mercoledì 1 aprile 2020

I trinceramenti per bloccare il rimpatrio dei Valdesi sugli spartiacque Chisone/Germanasca e Germanasca/Pellice

Il Colle del Pis (2.610 m), che mette in comunicazione l’alta Val Chisone con il vallone di Massello, fu occupato in varie occasioni da truppe di soldati incaricati di bloccare il passaggio. Il 5 settembre del 1689 i Valdesi, al termine del cosiddetto “Glorioso Rimpatrio”, una marcia forzata con la quale erano rientrati nelle loro valli dopo l’esilio in Svizzera, attaccarono il colle con una manovra a tenaglia, convinti che il presidio di truppe piemontesi fosse molto numeroso. I difensori sicuramente avevano costruito baracconi in legno e piccoli trinceramenti presso il valico; ciononostante, l’attacco dei Valdesi andò a buon fine e i soldati piemontesi si ritirarono velocemente, subendo ingenti perdite. Nei decenni successivi il colle vide altre battaglie e fu nuovamente fortificato, anche se nessuna traccia evidente permane oggi. Poco al di sotto del valico dal lato di Massello si trovano i pochi ruderi di un baraccamento ottocentesco, ma è possibile che l’edificio sia stato realizzato sfruttando i resti di qualche fabbricato più antico.
Sul crinale denominato Galmont, che si trova sulla dorsale tra il vallone di Ghigo e quello di Rodoretto (Comune di Prali), i Valdesi si fermarono per riposarsi e curare i loro feriti. Qui realizzarono alcune opere di difesa temporanee, di cui ci dà una descrizione il reverendo inglese William Stephen Gilly nel 1831 durante un suo sopralluogo presso “il sito dove i Valdesi, guidati da Arnaud, avevano un campo”. Galmont è descritto come “forte per natura, ed era stato reso più inespugnabile con due ridotte, o trinceramenti, che i patrioti avevano costruito”. Gilly sostiene di “aver camminato nella più piccola delle due, di forma ovale”, che lui valuta di 100 iarde di circonferenza (circa 91 metri). Ancora oggi sull’altura di Galmont si riesce vagamente a individuare quello che probabilmente è l'anello ovale citato il Gilly. Sul crinale si apre inoltre una grossa spaccatura, derivante da un fenomeno geologico detto “litoclasi”, che sicuramente offriva una situazione favorevole in quanto rendeva la presenza di persone pressoché invisibile, sia da chi si trovava a valle sia da chi avesse tentato di individuarle da monte. Forse proprio per questo motivo il sito fu utilizzato come ridotta anche all’inizio del ‘700, secondo quanto riportato nelle mappe dell’epoca[1]. Un cartello in legno indica il luogo con la toponomastica tradizionale, che ha tramandato il ricordo di fatti attraverso i secoli: Crô d’la Guèro (luogo infossato della guerra), Plan d’la Guèro (Piano della guerra), Lou Sënhâl (il segnale).
La marcia dei Valdesi proseguì fino ad arrivare al Colle Giulian (2.457 m), un valico utilizzato da secoli per le comunicazioni tra la Val Germanasca e la Val Pellice: proprio per questo motivo, è stato anch’esso in più occasioni presidiato da soldati. Nulla rimane degli antichi trinceramenti realizzati nell’autunno del 1689 dai soldati piemontesi per difendere il colle. Lo scontro avvenne l’8 settembre: i piemontesi erano poco più di un centinaio, e i Valdesi li attaccarono ai fianchi sfruttando il fattore sorpresa. Vistisi sopraffatti, i soldati ducali si ritirarono con il favore della nebbia, inseguiti a lungo dai Valdesi. Altri trinceramenti furono realizzati in questa zona alla fine del ‘700. Le strutture ancora oggi visibili nei pressi del colle risalgono al periodo a cavallo tre il XIX e il XX secolo. Una mulattiera, realizzata alla fine dell’800, metteva in comunicazione il colle con la conca dei Tredici Laghi a nord-est, mentre a sud-ovest prosegue lungo la dorsale spartiacque raggiungendo la Colletta della Gran Guglia.
Anche la zona del Colle Clapier, situato tra il vallone di Maniglia (Perrero) e il vallone di Bourcet (Roure), fu sorvegliato e dotato di piccole opere dalle truppe piemontesi nel tentativo di bloccare il rimpatrio dei Valdesi. Oggi presso il valico sono visibili solo alcuni avvallamenti nel terreno, di cui però non è possibile identificare con certezza l’origine. Poco più a ovest, ai piedi della Punta Raccias, sono invece ancora chiaramente identificabili una ridotta e un trinceramento, che permettevano di controllare sia il Colle Clapier che il vicino Colle delle Tane, sul versante di Massello. Queste strutture però sono state sicuramente rimaneggiate nei primi anni del‘700. La "Carta Topografica degli Stati in Terraferma di S.M. il Re di Sardegna" di metà ‘800 riporta ancora l’indicazione delle due postazioni, oltre a una terza a sud-est del Colle Clapier, che però non è stata identificata sul terreno.
Altri piccoli trinceramenti furono realizzati lungo lo spartiacque Germanasca-Chisone più a sud-est, presso il Colle della Buffa, che mette in comunicazione la parte alta di Bovile (Perrero) con il vallone di Garnier (Roure). L’origine di queste strutture si deve però ai Valdesi che, nella primavera del 1686, tentavano di resistere all’attacco delle truppe francesi del Catinat. Nel 1689 i piemontesi agli ordini del Parella costruirono inoltre una piccola ridotta rettangolare a una cinquantina di metri dal colle, sulla cresta che sale in direzione di Punta Tre Valli, presidiata da 14 soldati con un sergente. Oggi sono ancora visibili sia la ridotta sia i trinceramenti, realizzati con muri di pietra a secco e zolle di terra. Altre postazioni erano presenti proseguendo sul crinale verso Pomaretto, probabilmente in località Frachёtto e al Colletto dei Faure[2], dove però non restano tracce identificabili.



