mercoledì 25 luglio 2018

Le Artiglierie del Regio Esercito al Forte Bramafam

#riceviamo&pubblichiamo dal Forte Bramafam:

Dall’agosto 2015, da quando ci fu posta la domanda se eravamo disponibili ad ospitare altro materiale d’artiglieria a Forte Bramafam, ha preso corpo il progetto di realizzare una mostra che narrasse l’evoluzione delle artiglierie del Regio Esercito. E’ stato un lavoro lungo e impegnativo, si è dovuto ricostruire il Magazzino d’artiglieria ridotto ai soli muri perimetrali dopo le demolizioni della fine degli anni Sessanta del Novecento, attuate per recuperare materiali da ostruzione per uso pubblico a Bardonecchia, ma come è nostra consuetudine non ci siamo tirati indietro. Un progetto impegnativo che è stato reso possibile grazie ai contributi della Compagnia di San Paolo, nonché della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e della Fondazione Magnetto.
Il Magazzino artiglieria dopo il recupero si presenta nel suo interno con un’infilata di locali, che si susseguono dalla sesta alla terza campata, caratterizzata dalle grandi arcate in muratura delle strutture portanti originarie.
Un’area di circa 600 metri quadri dove sono schierati quarantacinque pezzi di artiglieria di piccolo e medio calibro che narrano l’evoluzione dell’artiglieria del Regio Esercito dalla fine dell’Ottocento sino alla Seconda Guerra Mondiale. Una raccolta proveniente dal Museo Storico Nazionale d’Artiglieria di Torino che potrà essere vista nel suo sviluppo temporale dal cannone da montagna da 75 BR ret impiegato nella battaglia d’Adua, del 1° marzo 1896, all’imponente cannone da Corpo d’Armata da 152/45, la stessa bocca da fuoco che armava nella Prima Guerra Mondiale le corazzate della classe Caio Duilio. Poi la bombarda da 400 del Duca d’Aosta, con un susseguirsi di bocche da fuoco tra cannoni e obici tra le due guerre mondiali. Un’infilata di storia di bronzo e acciaio, eventi da ricordare e da non dimenticare, in alcuni casi da non ripetere.
Nella terza campata, oltre alle artiglierie antiaeree, in tre vetrine si susseguirà l’evoluzione delle mitragliatrici del Regio Esercito con sedici distinte armi dalla Gardner del 1886 sino alla Breda del 1937. Di rimando in una vetrina a sé stante diciannove armi automatiche individuali narreranno la loro evoluzione dalla Villar Perosa, all’intera evoluzione dei M.A.B. sino alla TZ 45.
Il viaggio nel tempo prosegue all’interno del forte, dove attraverso trentotto sale viene raccontata la storia del Regno d’Italia tra Ottocento e Novecento, accompagnati da 160 manichini che indossano uniformi originali, da oltre 2000 tra documenti e oggetti esposti. Una collezione costantemente aggiornata con i nuovi arrivi che tutti gli anni la vengono ad arricchire. 
Una storia che non è mai noiosa e che trasporta il visitatore molto spesso nel passato.

Nel 2018 Forte Bramafam sarà visitabile con il seguente programma di aperture.
  • Luglio: i sabati e le domeniche: 21, 22, 28 e 29
  • Agosto: tutti i giorni da mercoledì 1 sino a venerdì 31
  • Settembre: tutti i sabati e le domeniche: 1, 2, 8, 9, 15, 16, 22, 23, 29 e 30
  • Ottobre: tutti i sabati e le domeniche 6, 7, 13, 14, 20, 21, 27 e 28
Orari di apertura: 10.00 - 18.30 Ultimo ingresso ore 17.00
 
Per informazioni: 39 333 6020192, 39 339 2227228
e-mail: info@fortebramafam.it
www.fortebramafam.it - www.facebook.com/museofortebramafam 


mercoledì 11 luglio 2018

Lo spartiacque tra Val Germanasca e Val Pellice (Prali)



