie del Regio Esercito al Forte Bramafam

#riceviamo&pubblichiamo dal Forte Bramafam:

Dall’agosto 2015, da quando ci fu posta la domanda se eravamo disponibili ad ospitare altro materiale d’artiglieria a Forte Bramafam, ha preso corpo il progetto di realizzare una mostra che narrasse l’evoluzione delle artiglierie del Regio Esercito. E’ stato un lavoro lungo e impegnativo, si è dovuto ricostruire il Magazzino d’artiglieria ridotto ai soli muri perimetrali dopo le demolizioni della fine degli anni Sessanta del Novecento, attuate per recuperare materiali da ostruzione per uso pubblico a Bardonecchia, ma come è nostra consuetudine non ci siamo tirati indietro. Un progetto impegnativo che è stato reso possibile grazie ai contributi della Compagnia di San Paolo, nonché della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e della Fondazione Magnetto.
Il Magazzino artiglieria dopo il recupero si presenta nel suo interno con un’infilata di locali, che si susseguono dalla sesta alla terza campata, caratterizzata dalle grandi arcate in muratura delle strutture portanti originarie.
Un’area di circa 600 metri quadri dove sono schierati quarantacinque pezzi di artiglieria di piccolo e medio calibro che narrano l’evoluzione dell’artiglieria del Regio Esercito dalla fine dell’Ottocento sino alla Seconda Guerra Mondiale. Una raccolta proveniente dal Museo Storico Nazionale d’Artiglieria di Torino che potrà essere vista nel suo sviluppo temporale dal cannone da montagna da 75 BR ret impiegato nella battaglia d’Adua, del 1° marzo 1896, all’imponente cannone da Corpo d’Armata da 152/45, la stessa bocca da fuoco che armava nella Prima Guerra Mondiale le corazzate della classe Caio Duilio. Poi la bombarda da 400 del Duca d’Aosta, con un susseguirsi di bocche da fuoco tra cannoni e obici tra le due guerre mondiali. Un’infilata di storia di bronzo e acciaio, eventi da ricordare e da non dimenticare, in alcuni casi da non ripetere.
Nella terza campata, oltre alle artiglierie antiaeree, in tre vetrine si susseguirà l’evoluzione delle mitragliatrici del Regio Esercito con sedici distinte armi dalla Gardner del 1886 sino alla Breda del 1937. Di rimando in una vetrina a sé stante diciannove armi automatiche individuali narreranno la loro evoluzione dalla Villar Perosa, all’intera evoluzione dei M.A.B. sino alla TZ 45.
Il viaggio nel tempo prosegue all’interno del forte, dove attraverso trentotto sale viene raccontata la storia del Regno d’Italia tra Ottocento e Novecento, accompagnati da 160 manichini che indossano uniformi originali, da oltre 2000 tra documenti e oggetti esposti. Una collezione costantemente aggiornata con i nuovi arrivi che tutti gli anni la vengono ad arricchire. 
Una storia che non è mai noiosa e che trasporta il visitatore molto spesso nel passato.

Nel 2018 Forte Bramafam sarà visitabile con il seguente programma di aperture.
  • Luglio: i sabati e le domeniche: 21, 22, 28 e 29
  • Agosto: tutti i giorni da mercoledì 1 sino a venerdì 31
  • Settembre: tutti i sabati e le domeniche: 1, 2, 8, 9, 15, 16, 22, 23, 29 e 30
  • Ottobre: tutti i sabati e le domeniche 6, 7, 13, 14, 20, 21, 27 e 28
Orari di apertura: 10.00 - 18.30 Ultimo ingresso ore 17.00
 
Per informazioni: 39 333 6020192, 39 339 2227228
e-mail: info@fortebramafam.it
www.fortebramafam.it - www.facebook.com/museofortebramafam 


mercoledì 11 luglio 2018

Lo spartiacque tra Val Germanasca e Val Pellice (Prali)



