giovedì 13 settembre 2018

Lungo il Vallo Alpino della Val Germanasca

Davide Bianco ha curato per l'Atlante delle Opere Fortificate 
un bell'articolo sul periodico "La Beidana", descrivendo escursioni e passeggiate alla scoperta di opere poco conosciute, ma dalla grande rilevanza storica.

Cliccate qui per scaricare il .pdf dell'articolo.


venerdì 17 agosto 2018

Fortificazioni di ieri nel paesaggio naturale di oggi: convegno al Forte di Fenestrelle il 1° settembre 2018


L' Associazione Culturale LaValaddo e l' Associazione Culturale "Vivere le Alpi", nell'ambito del progetto Forti per Natura cofinanziato dallo Sportello Linguistico Pinerolese e svolto in collaborazione con il Forte di Fenestrelle - Associazione Progetto San Carlo Onlus e il Comune di Fenestrelle,

ORGANIZZANO

per sabato 1° settembre un convegno sul tema:

FORTIFICAZIONI DI IERI NEL PAESAGGIO NATURALE DI OGGI

nel corso della giornata diverse associazioni, esperti, storici e studiosi illustreranno esperienze di ricerca, recupero, valorizzazione e promozione del patrimonio architettonico fortificato. 

Ingresso gratuito






PROGRAMMA:

Sabato 1° settembre – Forte di Fenestrelle (TO)
CONVEGNO “FORTIFICAZIONI DI IERI NEL PAESAGGIO NATURALE DI OGGI”

Sessione 1 

9,15 – Saluti ufficiali

10,00 – Mario Reviglio – “Il Forte di Fenestrelle e l’Associazione Progetto San Carlo ONLUS”
10,40 - Eugenio Garoglio - "Trinceramenti e fortificazioni minori dell’Alta Valle di Susa: storia, studio e censimento delle opere difensive di età moderna (1559- 1796)”.
11,20 – Fiorenzo Meneghelli - “Recupero delle opere fortificate dei Monti Lessini: architettura e paesaggio.”
12,00 - Alessandra Longo - "Di roccia, di carta e di pixel: l'immagine mediatica delle fortificazioni"

12,40 - Pranzo

Sessione 2 
14,20 - Mauro Minola - “Trinceramenti, ridotte, batterie e strade militari: elementi di un paesaggio alpino da conservare e valorizzare”
15,00 - Ettore Peyronel– “Opere fortificate minori nelle Valli Pellice, Chisone e Germanasca” 
15,40 – Ottavio Zetta– “Il mimetismo nelle opere fortificate alpine”
16,20 – Associazione Culturale La Valaddo e Associazione Culturale Vivere le Alpi (Davide Bianco - Luca Grande - Simona Pons):
- Presentazione del progetto Forti per Natura;
- Presentazione del libretto didattico trilingue (italiano, francese e patouà) “Nei forti con Carlotta: la marmotta delle valli pinerolesi”, ideato in collaborazione con il C.A.N.C. - Centro Animali Non Convenzionali di Torino
- Presentazione avanzamenti del progetto Atlante delle Opere Fortificate - Atlante delle Opere Fortificate: PHOTO edition

Domenica 2 settembre – Forte di Fenestrelle (TO)
Nell’ambito delle escursioni in lingua 2018:
ESCURSIONE ALLA SCOPERTA DEL FORTE SABAUDO DI FENESTRELLE

A cura della guida Michel Bouquet

Partenza ore: 9.00
Percorso: partenza dal Forte San Carlo, per poi percorrere per intero la meravigliosa e panoramica “Scala reale” con i suoi 3000 gradini collocati sul tetto della famosa scala coperta. In seguito si visitano le ridotte Santa Barbara, Porte e Ospedale e gli angoli più caratteristici della “Scala Coperta” dei 4000 scalini e si sale ancora fino a quota 1800 m. per visitare minuziosamente il Forte Valli.

