sabato 26 marzo 2016

Vallo Alpino: Caposaldo Crosenna (Bobbio Pellice)



Dopo aver realizzato le opere dello Sbarramento di Villanova, lo Stato Maggiore ed il Genio di Torino, analizzando le difese, si accorgono di un evidente lacuna nei sistemi difensivi della Val Pellice, dovuta alla considerazione che eventuali aggressori provenienti dai colli laterali avrebbero facilmente potuto aggirare le opere di Villanova. Così, tra il 1940 e il 1941 venne realizzato il Caposaldo Crosenna, composto dalle opere 31 e 32 e da un ricovero presso il Col Content, oltre a una mulattiera di collegamento con Villanova.
Interessante la ricostruzione documentale operata da Marco Boglione, che ci illustra come “la costruzione dei due bunker, dell’osservatorio e del ricovero non desta troppe preoccupazioni: le difficoltà maggiori riguardano la mulattiera” e vengono menzionate le difficoltà derivanti non tanto dalla conformazione rocciosa del terreno quanto dal dislivello, le quali circostanze, unite insieme, determinano la necessità di numerosi tratti con il sostegno di muri di rinforzo.
Per raggiungere il Col Content (2.108 metri s.l.m.), una volta giunti a Villanova, si oltrepassa il parcheggio e si continua in auto la carrozzabile sterrata sino al cartello di divieto d’accesso. Da qui ci si incammina a piedi e dopo appena un centinaio di metri si imbocca il sentiero a destra seguendo le indicazioni “Col Content – Alpe Bancet – Colletta Faure”. Per tutto il primo tratto la strada militare è pressoché invisibile a causa di una frana che ne ha cancellato le tracce, così che la salita procede regolare ma ripida in un bel faggeto nel vallone del Rio Pissoi. Usciti dalla boscaglia, il sentiero prosegue con ripidi tornanti, più o meno lunghi, sempre facenti parte della strada militare che, benché in buona parte crollata, conserva ancora spettacolari elementi e pregevoli muri di sostegno ai tornanti.
Si giunge così, in poco più d’un paio d’ore da Villanova, sino al ricovero XI, composto da 5 vani (compresa una piccola cucina) e adatto ad ospitare una trentina di uomini. La prima struttura visibile sono le latrine, in un corpo distaccato dalla caserma, quindi, lasciandosi alle spalle la strada militare che sale sino all’Alpe Bancet, si devia per aver contezza del buono stato del ricovero, costruito a ridosso della parete rocciosa ma protetto da un’intercapedine.
Proseguendo in direzione del Col Content, si giunge rapidamente all’opera 31, posta accanto al colle e consistente in una casamatta per mitragliatrice con ormai buona parte del rivestimento in pietra distaccatosi a mostrare la sottostante struttura in calcestruzzo.
Volgendo lo sguardo verso l’altro versante del colle, si scorgerà senza alcuna difficoltà l’opera 32, gemella della 31 e anch’essa composta di una casamatta per mitragliatrice, idonea a battere tutto il sottostante Vallone del Crosenna, cui il Col Content funge da spartiacque rispetto al Vallone della Resiassa. Quest’opera, in particolare, vede al suo interno alcuni graffiti dei militari che vi prestarono servizio.
Nei pressi delle due opere sono presenti alcuni basamenti di cemento, probabilmente utilizzati per una teleferica di collegamento con il fondovalle, oltre ai resti di una postazione-osservatorio, mentre poco a monte del colle si scorgono tracce di alcune postazioni per artiglierie leggere. Se invece si scende lungo il sentiero che raggiunge il sottostante alpeggio della Crosenna, si incontra uno sbancamento di notevoli dimensioni lungo la linea del crinale, destinato ad accogliere l’opera 33.
In alcuni documenti dei comandi militari si legge che “per le necessità determinate dalle sue funzioni, si ritiene necessario di aumentare la solidità dello sbarramento di Colle Content, integrando le opere già esistenti con un'opera media tipo 15.000 a 4 armi (33/a) ed una piccola a 2 armi (31/a)”. Quest’ultima era prevista lungo il sentiero verso l’Alpe Bancet, a nord del colle, dove ancora oggi si rileva un piccolo scavomentre la 33/a avrebbe dovuto essere realizzata tra la 32 e la 33: proprio quest’ultima, che era stata appena iniziata, venne quindi soppressa in favore della nuova opera 15000. Come ulteriore rinforzo al caposaldo fu progettato anche un bivacco a Colle Passon, presso la punta Resiassa sopra al Col Content.
Lungo la mulattiera che collega l’alpeggio Crosenna alla strada di fondovalle per Villanova, a circa 1.580 metri di quota, in una zona in cui il versante si presenta ripido e impervio, si possono infine individuare sei fornelli per camere da mina, che servivano a far saltare il sentiero in caso di necessità, bloccando così l’accesso al vallone. Ognuno di essi reca ancora una targa, incisa nella pietra, con alcuni dati di riferimento.



