La parte alta della Val Varaita che da
Casteldelfino conduce al Colle dell’Agnello venne fortificata con la
realizzazione di tre diversi capisaldi a copertura del Vallone dell’Agnello e
di quello di Vallanta.
A supporto dei capisaldi, vennero
edificate alcune opere di complemento. In
primis la caserma in frazione Castello a Pontechianale, la cui
struttura è stata in seguito ristrutturata e ospita ora il rifugio Alevé. Ai
piedi dell’attuale diga, invece, sono ancora visibili i dieci piccoli
fabbricati che fungevano da deposito e magazzino per munizioni e materiali.
Inoltre, sempre nella frazione Castello, vennero realizzate due piccole opere
in caverna, lo sbarramento di levante e lo sbarramento di ponente,
poste ai due versanti della Rocca di Castello e destinate a coprire con due
mitragliatrici tutta l’area sottostante. Inoltre, a sovrastare, a monte, la
zona del lago, presso la località Grange Cucet, nei pressi dell’attuale Rifugio
Savigliano, vi era una spianata che ospitava “la 93° Batteria G.a.F. armata con cannoni da 75/27.”.
a.
Il Caposaldo Saint Veran
Posto a sud del
Colle dell’Agnello, il Vallone di Saint Veran costituiva, prima della
realizzazione della strada del Colle dell’Agnello del 1971, un possibile valico
alternativo per varcare la frontiera. All’estremo orientale dell’abitato di
Chianale è sita la caserma intitolata a Nino Curti, che poteva
ospitare sino a 200 uomini. All’inizio del bosco, innanzi alla caserma, si
trova il Centro 11, realizzato in caverna e consistente in un piccolo
ricovero a due ingressi.
Risalendo il
Vallone di Saint Veran, “su versante
destro prima del torrente Pinsonniere si trova l’Opera 10…impianto di
tipo 7000 in parte interrato, armato da tre mitragliatrici che battevano il
fondo del vallone”. Attualmente
sono visibili i ruderi della casamatta in calcestruzzo.
Proseguendo
oltre, oltrepassato il rio Pinsonniere, si trovano i pochi resti dell’Opera
204, opera di tipo 7000 dotata di cannone anticarro che in seguito fu
demolita in ossequio ai trattati di pace. All’altezza dell’opera, nel pendio
roccioso retrostante, si trova la Caverna G, vasto ricovero idoneo ad
ospitare una trentina di uomini.
“Continuando nella risalita all’altezza delle
grange Pian Vasserot si stacca sulla sinistra il vallone dell’Antolina; nella
costa Buscet che si sviluppa sullo spigolo dei due valloni si trovava l’Opera
205. Si trattava di un’opera in caverna del tipo 200, armata con due
mitragliatrici che battevano il fondo del vallone di Saint Veran, incrociando
il fuoco con le armi dell’antistante 10 bis.”.
Il Centro 10
bis è l’unica opera edificata sul versante sinistro del vallone di Saint
Veran. Essa consta di un piccolo ricovero e di due casematte per due armi di
mitragliatrici idonee a battere sul vallone e sull’abitato di Chianale.
Sempre
ricomprese nel caposaldo, benché ne siano distaccate, sono da considerarsi la
pregevole Caserma della Tour Real, posta sulle pendici dell’omonima
cima, il Ricovero Colle Longet, posto sulla testata del Vallone di Saint
Veran e il Ricovero Colle Veran, posto sull’omonimo colle.
b.
Il Caposaldo Chianale
Il Caposaldo
Chianale si sviluppa, invece, dall’abitato di Chianale lungo la dorsale che fa
da spartiacque con il Vallone dell’Agnello, denominata Cresta Sela.
Dopo
un quarto d’ora di salita, si scollina sul vallone erboso sovrastante l’abitato
di Chianale, da dove si gode di una vista invidiabile sino al lago artificiale
più a valle. Dirigendo lo sguardo a monte, tuttavia, si intravede con facilità
il malloppo in calcestruzzo dell’Opera 7. Tralasciando, momentaneamente, la
visita all’opera, si risale lungo il sentiero a mezzacosta in direzione est e
quindi si devia verso la Cresta Sela. In una decina di minuti si giunge quindi,
alla Caserma H, che appare all’improvviso a 2350 m. s.l.m. e si compone
di un edificio a pianta rettangolare con corridoio interno e stanze varie,
idonea ad ospitare circa 60 soldati.