Rientro previsto ore: 17.00 circa

Partecipazione gratuita

mercoledì 25 luglio 2018

Le Artiglierie del Regio Esercito al Forte Bramafam

#riceviamo&pubblichiamo dal Forte Bramafam:

Dall’agosto 2015, da quando ci fu posta la domanda se eravamo disponibili ad ospitare altro materiale d’artiglieria a Forte Bramafam, ha preso corpo il progetto di realizzare una mostra che narrasse l’evoluzione delle artiglierie del Regio Esercito. E’ stato un lavoro lungo e impegnativo, si è dovuto ricostruire il Magazzino d’artiglieria ridotto ai soli muri perimetrali dopo le demolizioni della fine degli anni Sessanta del Novecento, attuate per recuperare materiali da ostruzione per uso pubblico a Bardonecchia, ma come è nostra consuetudine non ci siamo tirati indietro. Un progetto impegnativo che è stato reso possibile grazie ai contributi della Compagnia di San Paolo, nonché della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e della Fondazione Magnetto.
Il Magazzino artiglieria dopo il recupero si presenta nel suo interno con un’infilata di locali, che si susseguono dalla sesta alla terza campata, caratterizzata dalle grandi arcate in muratura delle strutture portanti originarie.
Un’area di circa 600 metri quadri dove sono schierati quarantacinque pezzi di artiglieria di piccolo e medio calibro che narrano l’evoluzione dell’artiglieria del Regio Esercito dalla fine dell’Ottocento sino alla Seconda Guerra Mondiale. Una raccolta proveniente dal Museo Storico Nazionale d’Artiglieria di Torino che potrà essere vista nel suo sviluppo temporale dal cannone da montagna da 75 BR ret impiegato nella battaglia d’Adua, del 1° marzo 1896, all’imponente cannone da Corpo d’Armata da 152/45, la stessa bocca da fuoco che armava nella Prima Guerra Mondiale le corazzate della classe Caio Duilio. Poi la bombarda da 400 del Duca d’Aosta, con un susseguirsi di bocche da fuoco tra cannoni e obici tra le due guerre mondiali. Un’infilata di storia di bronzo e acciaio, eventi da ricordare e da non dimenticare, in alcuni casi da non ripetere.
Nella terza campata, oltre alle artiglierie antiaeree, in tre vetrine si susseguirà l’evoluzione delle mitragliatrici del Regio Esercito con sedici distinte armi dalla Gardner del 1886 sino alla Breda del 1937. Di rimando in una vetrina a sé stante diciannove armi automatiche individuali narreranno la loro evoluzione dalla Villar Perosa, all’intera evoluzione dei M.A.B. sino alla TZ 45.
Il viaggio nel tempo prosegue all’interno del forte, dove attraverso trentotto sale viene raccontata la storia del Regno d’Italia tra Ottocento e Novecento, accompagnati da 160 manichini che indossano uniformi originali, da oltre 2000 tra documenti e oggetti esposti. Una collezione costantemente aggiornata con i nuovi arrivi che tutti gli anni la vengono ad arricchire. 
Una storia che non è mai noiosa e che trasporta il visitatore molto spesso nel passato.

Nel 2018 Forte Bramafam sarà visitabile con il seguente programma di aperture.
  • Luglio: i sabati e le domeniche: 21, 22, 28 e 29
  • Agosto: tutti i giorni da mercoledì 1 sino a venerdì 31
  • Settembre: tutti i sabati e le domeniche: 1, 2, 8, 9, 15, 16, 22, 23, 29 e 30
  • Ottobre: tutti i sabati e le domeniche 6, 7, 13, 14, 20, 21, 27 e 28
Orari di apertura: 10.00 - 18.30 Ultimo ingresso ore 17.00
 
Per informazioni: 39 333 6020192, 39 339 2227228
e-mail: info@fortebramafam.it
www.fortebramafam.it - www.facebook.com/museofortebramafam 


mercoledì 11 luglio 2018

La dorsale tra Val Germanasca e Val Pellice (Prali)