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Vallo Alpino: Caposaldo Col Content o Crosenna (Bobbio Pellice)

venerdì 25 marzo 2016

Vallo Alpino: Caposaldo Villanova (Bobbio Pellice)



La costruzione dello sbarramento di Villanova subì numerose indecisioni, ritardi e ripensamenti da parte dell'Amministrazione Militare durante la fase di progettazione delle opere e delle sistemazioni difensive. Si incominciò a parlare di “opere difensive da costruirsi nella zona di Villanova Pellice a sbarramento delle provenienze dal colle della Croce e dalla valle Crosenna”, nel 1936. Vennero effettuati alcuni studi sul posto che si tramutarono in progetti particolareggiati. Il progetto comprendeva 7 opere in caverna tipo circolare 200 disposte a semicerchio dalla dorsale del Courbarant alle pendici occidentali della Val Crosenna. L'armamento totale di queste opere era di 12 mitragliatrici.
Lo Stato Maggiore bocciò lo studio chiedendo ai progettisti di andare a verificare sul posto se vi era il rischio di discesa dal confine di carri armati, prevedendo nel caso affermativo una adeguata difesa anticarro. Quando tutti furono d'accordo che il progetto primitivo andava bene, erano passati 2 anni e lo Stato Maggiore sospese i lavori, preferendo impiegare il poco denaro a disposizione in altre zone ritenute più a rischio.
Lo sbarramento di Villanova fu quindi costruito in tutta fretta nel 1940: visto il grave ritardo, si preferì costruire le opere con la tipologia 7000 senza prevedere alcun adeguamento alla circolare 15000, distribuita alla fine del 1939. Lo sbarramento era formato - da nord a sud - da 5 opere, numerate rispettivamente 1, 2, 7, 8 e 3, oltre che da una mulattiera e una teleferica di collegamento con il Col Content. All’inizio del 1940 vennero effettuate varie proposte per il rafforzamento dello sbarramento con opere in caverna, adatte a resistere ai medi calibri, data “l’importanza della posizione, per le sue caratteristiche riassuntive delle provenienze di oltre confine”, che fece ritenere “indispensabile un conveniente potenziamento sia nel senso della fronte, sia nel senso della profondità”. Tali progetti non videro alcuna concretizzazione, essenzialmente per problemi di risorse economiche.
Giunti all’abitato di Villanova, fa ancora bella mostra di sé la Caserma Monte Granero (ricovero X), dirimpetto al parcheggio alla fine della strada asfaltata. Realizzata tra il 1939 e il 1940, poteva ospitare 60 uomini. Purtroppo, lo stato di abbandono del bene, ancora in possesso del demanio militare, mostra tutta l’incuria del tempo e della mala gestione della struttura. Attraversata la borgata, l’ultima casa sulla destra, accanto alla fontana, mostrerà ancora lo scudo ed il gladio, simboli della Guardia alla Frontiera, a sovrastare il motto “Resistere ad ogni costo”.
Proseguendo, può agevolmente scorgersi, in mezzo ad un prato a sinistra, sull’altro lato del Pellice, una piccola struttura che apparentemente pare una baita, ma che avvicinandosi, attraversando il ponte in legno ed il pianoro erboso, rivela la sua natura bellica: è l’opera 8. Posta a circa 1.250 metri di altitudine sulla destra orografica del torrente Pellice, l'opera 8 è la più bassa del caposaldo Villanova. Tipica opera di tipo 7000, il suo compito era di coprire, con la sua arma di mitragliatrice, il fondovalle e le pendici del Mirabouc. In ottimo stato di conservazione, l’opera aveva l'ingresso posizionato nella parte posteriore, verso l’abitato di Villanova, ed era dotata di una porta stagna e di una fotofonica idonea a comunicare con l’abitato, ove verosimilmente era predisposta una stazione fotofonica mobile da campo. Dopo l’ingresso, un breve corridoio conduce dapprima ad un piccolo ricovero per il personale e quindi alla casamatta dell'arma, dove sono ancora visibili le guide metalliche per la mitragliatrice e varie nicchie destinate a contenere le munizioni.
Se si scende verso valle su questo lato del Pellice, seguendo una pista sterrata fino alla sua conclusione, si giunge ad un grande ripiano di roccia proprio di fronte alla borgata di Villanova. Qui è possibile rinvenire gli scavi dell’opera 8/a, l’unica opera media tipo 15000 tra quelle previste che è stata almeno iniziata: avrebbe dovuto essere armata con due mitragliatrici e un cannone anticarro e controllare tutto il caposaldo. Furono effettuati solo alcuni sbancamenti e brevi tratti di galleria (l'accesso risulta chiuso da un muro di pietra), mentre sul dosso roccioso soprastante si notano i resti di due appostamenti.