L’esercito italiano, per agevolare gli spostamenti di uomini e mezzi, aveva realizzato tra fine ‘800 e inizio ‘900 una lunghissima mulattiera che parte da Rocca Bianca, a monte delle cave di marmo, e prosegue a mezza costa, con un percorso praticamente pianeggiante, passando vicino al lago d’Envie e arrivando alla conca dei Tredici Laghi. Da qui poi, attraverso numerosi valichi, la mulattiera percorre in quota tutta la cresta spartiacque tra l’alta Val Germanasca (Prali) e la Val Pellice (Bobbio Pellice), fino ad arrivare al Passo della Gran Guglia e al Caposaldo Abries
Questo tracciato è collegato al fondovalle di Prali attraverso altre mulattiere, che risalgono dal Vallone delle Miniere e dal Pian Littorio, permettendo all’escursionista diverse varianti per la discesa a seconda del tempo a disposizione, delle condizioni meteo e dell’allenamento fisico. Lungo il percorso, agevole e molto panoramico, si trovano i resti di postazioni, ricoveri e baraccamenti militari, per la maggior parte già abbandonati durante l’ultima guerra.
La prima struttura si incontra nella conca denominata Clapoû (2237 m), appena superata la Costa Belvedere dopo i Tredici Laghi. Il “Ricovero Clapus” (così è chiamato nelle vecchie carte IGM) è realizzato completamente in pietra e controllava l’accesso al Colle Rousset, che porta in Val Pellice. Le condizioni dell’edificio fanno pensare che abbia subìto (come molti altri di quell’epoca) un lavoro di smantellamento, in quanto non vi sono più nemmeno i resti delle travature in legno e dei serramenti, mentre le lose che coprivano il tetto sono sistemate in ordine a fianco della struttura, pronte per essere trasportate altrove.
La mulattiera prosegue arrivando al Colle Giulian (2457 m), valico utilizzato da secoli per le comunicazioni tra le due vallate e, per questo motivo, spesso presidiato da soldati. Nulla rimane degli antichi trinceramenti che qui erano stati realizzati, soprattutto fra il ‘600 e il ‘700, durante le guerre di religione e le persecuzioni dei valdesi. Ma sulla cima del Monte Peigrò (2712 m), che domina il colle a est, ci sono ancora i resti di piccoli baraccamenti di guardia, risalenti alla fine dell’800.

Il percorso a questo punto passa dal versante di Prali a quello di Bobbio Pellice: sulla sinistra del sentiero, ai piedi del Monte Giulian, si trovano i ruderi di un ricovero ottocentesco, già abbandonato durante l'ultima guerra e ormai raso al suolo. L'assenza fra le macerie di lose del tetto e travature in legno fa pensare che la struttura sia stata smantellata e non semplicemente abbandonata; pochi residui di cemento segnalano che doveva essere intonacata. Sul versante opposto, non visibile dal sentiero ma raggiungibile in pochi minuti attraversando il crinale e scendendo un poco dal versante di Prali, vi sono i resti di un altro baraccamento, simile al precedente, ma con le murature ancora parzialmente integre. Nei dintorni restano le tracce di qualche opera nel terreno.
Proseguendo, la mulattiera sale con alcuni tornanti ai piedi della Punta Chiarlera o Chiarlea (2585 m), splendido punto panoramico sulle due vallate e, proprio per questo motivo, luogo privilegiato per osservatori di guardia allo scoperto. Sulla cresta sono anche presenti delle postazioni per mortai, realizzate con muretti a secco e rivolte verso il confine francese, delimitato dalla Gran Guglia, dal Colle Abries e dal Gran Queyron, che da qui sono ben visibili. 

Si scende quindi dapprima al Passo Dar Loup (2532 m) e poi al Passo di Brard (2454 m), da cui un vecchio sentiero, parzialmente crollato e pertanto non più agibile, permetteva di continuare sul versante della Val Pellice, fino alla Punta Fiunira. Conviene invece seguire la mulattiera dal lato della Val Germanasca, la quale dopo un centinaio di metri incontra il sentiero che sale dal Vallone delle Miniere. Se si scende di quota per qualche minuto da questa parte, si incontra un pianoro in cui sono scavate una serie di fosse quadrate, rivestite in pietra a secco, e alcune piazzole, destinate probabilmente anch’esse a qualche struttura militare.
La mulattiera principale, con alcuni saliscendi dovuti all’orografia del luogo, risale invece alla Colletta Viafiorcia (2551 m), dove si diparte un’altra mulattiera militare che, con numerosi tornanti, scende a Pian Littorio. Si continua salendo alla località Piani di San Giacomo, da cui è possibile raggiungere il Colletto della Gran Guglia, dove si trovano alcune strutture realizzate negli anni ’30 e ’40 del Novecento nell’ambito del Caposaldo Abries

Dai Piani di San Giacomo parte un’altra mulattiera, che permette di giungere ai ruderi di alcuni baraccamenti militari, realizzati a fine ‘800 proprio sul crinale tra Val Pellice e Val Germanasca e già abbandonati durante l'ultima guerra. I Ricoveri Fiunira, ubicati poco al di sotto dell'omonima cima, sono ormai quasi rasi al suolo, mentre in vetta alla Punta Cerisira si trova il cosiddetto Baraccone di San Giacomo, una grossa caserma originariamente a due piani. La toponomastica presenta qualche aspetto comico in quanto, a poca distanza, c'è un'altra cima denominata “Punta Baraccone di San Giacomo” che però non ha nessun edificio; probabilmente il cartografo che per primo compilò le mappe di questa zona parlando con le genti del luogo, fece un po' di confusione. Queste strutture, complici la quota, le intemperie e i numerosi decenni di abbandono, sono pericolanti e da approcciare con cautela. Un antico sentiero, oggi in pessime condizioni, permetteva di raggiungere la zona dal Passo di Brard sul versante della Val Pellice.


