sabato 19 marzo 2016

Vallo Alpino: Caposaldo Col Barant o Courbarant (Bobbio Pellice)


Il Colle Barant divide la Conca del Prà dal Vallone dei Carbonieri. È conosciuto anche come Colle Baracun, per via di un ricovero militare costruito nei primi anni del ‘900 e usato per controllare eventuali movimenti di truppe francesi. Utilizzato durante la 2° guerra mondiale come Caserma VIII della G.a.F. (Guardia alla Frontiera), questa struttura è stata recuperata verso la fine degli ani ’90 grazie alla Comunità Montana Val Pellice (ora Unione Montana del Pinerolese), ed oggi è nota agli escursionisti come il “Rifugio Barant”. L’edificio è a due piani, con un’intercapedine sul retro e un baraccotto esterno che ospitava le latrine.
Negli anni ’30 del XX secolo venne realizzata una strada militare per raggiungere il Colle Barant dal versante sud-est, risalendo la Comba dei Carbonieri, mentre la pista che arriva dalla Conca del Prà fu costruita solo negli anni ‘70. Nel 1939 venne approvato un progetto, redatto dal Genio del Corpo d'Armata di Torino,  che prevedeva numerose opere e ricoveri nei pressi del Colle Barant. Ad agosto iniziarono i primi lavori di picchettamento e scavo delle opere, ma le condizioni meteorologiche particolarmente inclementi impedirono di effettuare le gettate di cemento. Nell’agosto del 1940, con la guerra contro la Francia in corso, lo Stato Maggiore decise di abbandonare ogni progetto difensivo riguardo il Col Baracun mentre l'azione a difesa del Colle della Croce fu affidata alla 150° batteria G.a.F. del Fautet, già realizzata (vedi più avanti). L’unica opera a venire completata fu la n.35, mentre di alcune delle altre vennero appena iniziati gli scavi delle fondamenta.
Se dal Colle Barant si percorre il costone a nord‐est, si vedono ancora numerose piazzole e spianamenti in terra battuta, oltre ad alcune tracce di scavi per bunker interrati e postazioni all’aperto. Proprio sopra l’attuale rifugio vi sono i resti dell’osservatorio del Barant, un semplice muretto a semicerchio in pietra a secco in splendida posizione dominante sulla Conca del Prà e su tutto il crinale di confine con la Francia. Seguendo invece il crinale verso sud-ovest si raggiunge il Col Porsel, dove era stata realizzata una postazione per mitragliatrice all'aperto, protetta solamente da un muro di pietre, ed un piccolo ricovero d’osservazione.
Scendendo dal versante verso il Prà si può trovare un altro rudere di baraccamento militare, con i resti di una cucina, alcuni mucchi di filo spinato, piazzole e spianamenti e una vasca in cemento per la raccolta dell’acqua. Poco più a valle, in corrispondenza del primo tornante, ecco l’opera 35: edificato al riparo di un blocco roccioso e mimetizzato con l’utilizzo di pietre locali, il bunker è costituito da una semplice postazione per due mitragliatrici battenti a nord, verso la Conca del Prà e il Colle della Croce.
Scendendo ulteriormente di quota si raggiunge il giardino botanico alpino “B. Peyronel”: il piccolo edificio ristrutturato come riparo per le guide‐custodi del giardino era anch’esso un ricovero militare, e alle sue spalle si può osservare l’inizio di uno sbancamento per qualche bunker rivolto verso il confine francese. Verso est sono ancora visibili i piloni e il cavo di una teleferica.
Più in basso, in località Colletta, è possibile imboccare il bivio della mulattiera militare dell’Autagna, che attraverso numerosissimi tornanti scende, dopo un dislivello di 1.200 metri, fino al fondovalle principale, nei pressi della borgata Eyssart. Nei dintorni si trovano i resti di un baraccamento militare, ormai completamente diruto, con a fianco i basamenti per una teleferica o qualche altro impianto. Poco a monte, sulla dorsale del Courbarant, restano alcuni trinceramentidi probabile origine fine-settecentesca, forse utilizzati anche durante il periodo della seconda guerra mondiale. Infine, continuando a scendere lungo la pista verso il Prà, in corrispondenza di alcuni speroni rocciosi si osservano gli scavi e gli sbancamenti realizzati per tre bunker, mai completati.
Sull’altro versante, scendendo in direzione del Rifugio “Barbara Lowrie”, in loc. Pian delle Marmotte si notano alcuni ruderi, con tutta probabilità altri baraccamenti di origine militare di inizio ‘900, oggi utilizzati dai pastori per il ricovero delle greggi. Sempre qui si possono ancora osservare i pochi resti di quello che, sulle mappe di fine ‘700, era definito “Campo trincerato del Gias Superiore”.
Giunti al bivio per l’Alpe La Rossa si può scorgere una piccola struttura in calcestruzzo posta a ridosso del versante montano sul lato opposto: si tratta della stazione di arrivo della teleferica del Fautet, che proveniva da Pralapia ed era utilizzata per il trasporto di materiali in quota. Per raggiungerla si prende la diramazione che scende verso l’alpeggio e poi si imbocca sulla sinistra una mulattiera militare, passando accanto ai ruderi di un vecchio baraccamento militare. L’edificio della stazione della teleferica si presenta ancora in ottimo stato di conservazione, con tetto e muri integri e, all’interno, il basamento che sorreggeva la parte meccanica, con la puleggia motrice e la corona dentata. Salendo in direzione est fino a raggiungere la vetta pianeggiante del Monte Fautet, si incontrano le quattro piazzole della 150° batteria campale G.a.F. da 149/35. Costruite a contorni irregolari per ragioni di mascheramento, sulla fronte presentavano un basso muro di protezione a secco.






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Vallo Alpino: Caposaldo Col Barant o Courbarant (Bobbio Pellice)

domenica 6 marzo 2016

Castelli tra terra e mare: il Castello di Porto Venere

Il Castello di Porto Venere ha origini antichissime; nel 1161, infatti, si pose mano alla riedificazione di un maniero preesistente, posto in posizione sovrastante la famosa chiesa di San Pietro: in questi anni lo si congiunse ad un'opera fortificata composta da due torri gemelle. Porto Venere, però continuerà ad avere due "castrum" con diverse funzioni e diversi castellani.


Nel 1453 il castello venne demolito dai Genovesi, allo scopo di costruire nella stessa posizione una vera e propria fortezza nel quadro di un'opera di riammodernamento del sistema difensivo dell'intero golfo. L'edificio fu poi dese del Podestà nei secoli XVII e XVIII e utilizzato addirittura come carcere in età napoleonica, ma senza modificare la struttura. 

Oggi vediamo l'opera nella sua struttura seicentesca, avvolta da spesse murature completamente prive di vuoti.

Testo e Foto: Simona Pons