L’esercito italiano, per agevolare gli spostamenti di uomini e mezzi, aveva realizzato tra fine ‘800 e inizio ‘900 una lunghissima mulattiera, ancora oggi perfettamente percorribile, che parte dal ricovero di Rocca Bianca, a monte delle cave di marmo, e prosegue a mezza costa, con un percorso praticamente pianeggiante, passando vicino al lago d’Envie e arrivando alla conca dei Tredici Laghi. Da qui poi, attraverso numerosi valichi, la mulattiera percorre in quota tutta la cresta spartiacque tra l’alta Val Germanasca (Prali) e la Val Pellice (Bobbio Pellice), fino ad arrivare al Passo della Gran Guglia e al Caposaldo Abries.
Questo tracciato è collegato al fondovalle di Prali attraverso altre mulattiere, che risalgono dal Vallone delle Miniere e dal Pian Littorio, permettendo all’escursionista diverse varianti per la discesa a seconda del tempo a disposizione, delle condizioni meteo e dell’allenamento fisico. Lungo il percorso, agevole e molto panoramico, si trovano i resti di postazioni, ricoveri e baraccamenti militari, per la maggior parte già abbandonati durante l’ultima guerra.
La prima struttura si incontra nella conca denominata Clapoû (2.237 m), appena superata la Costa Belvedere dopo i Tredici Laghi. Il “Ricovero Clapus” (così è chiamato nelle vecchie carte IGM) è realizzato completamente in pietra e controllava l’accesso al Colle Rousset, che porta in Val Pellice. Le condizioni dell’edificio fanno pensare che abbia subìto (come molti altri di quell’epoca) un lavoro di smantellamento, in quanto non vi sono più nemmeno i resti delle travature in legno e dei serramenti, mentre le lose che coprivano il tetto sono sistemate in ordine a fianco della struttura, pronte per essere trasportate altrove. Una mappa di fine ‘700 indica in questa zona la presenza di un corpo di guardia: non è da escludere che per la realizzazione dell’attuale struttura siano stati riutilizzati i resti di qualche fabbricato più antico.
La mulattiera prosegue arrivando al Colle Giulian (2.457 m), valico utilizzato da secoli per le comunicazioni tra le due vallate e, per questo motivo, spesso presidiato da soldati. Nulla rimane degli antichi trinceramenti che qui erano stati realizzati alla fine del ‘600, durante il “Glorioso Rimpatrio” dei Valdesi, e poi di nuovo alla fine del ‘700, quando si temeva un attacco da parte della Francia rivoluzionaria. Ma sulla cima del Monte Peigrò (2.712 m), che domina il colle a est, ci sono ancora i resti di cinque ampi terrazzamenti, disposti su quote diverse.



Il percorso a questo punto passa dal versante di Prali a quello di Bobbio Pellice: sulla sinistra del sentiero, ai piedi del Monte Giulian, si trovano i ruderi di un vecchio baraccamento militare, già abbandonato durante l'ultima guerra e ormai raso al suolo. L'assenza fra le macerie di lose del tetto e travature in legno fa pensare che la struttura, suddivisa internamente in cinque locali, sia stata smantellata e non semplicemente abbandonata; pochi residui di cemento segnalano che doveva essere intonacata. Nei pressi si trovano i resti di una vasca per la raccolta dell’acqua.

Sul versante opposto, non visibile dal sentiero ma raggiungibile in pochi minuti attraversando il crinale e scendendo un poco dal versante di Prali, vi sono i resti del ricovero del Col Giulian, realizzato alla fine dell‘800 con la stessa tipologia delle strutture presenti al Passo della Cialancia e al Passo Roux: pianta quadrangolare con l’aggiunta di un vano su mezzo lato, muratura in pietrame e tetto a due falde in tegole e lamiera, internamente suddiviso in due locali con soppalco. L’edificio, che presenta murature ancora parzialmente integre, era indicato nelle cartografie degli anni ’39-’40 come ricovero VI, atto ad ospitare 15 uomini e dotato di due mitragliatrici. Nel 1940, al fine di “evitare che eventuali successi avversari in una delle valli Pellice e Germanasca possano essere ampliati attraverso la dorsale che separa le valli”, si ritenne conveniente “dislocare, in corrispondenza del Col Giulian, elementi mobili consistenti”. A tale scopo fu prevista la trasformazione e ampliamento della struttura in una “casermetta difensiva” per 120 soldati, con un costo preventivato di ben 800.000 lire; i lavori si limitarono però alla realizzazione della piazzola, mentre nei dintorni restano le tracce di una buca nel terreno di circa due metri per tre, di difficile interpretazione. Si propose in seguito di spostare l’edificio sul versante della Val Pellice “per evidenti considerazioni di carattere operativo”.