L’esercito italiano, per agevolare gli spostamenti di uomini e mezzi, aveva realizzato tra fine ‘800 e inizio ‘900 una lunghissima mulattiera che parte da Rocca Bianca, a monte delle cave di marmo, e prosegue a mezza costa, con un percorso praticamente pianeggiante, passando vicino al lago d’Envie e arrivando alla conca dei Tredici Laghi. Da qui poi, attraverso numerosi valichi, la mulattiera percorre in quota tutta la cresta spartiacque tra l’alta Val Germanasca (Prali) e la Val Pellice (Bobbio Pellice), fino ad arrivare al Passo della Gran Guglia e al Caposaldo Abries
Questo tracciato è collegato al fondovalle di Prali attraverso altre mulattiere, che risalgono dal Vallone delle Miniere e dal Pian Littorio, permettendo all’escursionista diverse varianti per la discesa a seconda del tempo a disposizione, delle condizioni meteo e dell’allenamento fisico. Lungo il percorso, agevole e molto panoramico, si trovano i resti di postazioni, ricoveri e baraccamenti militari, per la maggior parte già abbandonati durante l’ultima guerra.
La prima struttura si incontra nella conca denominata Clapoû (2237 m), appena superata la Costa Belvedere dopo i Tredici Laghi. Il “Ricovero Clapus” (così è chiamato nelle vecchie carte IGM) è realizzato completamente in pietra e controllava l’accesso al Colle Rousset, che porta in Val Pellice. Le condizioni dell’edificio fanno pensare che abbia subìto (come molti altri di quell’epoca) un lavoro di smantellamento, in quanto non vi sono più nemmeno i resti delle travature in legno e dei serramenti, mentre le lose che coprivano il tetto sono sistemate in ordine a fianco della struttura, pronte per essere trasportate altrove.
La mulattiera prosegue arrivando al Colle Giulian (2457 m), valico utilizzato da secoli per le comunicazioni tra le due vallate e, per questo motivo, spesso presidiato da soldati. Nulla rimane degli antichi trinceramenti che qui erano stati realizzati, soprattutto fra il ‘600 e il ‘700, durante le guerre di religione e le persecuzioni dei valdesi. Ma sulla cima del Monte Peigrò (2712 m), che domina il colle a est, ci sono ancora i resti di piccoli baraccamenti di guardia, risalenti alla fine dell’800.

Il percorso a questo punto passa dal versante di Prali a quello di Bobbio Pellice: sulla sinistra del sentiero, ai piedi del Monte Giulian, si trovano i ruderi di un ricovero ottocentesco, già abbandonato durante l'ultima guerra e ormai raso al suolo. L'assenza fra le macerie di lose del tetto e travature in legno fa pensare che la struttura sia stata smantellata e non semplicemente abbandonata; pochi residui di cemento segnalano che doveva essere intonacata. Sul versante opposto, non visibile dal sentiero ma raggiungibile in pochi minuti attraversando il crinale e scendendo un poco dal versante di Prali, vi sono i resti di un altro baraccamento, simile al precedente, ma con le murature ancora parzialmente integre. Nei dintorni restano le tracce di qualche opera nel terreno.
Proseguendo, la mulattiera sale con alcuni tornanti ai piedi della Punta Chiarlera o Chiarlea (2585 m), splendido punto panoramico sulle due vallate e, proprio per questo motivo, luogo privilegiato per osservatori di guardia allo scoperto. Sulla cresta sono anche presenti delle postazioni per mortai, realizzate con muretti a secco e rivolte verso il confine francese, delimitato dalla Gran Guglia, dal Colle Abries e dal Gran Queyron, che da qui sono ben visibili. 

Si scende quindi dapprima al Passo Dar Loup (2532 m) e poi al Passo di Brard (2454 m), da cui un vecchio sentiero, parzialmente crollato e pertanto non più agibile, permetteva di continuare sul versante della Val Pellice, fino alla Punta Fiunira. Conviene invece seguire la mulattiera dal lato della Val Germanasca, la quale dopo un centinaio di metri incontra il sentiero che sale dal Vallone delle Miniere. Se si scende di quota per qualche minuto da questa parte, si incontra un pianoro in cui sono scavate una serie di fosse quadrate, rivestite in pietra a secco, e alcune piazzole, destinate probabilmente anch’esse a qualche struttura militare.
La mulattiera principale, con alcuni saliscendi dovuti all’orografia del luogo, risale invece alla Colletta Viafiorcia (2551 m), dove si diparte un’altra mulattiera militare che, con numerosi tornanti, scende a Pian Littorio. Si continua salendo alla località Piani di San Giacomo, da cui è possibile raggiungere il Colletto della Gran Guglia, dove si trovano alcune strutture realizzate negli anni ’30 e ’40 del Novecento nell’ambito del Caposaldo Abries