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Lo spartiacque tra Val Germanasca e Val Pellice

Caserme e ricoveri nella zona Tredici Laghi – Conca Cialancia (Prali/Perrero)



La conca dei Tredici Laghi ospita numerose strutture militari, le più importanti delle quali sono i Ricoveri Perrucchetti, costruiti ai primi del '900 nell'ampio pianoro intorno al Lago della Draja, dove sin dalla fine dell'800 esistevano altri baraccamenti militari, di cui abbondano i ruderi. Dedicati a Giuseppe Domenico Perrucchetti, fondatore del corpo degli Alpini, i ricoveri servirono da appoggio logistico alla difesa mobile effettuata dal 3° Reggimento Alpini durante la seconda guerra mondiale, che aveva come obiettivo il Colle d'Abriès. Vi sono sette strutture adibite a dormitori e depositi, un magazzino al lato della strada, latrine, cabina elettrica e una postazione sopraelevata, probabilmente di difesa.
Oggi le strutture sono danneggiate e pericolanti, da visitare con cautela, ma danno ancora bene l'idea di come dovevano essere quando erano in funzione. Occorre tener presente che, quando sono stati costruiti, non solo non esistevano mezzi meccanici per arrivare a quelle quote, ma non esisteva neanche la strada carrozzabile che oggi arriva a Prali e che sarebbe stata costruita solo nei primi decenni del '900. Solamente i ricoveri n. 6 e 7 hanno ancora il tetto in discrete condizioni, mentre nelle altre strutture la copertura è ormai crollata. Si può notare in molti posti ancora l'intonaco originale sia all’esterno che in alcuni locali interni; all'ingresso del ricovero N° 7, il più grande, è rimasta ancora una targa in marmo su cui si legge: "Ricovero N° 7. Anno 1900. Quota 2386". Inoltre, su tutto il pianoro sono presenti pietre e rocce incise, con i nomi dei soldati che hanno presidiato la conca dei Tredici Laghi.

Salendo di quota si può raggiungere il lago Ramella o Rametta (2586 m), conosciuto anche come il “Lago dei cannoni” per la presenza di due cannoni ancora in postazione nelle rispettive piazzole (caso unico in tutto il fronte Alpino Occidentale), i quali facevano parte della 149ª batteria di artiglieria della G.a.F., completata nel 1939 nel'ambito del "Vallo Alpino".
Sui colli e le creste che circondano la conca dei Tredici Laghi si trovano altri ricoveri militari risalenti alla fine dell’800 - inizio del ‘900, ubicati al Bric Rond, al Passo della Cialancia, su Punta Roux e al Cournourin, facilmente individuabili anche se ormai in rovina. Queste strutture erano tutte collegate da mulattiere militari, che costituiscono ancora oggi degli ottimi e facili percorsi per gli escursionisti: molto bella in particolare è la mulattiera che segue il filo di cresta tra il Passo Roux e il Passo Cialancia. 
Se invece si prende la mulattiera che va verso il Colle Giulian, nel tratto in cui si percorre la Costa Belvedere, appena prima di lasciare la conca dei Tredici Laghi, si trovano alcune camere da mina, realizzate probabilmente negli anni ’30 del ‘900, che servivano a far saltare la strada in caso di necessità. Su alcune targhe in pietra sono incisi i dati delle strutture.
Esisteva anche un progetto per collegare con una strada la zona dei Tredici Laghi con il vallone di Faetto, nel territorio di Perrero: su questo versante effettivamente la strada fu realizzata fino ai laghi di Conca Cialancia (2445 m), presso cui si trovano i resti di alcuni baraccamenti militari. Da qui, con un tunnel sotto il Passo Cialancia (che non fu mai realizzato) si sarebbe dovuti arrivare sul versante di Prali, dove si trovavano i Ricoveri Perrucchetti e la 149ª batteria della G.a.F..

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La zona dei Tredici Laghi - Conca Cialancia (Prali/Perrero)

Vallo Alpino: caserme e ricoveri sui colli di confine con la Val Argentera (Prali)



