domenica 8 luglio 2018

Vallo Alpino: le caserme di Villa e Pomieri (Prali)

A Prali, nei pressi della borgata di Pomieri, si trovava un gruppo di casermette, alcune delle quali oggi sono diventate parte del campeggio “Lago Verde”. Di fronte, dall’altra parte del torrente, vi era un altro gruppo di sei casermette, oggi completamente scomparso: queste strutture, che venivano affittate per campi studio estivi, erano già state danneggiate da un’alluvione nel maggio 1948, e nella seconda metà degli anni '70 sono state completamente demolite dal Comune per garantire la sicurezza del luogo. Oggi rimangono appena visibili piccoli tratti del basamento di un muro perimetrale.

Poco a valle della frazione Villa di Prali si trovava la caserma “Tenente Giovanni Grill”, che era la struttura militare più grande della zona. Fu costruita nei primi anni ‘900 e, dopo l'abbandono dell'uso militare negli anni ’60, è stata colonia per un certo tempo, dopodiché l'abbandono ha portato a un progressivo deterioramento, conclusosi con la demolizione di quasi tutti gli edifici. Sulla destra vi era l’ampia caserma per la truppa, composta da due piani più sottotetto, mentre sul lato opposto trovavano spazio le scuderie, le latrine diurne e la fossa del letame. Sul terzo lato un grande locale ospitava un magazzino, la cucina, il refettorio, lo spaccio e una sala convegni, oltre al lavatoio e alla fontana. In un secondo tempo si aggiunse sul lato sinistro un ulteriore edificio denominato “cinema”. Il perimetro occupato dal complesso è tuttora facilmente identificabile, ma le strutture originali sono scomparse a parte la garitta all'ingresso, sul lato verso il torrente Germanasca, e un magazzino nell’angolo nord-est. L’area ospita attualmente alcuni impianti sportivi e la scuola elementare del paese.

Poco a monte della caserma, in una zona al limitare del bosco a ridosso della frazione Villa, si trovano i resti del deposito munizioni, costituito da due edifici di cui uno circondato da un terrapieno. Di queste strutture oggi resta ben poco: solo alcuni pilastri in cemento e qualche terrapieno.


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Vallo Alpino: le caserme di Villa e Pomieri (Prali)

La zona di Pian Littorio e del Fontanone (Prali)

Salendo verso il Colle d’Abries, dopo Bout du Col la strada attraversa la località Fréiboujo, detta anche “Pian Littorio” durante il periodo fascista. Qui si trovano alcune strutture che risalgono alla prima metà del XX secolo,ma l'uso militare della zona è precedente: sulla “Guida delle Alpi Occidentali” di Martelli e Vaccarone del 1889, edito dal Club Alpino Italiano, si legge: “[…] la strada si divide in due rami che però si ricongiungono nuovamente più lontano nella regione Fraibugia, presso le rovine dell'antico Baraccone ed ai piedi della roccia detta Grande Aiuguille”. Effettivamente, nei pressi del bivio per la mulattiera militare che sale verso il Passo di Viafiorcia (realizzata nel 1940 per raggiungere la zona della Gran Guglia e la dorsale con la Val Pellice), leggermente a monte della strada sterrata si possono ancora individuare i ruderi di un edificio in pietra, che a quanto pare era già definito “antico” e “in rovina” alla fine dell’800. Nella “Carta degli Stati Sabaudi” del 1852 in tale zona è indicata una costruzione, con accanto una scritta interpretabile come “Rupie di Frai –bouge”. Anche la successiva carta IGM del 1881 riporta la presenza di una struttura, definita come “Baracca”. Sul terreno circostante sono inoltre visibili le tracce di alcune piazzole rettangolari, ospitate in avvallamenti naturali appositamente spianati per ospitare tende o baraccamenti. Altre due piazzole si trovano poco sotto, a fianco della strada sterrata. Chissà che non si tratti di qualche resto delle strutture difensive, indicate nelle carte di fine ‘700, realizzate con lo scopo di rallentare un’eventuale offensiva proveniente dalla Francia rivoluzionaria.
 