[1] Carta Corografica delle Valli di Susa,Moriena, Bardonanche, Oulx, Exilles, Cesana, Pragellato, St.Martino, e Perosa,…, AST Corte, Carte topografiche per A e per B, Susa, mazzo 1, n. 2; una ridotta perfettamente circolare in località “Piano di Galmond” è indicata anche nella Carta topografica delle valli di Pragelà, S. Martino, Perosa, e Lucerna,  AST Corte, Carte topografiche per A e per B, Lucerna, mazzo 1
[2] In queste località sono riportate ridotte e trinceramenti in una carta di metà ‘700, cfr. capitolo "Il campo trincerato delle Sellette (Prali) e le altre opere della Val Germanasca di inizio '700"


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Opere minori in bassa Val Germanasca
Opere minori in bassa Val Germanasca
Opere minori nel vallone di Prali
Opere minori nel vallone di Prali
Opere minori sullo spartiacque Chisone - Germanasca
Opere minori sullo spartiacque Chisone/Germanasca

giovedì 19 marzo 2020

Baraccamenti nel vallone del Pis (Massello)



Il vallone del Pis, che si apre a monte della borgata Balziglia di Massello, è delimitato dalla creste e dai valichi di confine con la Val Troncea (Colle dell’Arcano), con la Val Chisone (Colle del Pis) e col il vallone dell’Albergian (Colle dell’Albergian). Questa zona, che già durante il XVIII secolo era stata fortificata con la realizzazione di vari trinceramenti, ridotte e baraccamenti, fu ritenuta di una certa importanza strategica anche tra la fine dell’800 e gli anni ’30 del ‘900, tanto che vede la presenza di numerose mulattiere e strutture militari.
In località Moremout si trovano due grandi ricoveri, realizzati dal 3° reggimento Alpini: il n. 5 era in muratura di pietrame e malta, copertura a due falde con lastre di pietra su orditura in legno (completamente crollata), facciata decorata con elementi orizzontali e verticali e un piccolo balconcino sopra l’ingresso. L’edificio, composto da un piano terra diviso in sei locali e un sottotetto abitabile, fu costruito nel 1889 ed era destinato agli ufficiali; su una targa è riportata la dedica al sottotenente Angelo Viglierchio. Su una targa ai piedi di un cippo di pietra nei pressi del ricovero n. 5 si legge "3° ALPINI B. FENESTRELLE C. ALBERGIAN 1923". Il ricovero n. 6, costruito nel 1898 a poco distanza, era molto simile ai coevi baraccamenti della conca dei Tredici Laghi: una lunga struttura rettangolare in pietra e malta, con tetto a due falde (ancora in discrete condizioni), piano terra più soppalco, infissi in legno rivestiti da una sottile lamiera verso l’esterno. Intitolato al tenente colonnello Buffa, poteva ospitare 120 soldati e 64 muli. Nei pressi, in un piccolo edifico quadrangolare, si trovavano le latrine. Si hanno notizie di lavori di manutenzione ai due ricoveri sia nel 1921 che nel 1938.