Dai Piani di San Giacomo parte un’altra mulattiera, che permette di giungere ai ruderi di alcuni baraccamenti militari, realizzati a fine ‘800 proprio sul crinale tra Val Pellice e Val Germanasca e già abbandonati durante l'ultima guerra. I Ricoveri Fiunira, ubicati poco al di sotto dell'omonima cima, sono ormai quasi rasi al suolo, mentre in vetta alla Punta Cerisira si trova il cosiddetto Baraccone di San Giacomo, una grossa caserma originariamente a due piani. La toponomastica presenta qualche aspetto comico in quanto, a poca distanza, c'è un'altra cima denominata “Punta Baraccone di San Giacomo” che però non ha nessun edificio; probabilmente il cartografo che per primo compilò le mappe di questa zona parlando con le genti del luogo, fece un po' di confusione. Queste strutture, complici la quota, le intemperie e i numerosi decenni di abbandono, sono pericolanti e da approcciare con cautela. Un antico sentiero, oggi in pessime condizioni, permetteva di raggiungere la zona dal Passo di Brard sul versante della Val Pellice.


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Lo spartiacque tra Val Germanasca e Val Pellice

Caserme e ricoveri nella zona Tredici Laghi – Conca Cialancia (Prali/Perrero)



La conca dei Tredici Laghi ospita numerose strutture militari, le più importanti delle quali sono i Ricoveri Perrucchetti, costruiti ai primi del '900 nell'ampio pianoro intorno al Lago della Draja, dove sin dalla fine dell'800 esistevano altri baraccamenti militari, di cui abbondano i ruderi. Dedicati a Giuseppe Domenico Perrucchetti, fondatore del corpo degli Alpini, i ricoveri servirono da appoggio logistico alla difesa mobile effettuata dal 3° Reggimento Alpini durante la seconda guerra mondiale, che aveva come obiettivo il Colle d'Abriès. Vi sono sette strutture adibite a dormitori e depositi, un magazzino al lato della strada, latrine, cabina elettrica e una postazione sopraelevata, probabilmente di difesa.
Oggi le strutture sono danneggiate e pericolanti, da visitare con cautela, ma danno ancora bene l'idea di come dovevano essere quando erano in funzione. Occorre tener presente che, quando sono stati costruiti, non solo non esistevano mezzi meccanici per arrivare a quelle quote, ma non esisteva neanche la strada carrozzabile che oggi arriva a Prali e che sarebbe stata costruita solo nei primi decenni del '900. Solamente i ricoveri n. 6 e 7 hanno ancora il tetto in discrete condizioni, mentre nelle altre strutture la copertura è ormai crollata. Si può notare in molti posti ancora l'intonaco originale sia all’esterno che in alcuni locali interni; all'ingresso del ricovero N° 7, il più grande, è rimasta ancora una targa in marmo su cui si legge: "Ricovero N° 7. Anno 1900. Quota 2386". Inoltre, su tutto il pianoro sono presenti pietre e rocce incise, con i nomi dei soldati che hanno presidiato la conca dei Tredici Laghi.

Salendo di quota si può raggiungere il lago Ramella o Rametta (2586 m), conosciuto anche come il “Lago dei cannoni” per la presenza di due cannoni ancora in postazione nelle rispettive piazzole (caso unico in tutto il fronte Alpino Occidentale), i quali facevano parte della 149ª batteria di artiglieria della G.a.F., completata nel 1939 nel'ambito del "Vallo Alpino".
Sui colli e le creste che circondano la conca dei Tredici Laghi si trovano altri ricoveri militari risalenti alla fine dell’800 - inizio del ‘900, ubicati al Bric Rond, al Passo della Cialancia, su Punta Roux e al Cournourin, facilmente individuabili anche se ormai in rovina. Queste strutture erano tutte collegate da mulattiere militari, che costituiscono ancora oggi degli ottimi e facili percorsi per gli escursionisti: molto bella in particolare è la mulattiera che segue il filo di cresta tra il Passo Roux e il Passo Cialancia. 
Se invece si prende la mulattiera che va verso il Colle Giulian, nel tratto in cui si percorre la Costa Belvedere, appena prima di lasciare la conca dei Tredici Laghi, si trovano alcune camere da mina, realizzate probabilmente negli anni ’30 del ‘900, che servivano a far saltare la strada in caso di necessità. Su alcune targhe in pietra sono incisi i dati delle strutture.
Esisteva anche un progetto per collegare con una strada la zona dei Tredici Laghi con il vallone di Faetto, nel territorio di Perrero: su questo versante effettivamente la strada fu realizzata fino ai laghi di Conca Cialancia (2445 m), presso cui si trovano i resti di alcuni baraccamenti militari. Da qui, con un tunnel sotto il Passo Cialancia (che non fu mai realizzato) si sarebbe dovuti arrivare sul versante di Prali, dove si trovavano i Ricoveri Perrucchetti e la 149ª batteria della G.a.F..