Nell’ambito del "Vallo Alpino" venne edificata la stazione di monte della teleferica che sale da Bout du Col. La costruzione di questa infrastruttura, inizialmente inserita nel programma lavori 1940-41, subì alcuni ritardi e ripensamenti a causa della scarsità di risorse economiche disponibili. La teleferica era azionata tramite un acquedotto a monte di Fréiboujo che trasportava l'acqua alla stazione di arrivo, dove veniva messa nelle benne discendenti che per gravità scendevano a valle, consentendo di far risalire un peso corrispondente. Benché fosse ufficialmente definita una teleferica “portaferiti”, che avrebbe dovuto servire a evacuare rapidamente i feriti in caso di combattimento in zona, non risulta sia mai stata utilizzata per tale scopo, mentre è stata invece usata per portare a valle militari vittime di assideramenti e, continuamente, per portare in quota uomini, armi e materiali anche per costruire le altre strutture in quota che compongono il Caposaldo Abries.
Nel pianoro a nord della strada sono ancora visibili molti dei basamenti dei cavalletti che sostenevano la teleferica, situati a distanza ravvicinata. È la conseguenza di un'esigenza tecnica che nasce dalla necessità di far passare un valico alla teleferica: in sostanza succede che se la fune portante si piegasse in modo repentino, gli sforzi cui sarebbe sottoposta comprometterebbero la sopravvivenza dell'impianto. Il cavo perciò deve sempre essere posato sui cavalletti libero di assumere la cosiddetta forma a “catenaria”, che è caratteristica di una fune o catena sospesa fra due sostegni. Questo deve succedere anche quando la curva è al rovescio: la fune deve avere la stessa forma ma con la curva verso l'alto. Per ottenere questo risultato, non potendo contare sulla forza di gravità, occorre calcolare che forma deve avere e predisporre una serie di sostegni che la determinino in modo forzoso. 
Alle spalle della stazione della teleferica si trova il ricovero II, una casermetta realizzata tra il 1939 e il 1940 quasi a ridosso della parete rocciosa: a un solo piano e pianta rettangolare, poteva ospitare 40 soldati. A entrambe le costruzioni è stata smontata la copertura dopo la guerra. Nei pressi si rinvengono alcune postazioni all’aperto, protette da terrapieni, e poco più a monte una grande piazzola rettangolare, in un avvallamento naturale del terreno.

Sul versante opposto della vallata rispetto a Pian Littorio, in località Fontanone, dove la vecchia mulattiera che passa per il Raccias si congiunge alla pista sterrata che sale da Bout du Col, si trovano i ruderi dell’opera 11, una struttura di tipo 15000 che puntava in direzione del Col d’Abries e che è stata fatta saltare in base agli accordi del dopo guerra, i quali prevedevano la distruzione delle strutture militari entro una certa distanza dal confine. Sul dosso a nord-est è individuabile una postazione all’aperto, da cui si poteva controllare il fondovalle. Poco più in basso sullo stesso versante si trovano anche i resti di un piccolo fabbricato, che era sede della Milizia Confinaria ed è noto nella toponomastica locale come “La baracco dî prepozé”, la “baracca dei preposti”, intendendo i preposti al controllo delle frontiere. L’edificio, che risale probabilmente alla fine dell’800 (come gli analoghi ricoveri del Lago Verde e del Col d’Abries Vecchio), è a pianta quadrata, costruito in pietra “quasi” a secco e intonacato sia internamente che esternamente.  Si trovava in un punto strategico, in una strettoia che costituiva un passaggio obbligato per i transiti da e verso la Francia attraverso il Col d’Abries. Un rapporto degli anni ’20 giudicava l’edificio “agibile e in buono stato”. Attualmente, il tetto e parte dei muri sono crollati.


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La zona di Pian Littorio (o Freibougio) e del Fontanone (Prali)

Vallo Alpino: lo sbarramento arretrato Perrero


Lo Sbarramento Arretrato di Perrero costituiva la terza linea difensiva realizzata in Val Germanasca, dopo quelle del Colle Abries e di Bout du Col. Realizzato nel 1939, era formato da due piccole opere tipo 7000, denominate 250 e 251, situate poco a monte dell’abitato di Perrero, nei pressi del Ponte Rabbioso, sui due versanti della vallata che in questo punto si biforca: da una parte la valle principale che prosegue verso Prali, dall’altra si apre il vallone di Massello. Entrambi armati con due mitragliatrici, i bunker avevano il compito di battere le strade che discendono dalle suddette vallate. Anche lo stesso Ponte Rabbioso era stato minato, in modo da poter essere fatto saltare in caso di necessità.

L’opera 250 si trova in sinistra orografica e raggiungerla è semplicissimo: appena prima di superare il Ponte Rabbioso, si prende a destra la provinciale per le borgate San Martino – Maniglia – Chiabrano e dopo un centinaio di metri si può lasciare l’auto in uno spiazzo lungo la strada. Il bunker si trova sulla sinistra, facilmente individuabile dopo pochi passi nel bosco, nonostante sia completamente rivestito di pietre e terra allo scopo di mimetizzarne la presenza. Si entra in un primo stanzino spoglio, per poi passare nella camera principale dove si trovano le due postazioni per mitragliatrice. Il soffitto è parzialmente dipinto di bianco, forse per aumentare la luminosità dell’interno, e vi si trovano i fori per garantire l’aerazione del locale. E’ inoltre presente un condotto per una fotofonica (mai installata) di collegamento con l’opera 251.