Qualora, invece, dal parcheggio posto prima dell’abitato di Villanova, si risalga la carrozzabile per la conca del Prà, appena oltrepassata la biforcazione per il pian della Crosenna, notiamo una costruzione appena sotto il ciglio della strada: questa è l’opera 7, a cui, tuttavia, si sconsiglia l’accesso a causa dell’esposizione della via per raggiungerla e delle numerose rocce crollate sopra e intorno alla struttura. Aveva la funzione di coprire con la sua arma di mitragliatrice la località Mirabucas ed era in comunicazione con l’opera 3.
Pochi passi oltre l’opera 7, dalla strada principale si dirama un ripido stretto sentierino che porta alle opere 1 e 2, autentici piccoli gioielli fortificati all’interno delle strutture del Vallo Alpino occidentale. L’opera 1 è posizionata su un costone roccioso a 1.500 metri di altitudine ed è l’unica opera di tipo 7000 di tutto il Vallo Alpino ad avere ben 6 mitragliatrici, puntate sul vallone del Rio Crosenna e sulle pendici del Mirabouc, per contrastare eventuali nemici provenienti dai valloni laterali rispetto al Colle della Croce (Colli della Malaura e dell’Urina). La struttura è disposta su due piani: quattro armi al piano superiore e due al piano terra. La parte frontale dell'opera, inoltre, non si presenta su un fronte piano, ma sfalsata, così da permettere alle armi di ogni fronte di avere campi di tiro differenti. L’ingresso è sul lato italiano e presenta alla sinistra un condotto per fotofonica idonea a permettere la comunicazione con l’opera 3, posta sull’altro versante della valle. Oltrepassato un piccolo ricovero, un breve corridoio conduce alle postazioni di mitragliatrice del piano terra, da cui, tramite due botole con scala alla marinara, si può raggiungere il primo piano con le altre quattro armi. Da segnalare, su un dosso poco sopra l‘opera 1, i resti di una postazione allo scoperto
Originariamente in questo sito era prevista la costruzione di una grossa opera tipo 15000 denominata 1/a, armata con 6 mitragliatrici e pezzi d’artiglieria, ma a causa di difficoltà tecnico-costruttive (parte delle bocche da fuoco avrebbero dovuto essere installate a livello del terreno e avrebbero pertanto richiesto grandi rilevati in calcestruzzo per la loro protezione), si preferì realizzare un’opera più semplice con le sole mitragliatrici e spostare la batteria in caverna a batterie mobili allo scoperto. Alle spalle della borgata Chiot sono ancora oggi rilevabili alcuni terrazzamenti, forse destinati a tale postazione.
L’opera 2, è leggermente più in basso, all’ingresso della borgata Chiot a quota 1485 metri di altitudine, sullo stesso spalto roccioso dell’opera 1, posta poco distante. Anch’essa perfettamente mimetizzata a baita e pienamente integrata, almeno visivamente, con le strutture della borgata, è ottimamente conservata ed era dotata di due armi di mitragliatrici per battere il fondovalle. Anche in questo caso l’ingresso è posteriore, sul lato italiano, e conduce ad un piccolo ricovero a cui poi si giunge alla casamatta, ove si può scorgere il condotto per la fotofonica idonea a comunicare con l’opera 3.
L’opera 3 consiste nel distinguibile blocco in calcestruzzo posto sul versante opposto della valle. Dal pianoro ove si trova l’opera 8 occorre risalire il ripidissimo e franoso crinale per giungere al malloppo in calcestruzzo, mai rivestito o mimetizzato, dotato di due armi di mitragliatrice e destinata a coprire tutto il fondovalle e le pendici del Mirabouc, coprendo anche le altre opere poste più in basso. Accanto all’ingresso, inoltre, è possibile notare ben tre condotti fotofonici, destinati alle comunicazioni con le altre opere del caposaldo (1, 2 e 7). A monte di questo bunker, lungo la dorsale che sale verso il Courbarant, erano state previste altre opere (3/a, 9, 10) in luoghi il cui accesso risulta davvero complicato: forse anche per questo motivo non ne vennero nemmeno iniziati gli scavi.
Sulla strada che da Villanova conduce alla Conca del Prà, nella zona del vecchio forte Mirabouc, la documentazione storica segnala la presenza di un’interruzione stradale (indicata con il n. 133), realizzata nei primi anni del ‘900 in un punto in cui le scarpate sia a monte sia a valle sono molto ripide. Inizialmente  creata con due fori di mina verticali profondi 2,5 metri rivestiti con tubi in ghisa in cui inserire della gelatina esplosiva, in seguito fu modificata scavando due pozzi di 4 metri di profondità con camere di mina destinate a ospitare tritolo.