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La zona dei Tredici Laghi - Conca Cialancia (Prali/Perrero)

Vallo Alpino: caserme e ricoveri sui colli di confine con la Val Argentera (Prali)



A ridosso dei colli di confine tra l’alta Val Germanasca e l’alta Val Argentera si trovano una serie di caserme e ricoveri, costruiti a scopo difensivo e di controllo del territorio tra la fine dell'Ottocento e gli anni Trenta del Novecento. Tutte queste strutture si trovano leggermente sotto la cresta, in posizione difficilmente individuabile e con protezioni naturali. 
Al Colle di Rodoretto (2780 m), sullo spartiacque tra l’omonimo vallone e la Valle Lunga, si trova il Ricovero V. Addossata alla parete rocciosa appena sotto il valico, la struttura è di forma rettangolare a un solo piano; le pareti sono rivestite in pietra mentre il tetto, pur se realizzato in cemento armato, è in gran parte crollato, lasciando sospesi i ferri dell’armatura. A fianco vi sono le latrine. Lungo il sentiero che sale verso il colle dalla borgata Balma di Rodoretto, è possibile rinvenire sulla sinistra i resti di un baraccamento ormai diruto, collocato in un pianoro a circa 2530 metri di quota. Realizzato completamente in pietra, non ha più il tetto (restano solo alcune travature) e anche le murature sono molto malridotte, tanto da far pensare che la struttura sia più antica (fine ‘800/inizio ‘900?).
Il Ricovero IV si trova al Passo della Longia (2822 m), che mette in comunicazione l’omonimo vallone a cui si accede da Bout du Col con il Vallone del Gran Miol. Questa casermetta, simile alla precedente, ha però due piani, collegati da una scala esterna, e un’intercapedine tra le camerate e la parete montuosa a cui è addossata. Inoltre, l’ingresso è addirittura preceduto da un porticato, elemento estetico non comune in strutture del genere, e il tetto è ancora in buone condizioni. Su un muro è rimasta un’incisione su cui si legge: “Impresa edile Demartini Alessio IEDA Milano Ing. Dellacqua e Santini […] Giudici. Anno 1942. [...]F.
Infine il Ricovero III si trova alle pendici del Gran Queyron, cima di confine con la Francia, a una quota di circa 2910 m. La struttura è praticamente gemella di quella del Colle della Longia, compreso il porticato all'ingresso. Per raggiungerlo occorre percorrere un sentiero che sale dalla zona del Fontanone, a monte di Bout du Col; prima di arrivare al ricovero il sentiero attraversa il Passo Frappier (2891 m), dove si trovano i resti di un baraccamento in pietra, posto proprio sul valico. Date le caratteristiche costruttive e le condizioni attuali, la struttura risale probabilmente alla fine dell’800.
 

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Vallo Alpino: caserme e ricoveri sui colli di confine

Il ricovero della Guardia Confinaria e il baraccone di Freibugio (Prali)



Salendo verso il Colle d’Abries, dopo Bout du Col la strada attraversa la località Fréiboujo, detta anche “Pian Littorio” durante il periodo fascista. Qui si trovano alcune strutture che risalgono alla prima metà del XX secolo, ma l'uso militare della zona è precedente: sulla “Guida delle Alpi Occidentali” di Martelli e Vaccarone del 1889, edito dal Club Alpino Italiano, si legge: “[…] la strada si divide in due rami che però si ricongiungono nuovamente più lontano nella regione Fraibugia, presso le rovine dell'antico Baraccone ed ai piedi della roccia detta Grande Aiuguille”. Effettivamente, nei pressi del bivio per la mulattiera militare che sale verso il Passo di Viafiorcia si possono ancora individuare i ruderi di un baraccamento, che era già definito “antico” alla fine dell’800.
Vista da Pian Littorio verso est, dove si trovano il baraccone ottocentesco e la mulattiera militare del Passo Viaforcia

Sul versante opposto della vallata rispetto a Pian Littorio, in località Fontanone, dove la vecchia mulattiera che passa per il Raccias si congiunge alla pista sterrata che sale da Bout du Col, si trovano i resti di un piccolo fabbricato, che era sede della Milizia Confinaria ed è noto nella toponomastica locale come “La baracco dî prepozé”, la “baracca dei preposti”, intendendo i preposti al controllo delle frontiere. L’edificio, costruito in pietra “quasi” a secco e intonacato, è a pianta quadrata, senza più il tetto e con i muri parzialmente crollati. Si trovava in un punto strategico, in una strettoia che costituiva un passaggio obbligato per i transiti da e verso la Francia attraverso il Col d’Abries.