Proseguendo, la mulattiera sale con alcuni tornanti ai piedi della Punta Chiarlera o Chiarlea (2.585 m), splendido punto panoramico sulle due vallate e, proprio per questo motivo, luogo privilegiato per osservatori di guardia allo scoperto. Sulla dorsale tra la punta e il sottostante Passo Dar Loup (2.532 m) sono anche presenti varie postazioni per mortai, realizzate con muretti a secco di sostegno al riparo della cresta e rivolte verso il confine francese, delimitato dalla Gran Guglia, dal Colle Abries e dal Gran Queyron, che da qui sono ben visibili.

Si scende quindi al Passo di Brard (2.454 m), da cui un vecchio sentiero, realizzato nel 1932 da un distaccamento di 50 uomini del genio, permetteva di continuare sul versante della Val Pellice, fino alla Punta Fiunira. Questo sentiero risulta oggi in pessime condizioni ed è parzialmente crollato, per cui se ne sconsiglia vivamente la percorrenza. Poco a sud del Passo di Brard sono ancora presenti delle camere da mina, utili a impedire il passaggio in caso di necessità.

Conviene invece seguire la mulattiera dal lato della Val Germanasca, la quale dopo un centinaio di metri incontra il sentiero che sale dal Vallone delle Miniere. Se si scende di quota per qualche minuto da questa parte, si incontra un pianoro in cui sono scavate una serie di fosse quadrate, rivestite in pietra a secco, e alcune piazzole, destinate probabilmente anch’esse a qualche struttura militare. 



La mulattiera principale, con alcuni saliscendi dovuti all’orografia del luogo, risale invece alla Colletta Viafiorcia (2.530 m), dove si diparte un’altra mulattiera militare che, con numerosi tornanti, scende a Pian Littorio. Al riparo della cresta sono individuabili i resti di un piccolo ricovero e di alcune piazzole. Questo tracciato, realizzato nel 1940, prosegue raggiungendo la località Piani di San Giacomo, da cui è possibile salire al Colletto della Gran Guglia, dove si trovano alcune strutture realizzate negli anni ’30 e ’40 del ‘900 nell’ambito del Caposaldo Abries

Dai Piani di San Giacomo parte un’altra mulattiera che permette di giungere ai ruderi di alcuni baraccamenti militari, realizzati probabilmente a fine ‘800 proprio sul crinale tra Val Pellice e Val Germanasca. Nonostante un rapporto dei servizi segreti francesi rilevasse che nel 1924 questi edifici fossero stati sistemati, gli stessi risultano indicati nelle mappe come abbandonati e in rovina alla fine degli anni ‘30. In vetta alla Punta Cerisira si trova il cosiddetto Baraccone di San Giacomo, una grossa caserma originariamente a due piani, di forma quadrangolare, con un altro corpo di fabbrica più piccolo e più basso addossato sul lato nord-est, che sembrerebbe essere stato fatto in un secondo tempo rispetto a quello principale. Questo edificio contiene due locali di dimensioni compatibili con WC o sgabuzzini e un terzo più grande che sembra non avere una vera porta, cosa che potrebbe fare pensare ad una stalla per i muli. Il corpo di fabbrica principale è composto dal piano terra, suddiviso in quattro vasti locali, e da un sottotetto molto ampio. Una canna fumaria installata murando una feritoia preesistente fa immaginare che il ricovero sia nato per un uso estivo e poi sia stato potenziato successivamente. Non si vedono tracce di scale in muratura che portino al sottotetto: potrebbe esserci stata una scala in legno interna e/o un passaggio esterno, viste le aperture delle dimensioni di una porta presenti all’altezza del sottotetto. La mancanza totale di residui di travi o altro legname fa pensare che l’edificio non sia stato abbandonato ma smantellato. Sui resti di intonaco rimasti sulle pareti si leggono alcune scritte, date e disegni. Durante la seconda guerra mondiale era in progetto la ristrutturazione o sostituzione dell’edificio con un ricovero (denominato “VII”) da 12 o 15 uomini, armato con due mitragliatrici. Ai suoi lati avrebbero dovuto sorgere due opere piccole tipo 15000, la n. 8/d a sud e la n. 8/e a nord, al fine di “rendere più solido il pilastro meridionale della posizione di resistenza in Val Germanasca e per dare un appoggio agli elementi mobili destinati per la difesa della bretella” tra il 1° e il 2° sistema (cioè Colle Abries e Bout du Col).
Proseguendo lungo la mulattiera si raggiungono i baraccamenti Fiunira, ubicati poco al di sotto dell'omonima cima. I due edifici sono ormai quasi rasi al suolo, restano solo alcune porzioni di muretti verticali e di un’intercapedine addossata al terreno. Poco oltre, sulla cresta che si affaccia sulla Val Pellice in direzione sud-est, in località Aparé di Brard, si trovano i pochi resti di un altro ricovero a pianta rettangolare. Secondo fonti dei servizi segreti francesi, nel 1932 era presente anche un osservatorio sulla vicina Punta La Bruna.
 