L’opera 251 si trova sul versante opposto, in destra orografica, nei pressi di un’area attrezzata per pic-nic raggiungibile con una strada asfaltata che devia a sinistra dalla Provinciale all’uscita del paese. Lasciata l’auto occorre salire su per il versante boscato, tenendosi verso monte; purtroppo non ci sono particolari punti di riferimento per individuarlo. Il bunker è praticamente gemello del n. 250: rivestimento con pietre per la mimetizzazione della struttura, un primo stanzino più una seconda camera con le due postazioni per mitragliatrice, vano per impianto fotofonico orientato verso l’altra opera. Alla base del bunker è visibile una striscia di cemento che sembra appartenere alle fondamenta: probabilmente, durante la costruzione è stato riportato terreno fino all'altezza del rivestimento in pietre, poi il tempo e le intemperie hanno fatto scomparire il riporto esponendo le fondamenta. Una particolarità di entrambe le due opere è che il cemento intorno alle feritoie si presenta fortemente corroso.

Sulla strada che sale verso Massello è ancora oggi visibile una delle numerose interruzioni stradali che erano state predisposte negli anni ’30: si trova all’interno del ponte sul Germanasca, nei pressi del bivio per borgata Plancia, a circa 2 Km dal Ponte Rabbioso. Sul destro una scala in ferro scende lungo il pilastro, raggiungendo la stretta entrata della camera di mina. In caso di bisogno, il ponte poteva essere fatto saltare, interrompendo così la via di comunicazione con il fondovalle. Molte altre interruzioni erano state predisposte anche sulla strada tra Perrero e Prali, minando non solo i ponti ma anche le rocce, nei tratti dove la valle si restringe. Una di esse, la n. 128, fu progettata nel 1932 in località “Fontana” (probabilmente poco a monte dell’attuale sede di “Scopriminiera” in loc. Paola): era composta da tre pozzi verticali profondi 5 metri, terminanti ciascuno con una camera da mina che ospitava l’esplosivo.

Lo sbarramento si completava con la caserma della G.a.F. “Samuele Mathieu”, posta lungo la Strada Provinciale 169 appena a monte dal concentrico di Perrero, dove si trovava la sede del comando del Sottosettore VI/b "Germanasca" nell’ambito del Vallo Alpino. La struttura, ancora in buone condizioni, si compone di due edifici di grandi dimensioni a tre piani di colore arancio-rossiccio, adibiti agli ufficiali e alla truppa, di un edificio più piccolo a un solo piano di colore giallo che serviva per la cucina e i servizi, e di un deposito-scuderia costruito in pietra e oggi in parte crollato, oltre a un'ampia tettoia.

In appoggio allo sbarramento vi era anche il sito della batteria Monte Castello, realizzata alla fine del XIX secolo (1897-1898) sulla rocca che domina Perrero, a sud-est del capoluogo nei pressi della borgata Eirassa.




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Vallo Alpino: lo sbarramento arretrato Perrero

sabato 19 maggio 2018

Visita teatralizzata al Fort Mutin

Sabato 2 giugno l' Associazione Culturale LaValaddo e l' Associazione Culturale "Vivere le Alpi", in collaborazione con lo Sportello Linguistico Pinerolese e il Comune di Fenestrelle e grazie ai finanziamenti ex L. 482/99 per la lingua francese - attività di sportello linguistico itinerante,

PROPONGONO

un pomeriggio alla scoperta della storia e delle lingue del Fort Mutin di Fenestrelle accompagnati dal Gruppo Storico Reggimento Savoia.

La partecipazione è gratuita.
 
 

martedì 13 febbraio 2018

Il Palazzo Ricca di Castelvecchio (Bricherasio)

Il palazzo della famiglia Ricca di Castelvecchio venne edificato dopo le burrascose vicende che coinvolsero il paese di Bricherasio tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600, con l'assedio da parte dei Savoia per riconquistare il borgo occupato dai francesi. La famiglia nobiliare in precedenza risiedeva nel Castelvecchio, ed in seguito in un altro palazzo poi inglobato nelle fortificazioni del Lesdiguières.

Il Palazzo Ricca di Castelvecchio è un edificio a due piani fuori terra con pianta ad L, copertura semplice a falde e giardino. Venne ampliato verso il centro cittadino prima nel Seicento, poi ingrandito a metà Ottocento ed infine venne completamente restaurata la facciata verso il giardino nel 1910 in stile Liberty.
Il prospetto principale è contraddistinto da un ingresso pedonale con cornice in pietra che sorregge due colonnine ed è scandito dalla sequenza delle finestre del primo piano, decorate alternativamente da cornici semplici e a timpano.  Il prospetto posteriore si affaccia sul giardino ed ha un profilo disomogeneo; l'estremità est, più curata, è costituita da una terrazza con portico al piano terra, un loggiato chiuso al primo piano con affresco raffigurante lo stemma del casato e un sottotetto illuminato da finestrelle polilobate inserite in una cornice decorativa bicroma.

Il palazzo oggi è di proprietà dei baroni Andreis, ereditato negli anni ottanta da una cugina l'ultima contessa di Castelvecchio. Si trova in Via Vittorio Emanuele II, in prossimità del Palazzo Cacherano di Bricherasio, ma non è accessibile né visitabile in quanto proprietà privata.


Palazzo Ricca di Castelvecchio ‐ Foto: Luca Grande e Simona Pons
Dettaglio delle decorazioni ‐ Foto: Luca Grande e Simona Pons