Secondo fonti dei servizi segreti francesi, nel 1926 le strutture del campo dell’Albergian erano state collegate telefonicamente con Perrero e con il vicino Monte Morefreddo. Erano inoltre state realizzate due postazioni per batterie presso le quattro baracche presenti ai piedi del colle dell’Albergian, le quali erano state riparate: due erano alloggiamenti per le truppe, le altre due servivano da magazzini, depositi e scuderie. Effettivamente, ai piedi del colle dell’Albergian sono ancora visibili i resti di alcuni baraccamenti militari, disposti uno vicino all’altro, di cui oggi rimangono solo bassi muri perimetrali in pietra; a pochi metri di distanza si rinviene un’altra piccola struttura quadrata, forse una latrina. Tracce di strutture analoghe, che però risultavano già in rovina all’inizio del ‘900, si trovano anche lungo il sentiero che collega il Colle dell’Albergian al Colle del Pis, ai piedi del monte Grand Miuls.
Altri ruderi di ricoveri di fine ‘800 si trovano ai piedi della Punta Vallonetto, sul crinale spartiacque con la Val Chisone, poco sotto al Colle del Pis (2.613 m) e sulla cima pianeggiante del Monte Morefreddo (2.770 m). In quest’ultimo caso si tratta di due edifici simili a quelli di Moremout e dedicati al maggiore Ribet: uno di essi è stato parzialmente risistemato anni fa dal Parco Val Troncea come bivacco. Nei dintorni si notano diverse scritte incise dai militari sulle rocce. Dal Morefreddo una mulattiera, costruita dal 7° reggimento Alpini nel 1896, costeggia il Monte Ruetas e raggiunge il Colle dell’Arcano. Nel 1938 furono eseguiti lavori di manutenzione presso i ricoveri del Morefreddo e del Vallonetto.
Nel 1932 i militari sistemarono le diverse mulattiere che da Balziglia salivano ai colli Albergian, Pis e Arcano: risultavano essere larghe mediamente 1,30 metri. Nello stesso anno, secondo i francesi nella zona dell’Albergian erano presenti una quindicina di baraccamenti, un trinceramento e varie postazioni d’artiglieria: è possibile che siano state riutilizzate a questo scopo alcune strutture di origine settecentesca, ancor oggi visibili non lontano dai ricoveri di Moremout. Sempre i francesi avevano rilevato la costruzione di un campo d’aviazione sopra la borgata Ortiaré, probabilmente nella conca pianeggiante ai piedi della cascata del Pis: questa struttura risulta indicata in due rapporti del 1926 e del 1932 e, anche se fosse stata effettivamente realizzata, sicuramente sarebbe stata di dimensioni decisamente modeste, data l’orografia dei luoghi. 



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Baraccamenti nel vallone del Pis (Massello)

lunedì 16 marzo 2020

Vallo alpino: le postazioni dei Tredici Laghi (Prali)


La conca dei Tredici Laghi ospita numerose strutture militari, le più importanti delle quali sono i Ricoveri Perrucchetti, costruiti tra il 1888 e i primi anni del '900 nell'ampio pianoro intorno al Lago della Draja e sui colli circostanti. Tra gli anni ’20 gli anni ’30 i ricoveri vennero risistemati dai militari del 3° Reggimento Alpini, in quanto servirono da punto di raccolta dei reparti e appoggio logistico alla difesa mobile effettuata durante la Seconda Guerra Mondiale, che aveva come obiettivo il Colle d'Abries.
Lungo la mulattiera che dai Tredici Laghi va a sud-ovest verso il Colle Giulian, nel tratto in cui si percorre la Costa Belvedere, si trovano alcune camere da mina, realizzate probabilmente negli anni ’30 del ‘900, che servivano a far saltare la strada in caso di necessità. Su alcune targhe in pietra sono incisi i dati delle strutture.