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Lo spartiacque tra Val Germanasca e Val Pellice

La zona dei Tredici Laghi e di Conca Cialancia (Perrero/Prali)


La conca dei Tredici Laghi ospita numerose strutture militari, le più importanti delle quali sono i Ricoveri Perrucchetti, costruiti tra il 1888 e i primi anni del '900 nell'ampio pianoro intorno al Lago della Draja e dedicati a Giuseppe Domenico Perrucchetti, uno dei fondatori del corpo degli Alpini. Complessivamente i ricoveri “ufficiali” erano otto. I primi che si incontrano lungo il sentiero che arriva dal Bric Rond sono i numeri 1 e 2: realizzati entrambi nel 1888/89 in muratura in pietrame e malta, il primo era strutturato su due piani (quello superiore soppalcato) e aveva un tetto piano Hausle, per una superficie complessiva di 228 mq; il secondo invece, simile nelle dimensioni, aveva però un solo piano e una copertura con tetto a due falde. Nei pressi dei due edifici se ne trova un terzo, molto più piccolo (un solo vano) e non intonacato, definito nella documentazione d’epoca come “Ricoverino aperto alli viandanti”.
Su una collinetta a sinistra si trovano i ricoveri n. 3 e n. 4: coevi dei precedenti, il primo era destinato esclusivamente agli ufficiali; entrambi avevano due piani e tetto piano, per una superficie rispettivamente di 107 e 155 mq. A destra, su un modesto rilievo da cui si domina il fondovalle, si trova il ricovero n. 5: composto da un solo locale, presentava su un lato una muratura tondeggiante sporgente dal corpo principale, destinata a punto di osservazione sul vallone sottostante. Proseguendo verso su-ovest si passa accanto ai ruderi di alcune strutture addossate al terreno, che probabilmente fungevano da depositi e magazzini.
Si giunge quindi al ricovero n. 6, che in origine aveva due piani (il secondo soppalcato) e tetto a due falde coperto con lastre di pietra, con alcuni locali aggiunti successivamente. Oggi del corpo principale della struttura restano solo poche parti delle murature, tranne una porzione ancora in piedi a cui è stato rifatto il tetto. Su una parete è presente una targa in pietra che reca incisa la scritta: “3° REGGIMENTO ALPINI - RICOVERO N. 6 - 1890 / 1909”. Alcuni anni fa, in una parte dell’area occupata dall’edificio era stato realizzato un bivacco in legno per gli escursionisti. Poco più avanti si trova il ricovero n. 8, una modesta struttura intonacata di forma pressoché cubica, composta da un solo locale di circa 20 mq. Sul lato opposto del Lago La Draja fa bella mostra di sé il ricovero n. 7, il più grande di tutti (868 mq): strutturato su due piani, aveva porte e finestre in legno rivestite di lamiera e poteva ospitare 250 uomini tra soldati e ufficiali. Il tetto piano è ancora in discrete condizioni. All’ingresso, su una lapide in marmo si legge: “RICOVERO N. 7 - ANNO 1900 - QUOTA 2386”.
In prossimità dei ricoveri si trova anche un cippo segnaletico, che riporta i tempi e la direzione per raggiungere il “Passo Rous”, la “Porta Cialancia” e il “Ricovero aperto”. Inoltre, su tutto il pianoro sono presenti molte incisioni su pietre e rocce, fatte dai soldati che hanno presidiato la conca dei Tredici Laghi, che riportano indicazioni dei reparti, nomi propri, date, ecc.. Una carta del 1902 mostra che la zona dei Tredici Laghi era collegata a Perrero tramite una linea telefonica permanente militare, che passava da Rocca Bianca e Malzas.
Tra gli anni ’20 gli anni ’30 i ricoveri vennero risistemati dai militari del 3° Reggimento Alpini, in quanto la zona dei Tredici Laghi fu utilizzata come punto di raccolta dei reparti e appoggio logistico alla difesa mobile effettuata durante la Seconda Guerra Mondiale, che aveva come obiettivo il Colle d'Abries. Da un confronto con una cartolina di fine ‘800, dove mancano ancora i ricoveri n. 7 e n. 8, si nota anche che alcune strutture (i ricoveri n. 1, n. 3 e n. 4) avevano una forma diversa rispetto a quella attuale, ovvero un solo piano e tetto a due falde (come i ricoveri n. 2 e n. 6), per cui questi edifici sono stati sicuramente rimaneggiati successivamente, in modo analogo a quanto avvenuto per i ricoveri di Rocca Bianca e dei laghi dell’Albergian. Oggi le strutture sono danneggiate e pericolanti, da visitare con cautela. Occorre tener presente che, quando sono stati costruiti, non solo non esistevano mezzi meccanici per arrivare a quelle quote, ma non esisteva neanche la strada carrozzabile che oggi arriva a Prali e che sarebbe stata costruita solo nei primi decenni del '900.