A ridosso dei colli di confine tra l’alta Val Germanasca e l’alta Val Argentera si trovano una serie di caserme e ricoveri, costruiti a scopo difensivo e di controllo del territorio tra la fine dell'Ottocento e gli anni Trenta del Novecento. Tutte queste strutture si trovano leggermente sotto la cresta, in posizione difficilmente individuabile e con protezioni naturali. 
Al Colle di Rodoretto (2780 m), sullo spartiacque tra l’omonimo vallone e la Valle Lunga, si trova il Ricovero V. Addossata alla parete rocciosa appena sotto il valico, la struttura è di forma rettangolare a un solo piano; le pareti sono rivestite in pietra mentre il tetto, pur se realizzato in cemento armato, è in gran parte crollato, lasciando sospesi i ferri dell’armatura. A fianco vi sono le latrine. Lungo il sentiero che sale verso il colle dalla borgata Balma di Rodoretto, è possibile rinvenire sulla sinistra i resti di un baraccamento ormai diruto, collocato in un pianoro a circa 2530 metri di quota. Realizzato completamente in pietra, non ha più il tetto (restano solo alcune travature) e anche le murature sono molto malridotte, tanto da far pensare che la struttura sia più antica (fine ‘800/inizio ‘900?).
Il Ricovero IV si trova al Passo della Longia (2822 m), che mette in comunicazione l’omonimo vallone a cui si accede da Bout du Col con il Vallone del Gran Miol. Questa casermetta, simile alla precedente, ha però due piani, collegati da una scala esterna, e un’intercapedine tra le camerate e la parete montuosa a cui è addossata. Inoltre, l’ingresso è addirittura preceduto da un porticato, elemento estetico non comune in strutture del genere, e il tetto è ancora in buone condizioni. Su un muro è rimasta un’incisione su cui si legge: “Impresa edile Demartini Alessio IEDA Milano Ing. Dellacqua e Santini […] Giudici. Anno 1942. [...]F.
Infine il Ricovero III si trova alle pendici del Gran Queyron, cima di confine con la Francia, a una quota di circa 2910 m. La struttura è praticamente gemella di quella del Colle della Longia, compreso il porticato all'ingresso. Per raggiungerlo occorre percorrere un sentiero che sale dalla zona del Fontanone, a monte di Bout du Col; prima di arrivare al ricovero il sentiero attraversa il Passo Frappier (2891 m), dove si trovano i resti di un baraccamento in pietra, posto proprio sul valico. Date le caratteristiche costruttive e le condizioni attuali, la struttura risale probabilmente alla fine dell’800.
 

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Vallo Alpino: caserme e ricoveri sui colli di confine

Il ricovero della Guardia Confinaria e il baraccone di Freibugio (Prali)



Salendo verso il Colle d’Abries, dopo Bout du Col la strada attraversa la località Fréiboujo, detta anche “Pian Littorio” durante il periodo fascista. Qui si trovano alcune strutture che risalgono alla prima metà del XX secolo, ma l'uso militare della zona è precedente: sulla “Guida delle Alpi Occidentali” di Martelli e Vaccarone del 1889, edito dal Club Alpino Italiano, si legge: “[…] la strada si divide in due rami che però si ricongiungono nuovamente più lontano nella regione Fraibugia, presso le rovine dell'antico Baraccone ed ai piedi della roccia detta Grande Aiuguille”. Effettivamente, nei pressi del bivio per la mulattiera militare che sale verso il Passo di Viafiorcia si possono ancora individuare i ruderi di un baraccamento, che era già definito “antico” alla fine dell’800.
Vista da Pian Littorio verso est, dove si trovano il baraccone ottocentesco e la mulattiera militare del Passo Viaforcia

Sul versante opposto della vallata rispetto a Pian Littorio, in località Fontanone, dove la vecchia mulattiera che passa per il Raccias si congiunge alla pista sterrata che sale da Bout du Col, si trovano i resti di un piccolo fabbricato, che era sede della Milizia Confinaria ed è noto nella toponomastica locale come “La baracco dî prepozé”, la “baracca dei preposti”, intendendo i preposti al controllo delle frontiere. L’edificio, costruito in pietra “quasi” a secco e intonacato, è a pianta quadrata, senza più il tetto e con i muri parzialmente crollati. Si trovava in un punto strategico, in una strettoia che costituiva un passaggio obbligato per i transiti da e verso la Francia attraverso il Col d’Abries.




domenica 8 luglio 2018

Le batterie Monte Castello e Podurante (Perrero)

La Batteria Montecastello fu realizzata alla fine del XIX secolo (1897-1898) sulla rocca che domina Perrero, a sud-est del capoluogo nei pressi della borgata Eirassa, nello stesso sito dove probabilmente sorgeva l’antico castello del borgo[1]. Era una batteria a ordinamento scoperto, cioè con pezzi in barbetta, sistemati a coppie su piazzole separate da traverse. La piazzaforte disponeva di quattro cannoni in acciaio e bronzo da 9 BR/ret e due mortai AR/ret[2], ed era formata dagli alloggiamenti delle truppe, costituiti da baraccamenti a due piani in muratura, da vari magazzini e depositi, dalle latrine e dalla polveriera interrata. Convertita a postazione d'artiglieria nel 1928, la batteria fu trasformata in un deposito munizioni alla fine degli anni Trenta, e infine terminò definitivamente la sua attività nel 1940. Le strutture che la compongono, ancora oggi tutte in buono stato di conservazione e parzialmente utilizzate, fanno parte di una proprietà privata e pertanto risultano difficilmente accessibili. E’ possibile a apprezzare il complesso dalla strada che, dal Ponte Rabbioso, sale verso la borgata Traverse.
Esisteva anche una seconda batteria, denominata Podurante, che si trovava in posizione più elevata, tra le borgate di Traverse e Chiabrano, ed era collegata alla Montecastello con un telegrafo ottico[3]. Per raggiungerla è sufficiente, dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio della borgata Traverse, percorrere alcune centinaia di metri lungo la pista sterrata che si inoltra nei boschi verso nord-ovest. Questa piazzaforte fu completamente dismessa nel 1928, assieme a buona parte delle fortificazioni tripliciste delle Alpi occidentali, pertanto ne rimangono solo alcuni ruderi nascosti nella vegetazione. Inoltre, un disboscamento avvenuto alcuni anni fa ha permesso a rovi e sterpaglie di invadere l’area occupata dalla struttura, rendendone ulteriormente difficoltoso il riconoscimento. Sono comunque individuabili alcuni depositi e riservette per le munizioni di forma trapezoidale, seminterrati a scopo di protezione in quanto la batteria è completamente allo scoperto, e lunghi fossati e trinceramenti perimetrali, intervallati da alcune postazioni di guardia. L'alloggio per le truppe, che era costituito da un solo baraccamento a un piano, non è più visibile. Una piccola postazione allo scoperto si trova su un promontorio a nord-ovest, da cui si domina la zona circostante verso i valloni di Prali e Massello.