Salendo di quota lungo la mulattiera verso nord-est, invece, si può raggiungere il lago Ramella o Rametta (2.586 m), conosciuto anche come il “Lago dei cannoni” per la presenza di due cannoni ancora in postazione nelle rispettive piazzole (caso unico in tutto il fronte Alpino Occidentale), posizionate sulla riva ovest dello specchio d’acqua a poche decine di metri l’una dall’altra. Facevano parte della 149ª batteria di artiglieria della G.a.F. (Guardia alla Frontiera), completata nel 1939, che era composta da 4 cannoni da 149/35 ad affusto rigido su ruote. La lunghezza della canna era di 5,82 metri, la gettata massima di tiro 16,5 Km, con cadenza media di un colpo ogni 6 minuti. Un grosso cuneo veniva collocato dietro alle ruote, per contrastare il rinculo provocato dallo sparo. Sui cannoni è ancora possibile leggere molti dati tecnici (peso, ditta costruttrice, ecc.), tra cui l’anno di realizzazione (1916 e 1917): si trattava pertanto di “gloriosi residuati” della guerra 1915-1918. Sulle rive del lago si trovano anche resti delle code d’affusto e di una delle canne. Le piazzole allo scoperto erano rivestite su tre lati con muri in pietra e cemento, a cui erano addossati un paio di metri di terra per attutire eventuali colpi in arrivo. Le altre due piazzole si trovano poco più a valle, a quota 2.575 m e 2.560 m, dove si possono vedere solo pochi resti dei cannoni: una coda d'affusto, parti delle canne, alcuni pattini dei cingoli.
Il compito della 149ª batteria era di battere il vallone di Abries per disperdere eventuali assembramenti o accampamenti di truppe nemiche sistemati fra il paese di Abries e la piccola borgata di La Monta, base di partenza per una possibile azione offensiva attraverso il Colle della Croce. Durante le operazioni del 1940, la batteria aprì più volte il fuoco sui paesi di La Monta e di l'Echalp; nel vallone di Abries tutt'oggi delle lapidi ricordano le vittime dei bombardamenti. Nel 1950 la batteria venne smantellata e tutto il materiale ferroso possibile fu recuperato: i cannoni posizionati sulle rive del Lago Ramella vennero privati della volata (tagliata con la fiamma ossidrica), dei sistemi di puntamento e degli otturatori.
A est del lago, dietro una collinetta, si trovavano un magazzino e i baraccamenti per i serventi, di cui restano solo poche tracce di murature in pietra e cemento e alcuni rottami metallici. Dal momento che non fu possibile trovare in loco sabbia idonea per la costruzione del ricovero, la stessa fu trasportata da Ribba, circa mille metri più in basso. Sul dosso tra il ricovero e il lago si notano resti di due appostamenti semplici all’aperto. Più in basso, lungo il sentiero poco sotto i Laghi Verdi, si trovano i resti di un parapetto in pietra lungo alcuni metri: in questa zona una carta del 1940 indicava la presenta di una postazione per mortai. Era in progetto anche una teleferica, che partiva dalle miande di Fondo sopra Indiritti e arrivava a monte del Lago dell’Uomo, poi sostituita da una tra la Conca Cialancia e i Tredici Laghi, ma nulla di tutto ciò fu realizzato.

Esisteva anche un progetto per collegare con una strada la zona dei Tredici Laghi con il vallone di Faetto, nel territorio di Perrero. Questa infrastruttura partiva dal fondo della Val Germanasca, poco dopo l’abitato di Trossieri, e risaliva tutto il vallone fino ai laghi di Conca Cialancia (2.445 m), presso cui si trovano i resti di alcuni baraccamenti militari. I lavori iniziarono nel 1938, e alla fine dell’anno risultavano già realizzati 13,5 Km; nel 1940 si aprì il transito fino all’Alpe Lauson, mentre nel 1942 si raggiunse Conca Cialancia, con un tracciato complessivo di 22 Km. Da qui, la strada avrebbe dovuto proseguire (pare addirittura con un tunnel sotto il Passo Cialancia, che non fu mai realizzato) fino al versante di Prali, dove si trovavano i Ricoveri Perrucchetti.  