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Caposaldo Villanova

lunedì 21 marzo 2016

Vallo Alpino: Sbarramento arretrato Villar Pellice



Il sistema difensivo arretrato della Val Pellice era stato progettato a valle di Villar Pellice ed era composto da 4 opere tipo 7000, protette alla prova dei piccoli calibri, numerate 201, 202, 203 e 204, armate complessivamente con 2 cannoni anticarro e 6 mitragliatrici, e da un muro anticarro (poi non realizzato), che avrebbe dovuto sbarrare la discesa di mezzi armati provenienti dall'alta valle. A completamento dell'ostacolo erano state predisposte due camere di mina per eventuali interruzioni stradali: la prima avrebbe fatto crollare il ponte sul Rio Rospart (interruzione XVIII/13) per bloccare le numerose strade che tra Villar Pellice e Chabriols scendono nel fondovalle. La seconda (interruzione XVIII/14) era predisposta nel muraglione di sostegno stradale compreso tra l'abitato di Villar ed il ponte, pronta ad ostacolare le possibilità di aggiramento per Ciarmis.
I lavori, definiti “urgentissimi”, vennero cominciati all'inizio del 1939 e terminati alla fine di novembre dello stesso anno. La soluzione adottata non soddisfaceva però completamente lo Stato Maggiore, ma non esistendo nella bassa Val Pellice una stretta tra pareti a picco difendibili con due o tre armi, si dovette provvedere ad una sistemazione difensiva coprente una larghezza complessiva di oltre 500 metri, con un inevitabile aumento dei costi ed una minore sicurezza.