[1] Per informazioni sul castello di Perrero vedere: E. Peyronel, B. Usseglio, Di qui non si passa! …forse, Alzani editore, Pinerolo, 2015.
[2] M. Minola, D. Gariglio, Le fortezze delle Alpi occidentali vol.1, Edizioni L'Arciere, 1994


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Le Batterie Monte Castello e Podurante (Perrero)

Vallo Alpino: il Caposaldo Abries (Prali)

Il Caposaldo “Colle Abries” era il principale sbarramento sul quale si incentrava la difesa della Val Germanasca, in quanto tale colle costituiva l’unica via d'accesso praticabile da truppe francesi per superare il confine. Lo studio del Genio militare di Torino del 1938 prevedeva la costruzione di ben sei centri di fuoco, anche se vennero completate solamente tre opere tipo 15000. I bunker furono costruiti nel 1938 dall'impresa Bartoni e, durante i lavori, “considerato che l'organizzazione difensiva sulla linea di confine può essere sottoposta all'azione di artiglieria, e che il Colle di Abries costituisce una linea di penetrazione di una certa importanza”, il Direttore dei Lavori ordinò all'impresa appaltatrice di aumentare lo spessore delle pareti, in modo da ottenere la protezione ai medi calibri; il costo complessivo dei lavori passò così da lire 1.200.000 a 1.450.000[1].
Alla fine del 1938 le opere del caposaldo erano ufficialmente terminate, anche se in realtà mancavano gli impianti idrici interni ed esterni, gli impianti elettrici d'illuminazione, gli impianti di ventilazione, gli arredamenti interni e le chiusure metalliche. Il completamento delle opere si sarebbe dovuto effettuare nella stagione lavorativa del 1939 ma tutto rimase fermo, in quanto lo Stato Maggiore comunicò al Genio di Torino che stava rivedendo tutta la struttura difensiva della zona. Infatti, all'inizio del 1940, fu compilato un progetto di massima per adeguare le opere già costruite alla circolare 15000. Al momento dello scoppio del conflitto con la Francia, nel giugno del 1940, le opere difensive del Colle d'Abries erano senza impianti interni, senza armamenti e di conseguenza non presidiate dai soldati[2].
Tutte queste opere non si sono salvate dalle regole imposte dal Trattato di pace del 1947 e sono state fatte saltare nel 1948, tanto che attualmente risulta in alcuni casi addirittura difficile la loro rilevazione sul terreno. I segnali che possono aiutare l'escursionista, che risale il sentiero verso il Colle d'Abries, a individuare i blocchi frantumati delle opere difensive della zona, sono il filo spinato abbandonato sul terreno nelle vicinanze dei bunker e le piastre metalliche delle feritoie per le mitragliatrici, scagliate a parecchi metri di distanza in seguito all'esplosione distruttiva.

L’opera 3 si trova a nord-est del Colle d’Abries, a quota 2.450 m, a destra della pista per il Lago Verde poco dopo il guado sul torrente. La sua individuazione è facilitata dalla presenza di materiale roccioso di scavo sparso lungo il versante, e di grossi blocchi di cemento frantumati nel pianoro sovrastante. Era dotata di tre armi con il compito di battere il terreno compreso fra il Colle d’Abries e il fondovalle. L’ingresso è molto difficoltoso, e decisamente sconsigliato. All’interno, una lunga scala (di cui si sono conservati i corrimano in legno!) scende nelle viscere della montagna, per poi dividersi in vari corridoi, tutti rivestiti di cemento e ingombri di rottami metallici. Nelle vicinanze dell’ingresso sono visibili anche i resti di una baracca (denominata B2 dallo scrivente), posta al riparo di una "balma" di roccia. Se si segue il sentiero che porta al Colle d’Abries Vecchio, ci si imbatte in un’altra baracca (B1), di dimensioni maggiori, posta in posizione dominante sul fondovalle, che presenta ancora resti dei ferri che sostenevano il tetto.
Praticamente di fronte all’opera 3, in un pianoro sul versante opposto, si trovano i resti dell’opera 4, che era realizzata quasi completamente fuori terra; si possono quindi apprezzare la pianta della struttura, di forma quadrata, e lo spessore dei muri di cemento di cui era composta. Essa era inoltre dotata di condotto per il fotofono, per permettere le comunicazioni con le altre opere circostanti. Nei pressi dell’opera 4 si trovano numerosi scavi, spianamenti, postazioni all’aperto e una baracca (B3) con quel che rimane di una cucina. Poco più a monte, lungo il sentiero per il Lago Verde, si trovano tre piccoli appostamenti allo scoperto, collegati tra loro da una trincea (denominati P4 dallo scrivente), mentre sul terreno circostante è possibile rinvenire grandi quantità di filo spinato, oltre a piastre metalliche e altri ferri vari, più o meno contorti, che emergono tra l’erba e le rocce.