Sulla
cresta rocciosa soprastante si raggiunge in pochi passi l’Opera 5, con
ingresso posto sul versante rivolto a Chianale e con tre postazioni per
mitragliatrici idonee a controllare tanto il Vallone dell’Agnello quanto il
sottostante fondovalle verso Chianale.
Quale metro più
a monte, in cima alla cresta, si trova l’osservatorio di Cresta Sela
che, posta ad un’altitudine di 2450 m. s.l.m., consta di un monoblocco in cemento
armato, fatto saltare dopo il trattato di pace del 1947, che permetteva un
controllo totale del vallone di Chianale e del vallone laterale che conduce al
Colle dell’Agnello.
Più
a monte si rinviene ancora la Casermetta E, a quota 2600 metri di
altitudine, con una caratteristica copertura a botte.
Osservatorio
di Cresta Sela - Foto di Luca Grande, Andrea Panin e Gabriele Ricotto
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Ridiscendendo
verso valle, si distinguono agevolmente i malloppi delle Opere 6, 7bis e 7
e la discesa in tale direzione consente la visita a ciascuna delle tre opere in
quest’ordine. Tutte e tre le opere sono speculari; realizzate secondo la
circolare 200, si compongono di un malloppo per mitragliatrici battenti il
sottostante fondovalle, che si raggiunge attraverso un breve corridoio dall’ingresso
posto sul lato italiano.
Ridiscendendo
ulteriormente il bel prato di questo versante, si incontra in poco tempo l’Opera
8, simile alle precedenti ma dotata di due mitragliatrici e soprattutto con
la peculiarità di avere parecchie iscrizioni ben leggibili all’interno. Da tale
opera, spingendosi a mezzacosta verso est, si giunge in pochi passi alla Caverna
12, piccolo ricovero scavato in roccia.
Un’ulteriore
discesa sin quasi alla strada provinciale ci conduce all’Opera 9, a
pochi metri dalla carreggiata stradale. Quest’opera è più complessa e dall’ingresso
si giunge ad un piccolo ricovero che a sua volta è collegato con due distinti
malloppi per tre armi complessive idonee a battere sulla strada sottostante.
Anche in questo caso, proseguendo a mezzacosta verso est si giunge a un piccolo
ricovero denominato Caverna 11 bis.
Le
ultime opere di questo caposaldo sono spostate e situate sullo sperone roccioso
che funge da secondo versante del Vallone dell’Agnello. Appena due tornanti
dopo l’incrocio che conduce al Colle dell’Agnello, si giunge in pochi minuti
all’inconfondibile Ricovero Carlo Emanuele III. La poderosa costruzione,
edificata negli ultimi anni dell’800, conserva intatta la muratura esterna e le
bellissime targhe in pietra che lo individuano ed era idoneo ad ospitare più di
cento uomini.
Opera
9bis - Foto di Luca Grande, Andrea Panin e Gabriele Ricotto
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Ricovero
Carlo Emanuele III - Foto di Luca Grande, Andrea Panin e Gabriele Ricotto
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Una
volta oltrepassato il ricovero, spingendoci in direzione Chianale verso la
scarpata, si inizia una ripida discesa di alcune decine di metri lungo il manto
erboso del crinale, sino a tagliare nettamente a sinistra in un pianoro. Da
qui, con alcune decine di metri di ulteriore discesa, sempre ripida si giunge
all’ingresso dell’Opera 9bis. Questo, interamente in caverna, non è mai
stato completato e si compone di un lungo corridoio che porta alle due armi che
battevano il sottostante fondovalle verso Chianale.
Ultima opera
del caposaldo era il piccolo ricovero che sovrastava il Colle dell’Agnello che
oggi non è più visibile.
c.
Il Caposaldo autonomo Losetta-Vallanta
Benché i
progetti per questo caposaldo fossero decisamente più consistenti, la copertura
di questo settore di confine con la Val Po fu affidata in sostanza alla sola Caserma
del Passo della Losetta e ad alcuni N.A.S. (Nucleo arma supplementare) che
non prevedevano la realizzazione di opere in muratura.
La caserma,
ancora visibile, è edificata sul Passo della Losetta, sotto alla cresta di
Punta Seras ed era in grado di ospitare una quarantina di uomini.