L’opera 201 si trova vicina al letto del torrente Rospart e per raggiungerla occorre prendere a piedi il sentiero che risale verso la borgata Ciarmis dal ponte della strada provinciale che attraversa proprio il Rospart, prima dell’ingresso nell’abitato di Villar Pellice. Dopo la salita iniziale si giunge ad un piano erboso sul retro del muro di cinta della casa alla vostra destra. Risalite ulteriormente per qualche decina di metri la stradina e nel successivo piano erboso potrete scorgere all’estrema sinistra, verso il torrente, i camini d’aereazione in ferro spuntare dal terreno. Dirigetevi in quella direzione attraversando il prato e scendete il sentierino verso il torrente. Da qui dovreste riuscire a scorgere agevolmente l’ingresso dell’opera, purtroppo colmo di rifiuti. La struttura si compone di un piccolo corridoio conducente a due centri di fuoco per mitragliatrici puntate verso il torrente e verso il ponte della provinciale sottostante.

L’opera 202, invece, si trova proprio accanto alla provinciale, risalendo la Val Pellice. Prima di giungere a Villar Pellice, infatti, v’è una curva verso destra che permette alla strada di piegare verso il ponte sul torrente Rospart. Al centro della curva, sul prato sovrastante il lato destro della strada, si può scorgere l’opera 202. Questa è posta in un terreno privato e l’ingresso dà proprio sui cortili delle abitazioni, essendo, tuttavia, ben visibile l’arma di mitragliatrice puntata verso la strada con un cartello segnaletico di pericolo appeso in malo modo. L’opera, molto semplice nella sua struttura, consta di un breve corridoio che rapidamente conduce ad una bocca per mitragliatrice e ad una per pezzo anticarro, puntate verso il fiume Pellice e la strada proveniente dall'alta valle. È presente inoltre la predisposizione per un collegamento  fotofonico con l’opera 204.

L’opera 203 si trova, invece, dalla parte opposta della provinciale, tra la strada ed il fiume Pellice. Prima di entrare nell’abitato di Villar Pellice, pressappoco dirimpetto all’opera 202, si incontra, sulla sinistra, la borgata Praferrero, cui si giunge imboccando la deviazione prima del pilone votivo. Tra le case della borgata, nell’aia centrale, si può scorgere in direzione del fiume Pellice, la scalinata in cemento che fa da ingresso all’opera, consistente in una postazione per mitragliatrice ed una per pezzo anticarro battenti sul fiume. Anche questa è in terreno privato e collegata visivamente l’opera 204.
L’opera 204 copriva l’altro versante del fiume Pellice e, pertanto, occorre attraversare il fiume per trovare, lungo i boschi vicini alla sponda, sempre all’altezza della confluenza con il Rospart, questa piccola opera mimetizzata da meira in lose. Anche quest’opera è dotata di due mitragliatrici, una per battere l’alta valle e una per il letto del fiume, incrociando il fuoco con le altre postazioni. Si può notare la predisposizione per l’apparecchio da utilizzare per le comunicazioni con le opere 202 e 203. 
Prima di entrare in Villar Pellice, appena oltrepassato il ponte, lungo il parapetto in muratura si può scorgere un appiglio in ferro a forma di “U” capovolta. Da qui parte una scala alla marinara che scende fino a raggiungere alcune porte in ferro, che danno accesso a delle camere di mina idonee a far saltare la strada in caso di invasione nemica.



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Sbarramento Arretrato Villar Pellice

sabato 19 marzo 2016

Vallo Alpino: Caposaldo Courbarant (Bobbio Pellice)



Il Colle Barant (2.376 metri s.l.m.) divide la Conca del Prà dal Vallone dei Carbonieri. È conosciuto anche come Colle Baracun, per via di un baraccamento militare costruito probabilmente alla fine dell'800 e usato per controllare eventuali movimenti di truppe francesi. Questa struttura fu in seguito ingrandita e utilizzata durante la 2° guerra mondiale come caserma VIII della Guardia alla Frontiera: composta da due piani, con un’intercapedine sul retro e un baraccotto esterno che ospitava le latrine, poteva ospitare 60 soldati. Dopo un lungo periodo di abbandono, l’edificio è stato recuperato verso la fine degli anni ’90 grazie alla Comunità Montana Val Pellice (ora Unione Montana del Pinerolese), ed oggi è noto agli escursionisti come il “Rifugio Barant”.