Tutto il crinale a nord di queste strutture che, scendendo a ovest della Gran Guglia, “racchiude” la conca del Lago Verde, è letteralmente costellato di postazioni allo scoperto (ce ne sono almeno nove), realizzate con semplici muretti a secco, oltre ad alcune piazzole e resti di baracche situate in posizioni riparate in avvallamenti dietro il versante. Si tratta di appostamenti che disponevano di un’ottima visuale e campo di tiro aperto su eventuali truppe che avessero cercato di oltrepassare il confine. Alcune (come la P7 e la P5) sono più strutturate, con muraglie e feritoie per le armi, altre sono semplici ripari sul terreno, schermati da un po’ di pietre sovrapposte alla bell’e meglio. Poco al di sotto della postazione P5, su un'altura a nord del Lago Verde, si rinvengono anche degli scavi per una struttura di grandi dimensioni, probabilmente un bunker (forse l’opera 5?) mai realizzato.
L’opera 6 è situata su una specie di “prua” rocciosa a sud-est del Colle d’Abries, sulla dorsale che divide tale valico da quello del Colle di Valpreveyre. Realizzata completamente in caverna, disponeva di tre armi in casamatta per battere il crinale di confine. La sua individuazione non è semplice: occorre notare alcuni grossi blocchi di cemento sparsi lungo il versante che scende dal Colle d’Abries, come conseguenza della demolizione avvenuta dopo la guerra. L’accesso alle parti sotterranee, che risulta attualmente difficoltoso (e anche pericoloso), può avvenire dal versante opposto, attraverso una fenditura posta ai piedi di una parete rocciosa. Dopo una rischiosa discesa lungo un tunnel pieno di detriti, si raggiunge uno stanzone con diversi vani, resti di ferri e di un lavandino. Fuori, appena a valle della struttura, si trovano i resti di alcune baracche e di una piccola costruzione di forma cubica che poteva essere forse una cisterna.
Salendo verso il Colle di Valpreveyre, si possono notare i resti di una baracca (B4) a sinistra del sentiero, mentre arrivando nei pressi del valico sono individuabili degli spianamenti e delle piazzole, poste in posizione riparata appena al di sotto dello spartiacque sul lato italiano. Giunti sulla linea di confine con la Francia, a nord, tra il Colle di Valpreveyre e quello di Abries, si trovano una serie di postazioni allo scoperto (P23), realizzate in posizione dominante con semplici muretti a secco, oltre a matasse di filo spinato. A sud, resti di altri appostamenti e piccoli trinceramenti (P20, P21, P22) sempre in pietra a secco, che proseguono lungo il crinale verso il Passo Bucie. Pochi sanno che anche l’attuale Rifugio “Severino Bessone” nei pressi del Lago Verde era un tempo una casermetta della G.a.F.: questa struttura venne recuperata tra il 1967 e il 1968 dal CAI Val Germanasca che realizzò un bivacco, successivamente ampliato e trasformato in un vero e proprio rifugio negli anni ’70, poi nuovamente ingrandito negli anni ’80, e infine completamente ristrutturato tra il 2007 e il 2010.