Salendo di quota lungo la mulattiera verso nord-est, si può raggiungere il lago Ramella o Rametta (2.586 m), conosciuto anche come il “Lago dei cannoni” per la presenza di due cannoni ancora in postazione nelle rispettive piazzole (caso unico in tutto il fronte Alpino Occidentale), posizionate sulla riva ovest dello specchio d’acqua a poche decine di metri l’una dall’altra. Facevano parte della 149ª batteria di artiglieria della G.a.F. (Guardia alla Frontiera), completata nel 1939, che era composta da 4 cannoni da 149/35 ad affusto rigido su ruote. La lunghezza della canna era di 5,82 metri, la gettata massima di tiro 16,5 Km, con cadenza media di un colpo ogni 6 minuti. Un grosso cuneo veniva collocato dietro alle ruote, per contrastare il rinculo provocato dallo sparo. Sui cannoni è ancora possibile leggere molti dati tecnici (peso, ditta costruttrice, ecc.), tra cui l’anno di realizzazione (1916 e 1917): si trattava pertanto di “gloriosi residuati” della guerra 1915-1918. Sulle rive del lago si trovano anche resti delle code d’affusto e di una delle canne. Le piazzole allo scoperto erano rivestite su tre lati con muri in pietra e cemento, a cui erano addossati un paio di metri di terra per attutire eventuali colpi in arrivo. Le altre due piazzole si trovano poco più a valle, a quota 2.575 m e 2.560 m, dove si possono vedere solo pochi resti dei cannoni: una coda d'affusto, parti delle canne, alcuni pattini dei cingoli.
Il compito della 149ª batteria era di battere il vallone di Abries per disperdere eventuali assembramenti o accampamenti di truppe nemiche sistemati fra il paese di Abries e la piccola borgata di La Monta, base di partenza per una possibile azione offensiva attraverso il Colle della Croce. Durante le operazioni del 1940, la batteria aprì più volte il fuoco sui paesi di La Monta e di l'Echalp; nel vallone di Abries tutt'oggi delle lapidi ricordano le vittime dei bombardamenti. Nel 1950 la batteria venne smantellata e tutto il materiale ferroso possibile fu recuperato: i cannoni posizionati sulle rive del Lago Ramella vennero privati della volata (tagliata con la fiamma ossidrica), dei sistemi di puntamento e degli otturatori.
A est del lago, dietro una collinetta, si trovavano un magazzino e i baraccamenti per i serventi, di cui restano solo poche tracce di murature in pietra e cemento e alcuni rottami metallici. Dal momento che non fu possibile trovare in loco sabbia idonea per la costruzione del ricovero, la stessa fu trasportata da Ribba, circa mille metri più in basso. Sul dosso tra il ricovero e il lago si notano resti di due appostamenti semplici all’aperto. Più in basso, lungo il sentiero poco sotto i Laghi Verdi, si trovano i resti di un parapetto in pietra lungo alcuni metri: in questa zona una carta del 1940 indicava la presenta di una postazione per mortai. Era in progetto anche una teleferica, che partiva dalle miande di Fondo sopra Indiritti e arrivava a monte del Lago dell’Uomo, poi sostituita da una tra la Conca Cialancia e i Tredici Laghi, ma nulla di tutto ciò fu realizzato.