Nell’ottobre del 1913 fu inaugurata la mulattiera Pralapia – Alpe Roussa – Col Barant. Negli anni ’20 i militari eseguirono alcune riparazioni alle strutture presenti al Col Barant e al Col Porsel; furono inoltre  realizzati dei piccoli ripari per muli presso i vecchi trinceramenti. Ciononostante, nel 1932 fonti del servizio di spionaggio francese giudicavano “abbandonata” la posizione del Barant.
Alla fine degli anni '30, la soffiata di alcuni contrabbandieri, che avevano segnalato agli italiani la presenza di truppe francesi nella Valle d'Abries, impegnate soprattutto a migliorare ed allargare le strade e le mulattiere che conducevano ai colli della Croce e Seilliere, mise in forte agitazione gli alti comandi italiani. Fu così che nel 1938 si iniziarono alcuni lavori di miglioramento della viabilità, con la costruzione della strada che ancora oggi risale il Vallone dei Carbonieri e che, nel 1940, raggiunse il Colle del Baracun.

I progettisti del Genio del Corpo d'Armata di Torino predisposero un nuovo progetto di sistemazione difensiva della Val Pellice, proponendo uno sbarramento mastodontico. Soltanto per zona del Courbarant vennero progettate 18 opere armate in caverna e 5 ricoveri, prevedendo l’impiego di circa duecento soldati. Si trattava di un progetto in gran parte sbagliato, compilato in tutta fretta per recuperare il tempo perduto; il ministero della Guerra di Roma se ne accorse immediatamente e rispose al comando della 4° Armata ordinando, per la zona del Baracun, di sopprimere metà delle opere, ritenute non indispensabili, affidando l'azione a difesa del Colle della Croce alla 150° batteria G.a.F. del Fautet, già realizzata. Il progetto fu rivisto, corretto e finalmente approvato il 31 luglio 1939. Erano previste 5 opere (numerate progressivamente dalla 11 alla 15) ai piedi della dorsale del Curbarant, tra la Colletta e la Mait del Prà. Il 10 agosto 1939 iniziarono i primi lavori di picchettamento e scavo, ma le condizioni meteorologiche particolarmente inclementi impedirono di effettuare le gettate di cemento. Furono inoltre stesi alcuni tratti di reticolato di filo spinato in località Mait del Prà (in parte ancora visibili), che avrebbero dovuto arrivare fino alla Colletta.
All’inizio del 1940 si pensò di trasformare le strutture già in corso di costruzione in opere piccole, resistenti ai medi calibri e adeguate ai principi della circolare 15000. Furono inoltre progettate tre opere grosse in parte in caverna, così distribuite: la 14/a sulla dorsale del Curbarant, la 15/a nei pressi del Colle del Baracun e la 16/a sullo sperone ad ovest del Colle della Mait del Prà (quest’ultima in sostituzione delle opere 14 e 15). Tali opere avrebbero più efficacemente contrastato eventuali attacchi provenienti dal confine francese (colli Urina, Croce e Vittona).
All'inizio del 1940, data la facile percorribilità della dorsale del Baracun” si ritenne “necessario potenziare la posizione tanto nel senso frontale quanto nel senso della profondità”, trasformando le strutture di cui erano già iniziati gli scavi in opere piccole, resistenti ai medi calibri e adeguate ai principi della circolare 15000. Furono inoltre progettate tre opere grosse in parte in caverna, così distribuite: la 14/a sulla dorsale del Courbarant, la 15/a nei pressi del Colle del Baracun e la 16/a sullo sperone ad ovest del Colle della Mait del Prà (quest’ultima in sostituzione delle opere 14 e 15). Tali opere avrebbero più efficacemente contrastato eventuali attacchi provenienti dal confine francese (colli Urina, Croce e Vittona). Per agevolare i rifornimenti in quota fu inoltre prevista una teleferica che raggiungesse la zona del Courbarant salendo dalla borgata Eissart (progetto poi abbandonato, data la presenza della teleferica del Fautet).