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Vallo Alpino: le postazioni dei Tredici Laghi (Prali)

mercoledì 22 gennaio 2020

Vallo Alpino: ricoveri sui colli di confine con la Francia (Bobbio Pellice)



Sui valichi di confine tra la Val Pellice la Francia, si posso ancora oggi individuare numerose strutture realizzate per il controllo della zona di frontiera. Al Col Bucie si trova il ricovero II, realizzato nel 1940 insieme ad alcune postazioni semplici all’aperto nei dintorni. La struttura è stata recuperata negli anni ’70 dal C.A.I. Val Pellice ed oggi ospita il bivacco “N. Soardi”. Un osservatorio d’artiglieria in caverna, inizialmente progettato sul colle, non venne mai realizzato.
Appena al di sotto del Colle Malaura, in punto al Vallone della Crosenna, vi sono i ruderi del ricovero III: come quello del Col Bucie poteva ospitare 15 soldati ed era armato con due mitragliatrici. La struttura si presenta ancora in discrete condizioni, con la copertura integra. Un’intercapedine separa l’edificio dal versante montuoso, proteggendolo dall’umidità. A fianco si trovano i resti di un altro locale più piccolo, mentre proprio sul colle è individuabile un piccolo appostamento.
Al Colle dell’Urina avrebbe dovuto essere realizzato il ricovero IV, avente le stesse caratteristiche dei precedenti; oggi tuttavia è visibile solo uno sbancamento poco prima del valico, a destra del sentiero salendo, riconoscibile dai mucchi di rocce frantumate. Poco più a valle, sempre sulla destra, si notano alcuni terrazzamenti.
Al Colle Vittona, raggiungibile dalla Conca del Prà, si trova il ricovero XVII: anch’esso in grado di ricoverare 15 uomini e armato con due fucili mitragliatori, è stato edificato al riparo della cresta rocciosa, ma versa oggi in condizioni precarie.
Altre strutture analoghe erano in progetto per i colli Vecchio (ricovero XVI), Seilliere (XII), Seillierino (XV), Luisas (XIII), Armoine (XIV) e della Gianna: per la loro realizzazione si sarebbero utilizzate le somme economizzate grazie alla soppressione delle opere inizialmente previste ai colli Bucie, Malaura e Urina. Nel 1940 fu proposto l’ampliamento del ricovero del Passo Luisas, tra i monti Meidassa e Granero, in una casermetta da 60 uomini, ma si preferì dare precedenza a quello del Col Armoine (l’unico che poi fu effettivamente realizzato), in quanto da tale posizione era possibile controllare anche la Val Po. Oggi questo edificio, addossato alla parete rocciosa e protetto da un’intercapedine, risulta quasi completamente crollato. Nei pressi sono individuabili i resti di alcuni appostamenti.


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Vallo Alpino: ricoveri e bivacchi sui colli di confine tra Val Pellice e Francia

giovedì 28 febbraio 2019

Nuovi pannelli a Bricherasio e Villanova

Grazie alla collaborazione con i Comuni di Bricherasio e Bobbio Pellice e ai finanziamenti della Legge 482/99 gestiti dall'Unione Montana del Pinerolese, nelle prossime settimane verranno posizionati alcuni pannelli illustrativi bilingui (italiano - francese) realizzati dalle Associazioni Culturali "La Valaddo" e "Vivere le Alpi", nell'ambito del progetto dell'Atlante delle Opere Fortificate
Questi pannelli si vanno ad aggiungere a quelli già realizzati per lo sbarramento arretrato di Villar Pellice e per le fortificazioni del Comune di Bobbio Pellice, installati rispettivamente all'ingresso del paese (vicino alla casetta dell'acqua) e presso l'ufficio turistico di Bobbio.
I temi dei quattro nuovi pannelli, di cui potete vedere un'anteprima qui sotto, riguardano:
- Il centro storico di Bricheraso
- Il "Castelnuovo" o Forte San Michele di Bricherasio
- L'assedio del 1594 (Bricherasio)
- Il Caposaldo "Villanova" (Bobbio Pellice)