Al Colletto della Gran Guglia si trova il Ricovero VIII, realizzato in cemento armato e ancora in buone condizioni: strutturato su due piani, è dotato di un corridoio che ne percorre tutta la lunghezza dal lato verso la montagna, con lo scopo di creare un’intercapedine tra il terreno e l’edificio per migliorarne la salubrità. A fianco della casermetta si trovano le latrine, mentre se si prosegue lungo un sentiero (oggi in buona parte franato) che costeggia la parete rocciosa verso sud si raggiunge un osservatorio all’aperto (P18), posto proprio sulla cresta con vista dominante su tutta la conca del Lago Verde. Un altro appostamento (P17) in pietra a secco si trova nei pressi del Colletto della Gran Guglia, sul lato opposto rispetto al Ricovero VIII, mentre scendendo lungo la mulattiera verso il Colletto Viafiorcia si incontra la postazione P19, sulla sinistra appena dopo il bivio con il sentiero per il Baraccone di San Giacomo. Su uno sperone a est si trova infine un traliccio metallico che regge una campana, utilizzata nell'ultima guerra per segnalare l'arrivo degli aerei, che oggi è dedicata ai caduti della Giovane Montagna.
La linea difensiva del caposaldo era completata da un ricovero per truppe di contrattacco, posto in posizione riparata contro lo sperone roccioso che scende dalla Gran Guglia a nord-ovest. Tale struttura, conosciuta localmente con il nome di “Arsenale”, era formata da una parte in caverna a forma di “U” (ancora accessibile), destinata al ricovero dei soldati, e una parte frontale (oggi completamente crollata) dove erano sistemati i servizi più indispensabili quali la cucina, il deposito viveri e acqua, il ripostiglio della legna, le latrine, il lavatoio e un locale magazzino. Per favorire la naturale ventilazione del ricovero, l'imbocco in galleria era posto a differente quota, pertanto il pavimento ha una pendenza verso il punto più basso del 4%. Ma il giudizio dell'Ispettore del Genio fu molto critico: “La pianta dell'opera non é felice sia nei riguardi della ventilazione, sia per quelli dell'adattamento al terreno. Sarebbe stato preferibile sviluppare la casermetta in senso longitudinale, dando alle camerate aria e luce diretta: per la salubrità dei dormitori era conveniente altresì prevedere un'intercapedine[3]. Il ricovero era probabilmente collegato a Pian Littorio con una teleferica, utilizzata per portare in quota materiale, di cui restano ancora oggi due basamenti in cemento nei pressi del guado con cui la pista sterrata attraversa il torrente, tra le opere 3 e 4. Nei dintorni del ricovero, in posizione dominante sulla strada che sale da Bout du Col, si trova una postazione allo scoperto (P14), oltre ad alcuni resti di baracche e piazzole.

Infine, alcune strutture militari sono individuabili nella piccola conca a nord-est dell’“Arsenale”, più arretrata rispetto al confine: si tratta di numerosi spianamenti e piazzole posti in un pianoro riparato, forse per un accampamento o forse per cannoni e mortai. Sulle alture circostanti a nord vi sono alcuni appostamenti all’aperto (P15, P16), composti da semplici avvallamenti nel terreno protetti da muretti a secco, e un grande scavo sulla cresta che sovrasta la zona di Pian Littorio, forse destinato a un bunker mai realizzato. Ma le strutture più interessanti sono una serie di postazioni coperte, dotate di feritoie e collegate tra loro da un trinceramento anch’esso coperto, con il compito di battere la strada che scende verso il fondovalle. La copertura era sorretta da travi in legno e poi rivestita di terra, mentre le murature erano realizzate con pietre e sacchi di cemento. Una delle postazioni è ancora completamente integra e accessibile, compreso il basamento per mitragliatrice, mentre le altre e la trincea sono quasi interamente crollate.

[1] M. e P. Boglione (a cura di), FESTUNG ‐ Enciclopedia multimediale del Vallo Alpino
[2] M. e P. Boglione (a cura di), FESTUNG ‐ Enciclopedia multimediale del Vallo Alpino
[3] M. e P. Boglione (a cura di), FESTUNG ‐ Enciclopedia multimediale del Vallo Alpino




 
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Vallo Alpino: Caposaldo Abries (Prali)

Vallo Alpino: il Caposaldo Bout du Col (Prali)



Il Caposaldo "Bout du Col" fu realizzato nel 1939 ed era formato da sette opere tipo 7000 in monoblocco, armate ciascuna con una mitragliatrice, ancora tutte ben conservate e facilmente accessibili: tre si trovano nei pressi del lago, due in località Clot di Roccias e altre due nel Vallone delle Miniere. Il compito di questa linea del 2° sistema difensivo era quello di fermare eventuali infiltrazioni che fossero riuscite a superare la linea del Col d'Abries. Nel 1940 lo sbarramento venne reputato “debole ed aggirabile”, per cui furono previsti vari lavori di adeguamento, tra cui la costruzione di 3 opere medie tipo 15000 in caverna e un osservatorio a Punta Cianagli, per un costo totale di 2.670.000 lire[1]. Due di queste (la 16/a ubicata sulle pendici a sud di Bric del Serre e la 18/a tra il torrente e loc. Roccias) furono iniziate ma mai completate, mentre della terza (la 13/a situata presso Punta Cianagli) non si sono per ora rilevate tracce.
A Bout du Col vi sono inoltre due casermette/ricoveri per le truppe: la prima, ancora in discrete condizioni, risale probabilmente alla fine dell’800, è di forma pressappoco cubica ed è ben visibile a destra della strada che sale da Ribba, appena finisce la salita. L’altra, costruita negli anni ’30 insieme ai bunker del caposaldo, si trova sul versante opposto, più o meno alla stessa quota ma nascosta dalla vegetazione; ha un solo piano e pianta rettangolare, e dopo la guerra il tetto è stato smontato.
Nei pressi del tornante della strada che collega Ribba a Bout du Col si trovavano due piazzole per cannoni da 149/35, dello stesso tipo di quelli che ci sono ancora al Lago Ramella. Appartenevano alla 341ª batteria G.a.F. “Ribba”, che batteva su Le Roux, Abries e dintorni. La struttura diroccata che si trova sull’esterno del tornante era il ricovero, mentre dei cannoni non sono rimaste tracce evidenti[2].