Nell’agosto del 1940, con la guerra contro la Francia in corso, lo Stato Maggiore decise di abbandonare ogni progetto difensivo riguardo il Col Baracun: “Com'è noto la zona della Val Pellice è quella dove la sistemazione difensiva è rimasta più arretrata. E' opportuno pertanto che venga terminato almeno lo sbarramento di Villanova e gli sbarramenti del II sistema già in fase di costruzione. Tenute presenti le necessità di ridurre i programmi già concretati si ritiene possibile rinunciare alle opere difensive del Baracun i cui compiti potranno essere affidati - come si è verificato durante le recenti operazioni - a batterie mobili”, ovvero la 150° e la 31°, descritte più avanti. Fu così che l’unica opera a venire completata fu la 35, mentre di alcune delle altre opere, progettate a sbarramento del colle, furono appena iniziati gli scavi delle fondamenta.
Il Colle Barant è oggi raggiungibile sia dal versante est, attraverso la  strada ex-militare sterrata che parte dal Rifugio Barbara Lowrie, sia da quello ovest, con una pista di più recente realizzazione che lo collega alla Conca del Prà.
Salendo dal Rifugio Barbara, giunti al bivio per l’Alpe La Rossa si può scorgere una piccola struttura in calcestruzzo posta a ridosso del versante montano sul lato opposto: si tratta della stazione di arrivo della teleferica del Fautet. Per raggiungerla occorre prendere la diramazione che scende verso l’alpeggio e poi, dopo l’ultimo tornante, imboccare sulla sinistra una mulattiera militare, in evidente stato di abbandono, passando accanto ai ruderi di quello che probabilmente era un altro vecchio baraccamento militare. L’edificio della stazione della teleferica si presenta ancora in ottimo stato di conservazione, con tetto e muri integri e, all’interno, il basamento che sorreggeva la parte meccanica, con la puleggia motrice e la corona dentata. La teleferica proveniva da Pralapia ed era utilizzata per rifornire la 150° batteria campale G.a.F.. Infatti, salendo in direzione est fino a raggiungere la vetta pianeggiante del Monte Fautet, si incontrano le quattro piazzole che ospitavano i cannoni da 149/35. Costruite a contorni irregolari per ragioni di mascheramento, sulla fronte presentavano un basso muro di protezione a secco. Si trattava di una batteria all’aperto di cannoni a grande gittata, allo scopo di battere i colli di confine. Una seconda batteria, la 31° dotata di pezzi da 75/27, risultava posizionata più in basso, sul versante verso il vallone della Biava. Era stata prevista anche la costruzione di due ricoveri per uomini e munizioni, che però non furono mai realizzati.
Proseguendo in direzione del Colle Barant, si raggiunge la località Pian delle Marmotte dove si notano alcuni ruderi di baraccamenti destinati ad alloggiare i militari, oggi utilizzati dai pastori per il ricovero delle greggi. Sempre qui si possono ancora osservare vari cumuli di pietre disposte a cerchio, che presumibilmente sono ciò che rimane del “Campo trincerato del Gias Superiore”, indicato sulle mappe di fine‘700.
Dopo aver raggiunto il colle con l’ex ricovero VIII, nei cui pressi si notano i resti di una vasca per la raccolta dell’acqua piovana, si può percorrere il costone a nord-est dove si trovano numerose piazzole e spianamenti in terra battuta al riparo della cresta, destinate un tempo ad ospitare le tende dei militari, oltre ad alcune tracce di scavi per opere (forse la 16/a) e postazioni all’aperto, verso il Colle della Mait del Prà. Proprio sopra l’attuale rifugio, vi sono i resti dell’osservatorio del Barant, costituito da un semplice muretto a semicerchio in pietra a secco in splendida posizione dominante sulla Conca del Prà e su tutto il crinale di confine con la Francia.