Sui colli e le creste che circondano la conca dei Tredici Laghi si trovano altri ricoveri militari costruiti nel 1889 dal 3° Reggimento Alpini. Quelli del Passo della Cialancia e del Passo Roux avevano la stessa tipologia: una struttura quadrangolare con l’aggiunta di un vano su mezzo lato, muratura in pietrame e tetto a due falde in tegole e lamiera, internamente suddivisa in due locali con soppalco. Lo stesso modello fu usato anche per il ricovero del Colle Giulian. Sull’edificio del Passo Roux, intitolato al soldato Alberto Martino, risultavano effettuati dei lavori ancora nel 1938. Oggi di queste strutture restano solo pochi ruderi, collegati da una splendida mulattiera militare che, seguendo il filo di cresta, costituisce un ottimo e facile percorso per gli escursionisti.
Al Bric Rond, presso l’arrivo della seggiovia, si trovano i resti del ricovero del Cappello d’Envie, intitolato al maresciallo Giovanni Balmas. L’edificio era a un solo piano con sette vani e tetto a doppia falda; successivamente fu modificato realizzando un tetto piano (come i Ricoveri Perrucchetti). Altri lavori vennero eseguiti nel 1938. Secondo fonti dei servizi segreti francesi, negli anni Venti vi era in zona anche un altro ricovero, a forma di semicerchio e munito di feritoie, oltre a una polveriera scavata nella roccia a circa 200 metri di distanza.
Il ricovero del Cournourin, presso l’omonimo passo a sud-ovest dei Tredici Laghi, risulta invece in discreto stato di conservazione: le murature sono ancora parzialmente intonacate, con gli angoli esterni in pietra da taglio. L’interno era costituito da un solo locale al pianterreno, più un soppalco abitabile in legno; tramite una serie di feritoie era possibile controllare il vallone che risale al Colle Rousset. Sulla vicina Punta Cournourin si rinvengono alcuni appostamenti protetti da muretti a secco. Lungo la mulattiera che dai Tredici Laghi va verso il Colle Giulian, nel tratto in cui si percorre la Costa Belvedere, si trovano alcune camere da mina, realizzate probabilmente negli anni ’30 del ‘900, che servivano a far saltare la strada in caso di necessità. Su alcune targhe in pietra sono incisi i dati delle strutture.
Esisteva anche un progetto per collegare con una strada la zona dei Tredici Laghi con il vallone di Faetto, nel territorio di Perrero. Questa infrastruttura partiva dal fondo della Val Germanasca, poco dopo l’abitato di Trossieri, e risaliva tutto il vallone fino ai laghi di Conca Cialancia (2.445 m), presso cui si trovano i resti di alcuni baraccamenti militari. I lavori iniziarono nel 1938, e alla fine dell’anno risultavano già realizzati 13,5 Km; nel 1940 si aprì il transito fino all’Alpe Lauson, mentre nel 1942 si raggiunse Conca Cialancia, con un tracciato complessivo di 22 Km. Da qui, la strada avrebbe dovuto proseguire (pare addirittura con un tunnel sotto il Passo Cialancia, che non fu mai realizzato) fino al versante di Prali, dove si trovavano i Ricoveri Perrucchetti.



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La zona dei Tredici Laghi - Conca Cialancia (Prali/Perrero)
Vallo Alpino: le postazioni dei Tredici Laghi (Prali)