Il pianoro di Bout du Col era collegato con una grossa teleferica militare alla località Fréiboujo, che fu ridenominata “Pian Littorio” durante il ventennio fascista, da dove poi si potevano raggiungere le postazioni più avanzate. La stazione di partenza, situata tra l’attuale bergeria e il lago, è completamente scomparsa e si possono solo più scorgere alcuni tracce di muri affioranti dal terreno, mentre sono ancora ben visibili alcuni basamenti dei pilastri della teleferica, sia sul bordo del lago che nei prati più a monte. La struttura era azionata ad acqua: un acquedotto a monte di Fréiboujo trasportava l'acqua alla stazione di arrivo della teleferica, dove veniva messa nelle benne discendenti che per gravità scendevano a valle, consentendo di far risalire un peso corrispondente. Benché fosse ufficialmente definita una teleferica “portaferiti”, che avrebbe dovuto servire a evacuare rapidamente i feriti in caso di combattimento in zona, non risulta sia mai stata utilizzata per tale scopo, mentre è stata invece usata per portare a valle militari vittime di assideramenti e, continuamente, per portare in quota uomini, armi e materiali anche per costruire le altre strutture in quota che compongono il Caposaldo Abries.

Come prima accennato, nelle vicinanze del lago di Bout du Col si trovano tre bunker: l’opera 17 è ubicata appena a sud-ovest dello specchio d’acqua, individuabile come una collinetta che emerge dal terreno pianeggiante: il bunker è infatti parzialmente infossato ed è stato ricoperto di terra, al fine di ridurne la visibilità. La struttura, in ottimo stato di conservazione, è accessibile in quanto il muro che era stato fatto per impedirne l’ingresso è parzialmente crollato. L’interno, composto di tre locali, è completamente dipinto di bianco, e vi si trova una postazione per mitragliatrice che batte, quasi rasoterra, in direzione sud. L’opera 16 si trova invece poco sopra alla cascatella che alimenta il lago, a sinistra della strada che sale verso il Lago Verde. Nei pressi vi è la presa di un piccolo acquedotto. La struttura è mimetizzata con un rivestimento in pietre e zolle, come i bunker dello sbarramento arretrato di Perrero. All’interno si trova la postazione per mitragliatrice e un condotto per un fotofono che permetteva il collegamento con le altre opere della zona. Salendo in mezzo al bosco a monte dell’opera 16 troviamo l’opera 14, che ne è praticamente gemella sia esternamente che internamente, salvo il fatto che questa ha due postazioni per mitragliatrici anziché una. E’ inoltre presente il condotto della fotofonica per comunicare con l'opera 18 in località Clot di Roccias, che si trova all’incirca alla stessa quota.


A monte dell’opera 18/a, sul pianoro denominato Clot di Roccias si trovano altri due bunker serie 7000, posizionati sui due lati del sentiero che da Bout du Col sale verso il Col d’Abries passando sulla sinistra orografica della valle: l’opera 18 si trova a sinistra del sentiero, l’opera 19 a destra. Le due strutture sono praticamente identiche tra loro e sono realizzate in modo molto simile all’opera 17, ovvero parzialmente interrate e ricoperte di terreno in modo da sembrare delle collinette. Dotate entrambe di una postazione per mitragliatrice per battere il sentiero in direzione del confine, l’opera 18 era anche predisposta per ospitare una fotofonica di collegamento con l’opera 14.
Completano il caposaldo due piccoli bunker situati all'imbocco del Vallone delle Miniere, che si sviluppa a est di Bout du Col.  Essi sbarrano il passaggio sulla mulattiera che risale l'intero vallone in direzione del confine, la quale un tempo poteva avere una relativa importanza in quanto la presenza di ricerche minerarie aveva richiesto la costruzione di una via di accesso molto comoda, almeno per gli standard dell'epoca. L’opera 12 si trova sulla destra orografica poco sopra il sentiero, nel punto in cui questo esce dal bosco e si apre un pianoro erboso; non è facilissima da individuare in quanto è realizzata quasi completamente interrata. All’interno, oltre ad alcuni attrezzi lasciati dai pastori locali, si trova una postazione per mitragliatrice rivolta verso il sentiero. L’opera 13 è situata sull'altro versante, ma a quota maggiore: per accedervi occorre salire in mezzo al bosco in direzione nord. Gemello del precedente, questo bunker è ancor meno visibile in quanto completamente ricoperto di zolle erbose. Per entrare bisogna scendere una scala, che porta alla stanza dove si trovava l’arma. Le due opere comunicavano per mezzo di un fotofono, nonostante oggi sembri impossibile, vista la folta vegetazione circostante.


[1] M. e P. Boglione (a cura di), FESTUNG ‐ Enciclopedia multimediale del Vallo Alpino
[2] Informazioni tratte da http://www.pralymania.com/Militaria_Ribba_Cannoni_IT.html






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Vallo Alpino: Caposaldo Bout du Col (Prali)