Scendendo lungo la pista dal lato verso il Prà si possono trovare un altro rudere di baraccamento militare con i resti di una cucina, alcuni mucchi di filo spinato, piazzole e spianamenti e una vasca in cemento per la raccolta dell’acqua. Poco più a valle, in corrispondenza del primo tornante, ecco l’opera 35, l’unica completata, posta a circa 2.300 metri di altitudine. Edificato al riparo di un blocco roccioso e mimetizzato con l’utilizzo di pietre locali, il bunker ha il proprio ingresso ben visibile grazie alla struttura in cemento armato ed è costituita da una semplice postazione per due mitragliatrici battenti a nord, verso la Conca del Prà ed il Colle della Croce.
Scendendo ulteriormente di quota si raggiunge il giardino botanico alpino “B. Peyronel”, realizzato negli anni ’90: il piccolo edificio ristrutturato come riparo per le guide-custodi del giardino era naturalmente un ricovero militare, e alle sue spalle si può osservare l’inizio di uno sbancamento per l’opera 14. Verso est, sopra la strada, sono ancora visibili i piloni e il cavo di una teleferica che collegava la zona con la sottostante Conca del Prà.
Proseguendo la strada arriva in località Colletta, dove è possibile imboccare il bivio della mulattiera militare dell’Autagna, che attraverso numerosissimi tornanti scende, dopo un dislivello di 1.200 metri, fino al fondovalle principale, nei pressi della borgata Eyssart. Nei dintorni si trovano i resti del ricovero IX, ormai completamente diruto, con a fianco i basamenti di una teleferica o qualche altro impianto. Poco a monte, sulla dorsale del Courbarant, restano alcuni trinceramenti di probabile originefine-settecentesca, utilizzati anche durante il periodo della seconda guerra mondiale come appostamenti. Infine, continuando a scendere lungo la pista, in corrispondenza di alcuni speroni rocciosi a valle della strada si osservano gli scavi e gli sbancamenti realizzati per le tre opere 11, 12 e 13, mai completate.
Anche per il vicino Col Porsel, raggiungibile o dal Pian delle Marmotte oppure percorrendo la cresta a sud-ovest del Barant, venne prevista la costruzione di  due opere, denominate 21 e 22, al fine di “chiudere con una robusta porta il colle”, che però non furono nemmeno iniziate. Attualmente sul valico sono visibili i ruderi del ricovero VII, realizzato al riparo della cresta, che avrebbe dovuto ospitare 20 soldati, e nei dintorni una postazione all'aperto, protetta solamente da un muro di pietre.




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Vallo Alpino: Caposaldo Col Barant o Courbarant (Bobbio Pellice)

domenica 6 marzo 2016

Castelli tra terra e mare: il Castello di Porto Venere

Il Castello di Porto Venere ha origini antichissime; nel 1161, infatti, si pose mano alla riedificazione di un maniero preesistente, posto in posizione sovrastante la famosa chiesa di San Pietro: in questi anni lo si congiunse ad un'opera fortificata composta da due torri gemelle. Porto Venere, però continuerà ad avere due "castrum" con diverse funzioni e diversi castellani.


Nel 1453 il castello venne demolito dai Genovesi, allo scopo di costruire nella stessa posizione una vera e propria fortezza nel quadro di un'opera di riammodernamento del sistema difensivo dell'intero golfo. L'edificio fu poi dese del Podestà nei secoli XVII e XVIII e utilizzato addirittura come carcere in età napoleonica, ma senza modificare la struttura. 

Oggi vediamo l'opera nella sua struttura seicentesca, avvolta da spesse murature completamente prive di vuoti.

Testo e Foto: Simona Pons