mercoledì 5 ottobre 2022

Il Forte di Fenestrelle

La costruzione del complesso fortificato di Fenestrelle, trae spunto dall’esistenza dell’ormai vetusto forte Mutin, fatto costruire nel 1694 da Luigi XIV, il quale era posto nel fondovalle, sulla sponda destra del torrente Chisone e venne facilmente conquistato dalle truppe sabaude di Vittorio Amedeo II nel 1708, dopo appena 15 giorni di assedio.

Come accennato in premessa, con il trattato di Utrecht del 1713 l'alta val Chisone ed il forte Mutin passarono, quindi, ufficialmente ai piemontesi. Il re di Sardegna, negli anni '20, ritenne inadeguato il sistema difensivo rappresentato da tale fortezza (nonostante l’integrazione di alcune ridotte e trinceramenti) ed affidò ad Ignazio Bertola, conte d'Exilles, il compito di progettare nuove fortificazioni a Fenestrelle.

Il complesso fortificato, concepito come una struttura a serravalle sul versante sinistro orografico, comprende tre forti (San Carlo, Tre Denti, Valli), tre Ridotte (Carlo Alberto, Santa Barbara, Porte) e due Batterie (Scoglio, Ospedale), collegate fra di loro da un sistema di scale, di cui la più nota è la Scala Coperta di 4000 gradini. I lavori iniziarono nel 1728 con la realizzazione, nella parte alta, delle tre Ridotte (Elmo, Sant'Antonio, Belvedere) che costituiscono ancora oggi il Forte Delle Valli. Venne poi, progressivamente, integrata la preesistente ridotta costruita dai francesi, che prese il nome di Forte Tre Denti, infine, si procedette all'edificazione del Forte San Carlo.

Quest’ultimo è quello più prossimo alla città di Fenestrelle ed è raggiungibile in pochi minuti mediante l’automobile svoltando a destra dalla S.S.23 in direzione Sestriere.


RIDOTTA CARLO ALBERTO



La parte più recente della struttura fortificata è la Ridotta Carlo Alberto, dal nome del re che dispose i lavori. Originariamente la ridotta era costituita da due edifici contigui, posti sulla sinistra orografica del Chisone, strategicamente a cavaliere della strada regia, l'attuale S.R. 23. Il fabbricato ancora esistente, a pianta quadrata, di forma troncopiramidale è strutturato su 5 piani, di cui 2 sotto il livello della strada, con stanze tutte voltate «alla prova di bomba». Era munito di numerose bocche da fuoco - 11 su ogni lato della strada.

La parte orientale mancante fu fatta saltare a colpi di mina, nel luglio del '44, da partigiani della divisione “A. Serafino”, nell'intento di rallentare l'opera di rastrellamento e la marcia dei tedeschi verso l'alta valle. Questo corpo che si componeva di 4 piani, controllava direttamente l'importante arteria di fondovalle tramite un ponte levatoio e una saracinesca in ferro per ognuno dei due lati, che ne bloccavano il passaggio. La Ridotta Carlo Alberto era inoltre corredata di locali di caricamento e di una polveriera denominata «della tagliata», collocata poco distante nell'omonimo fossato, che sale fino alla tenaglia occidentale di Sant'Ignazio.

Una trincea, protetta da una cortina traforata da feritoie ancora esistente, collegava la ridotta con la «colombaia», vale a dire l'antico Chateau Arnaud.

FORTE SAN CARLO

Il complesso del San Carlo sorge ove un tempo si trovava la ridotta des Aiguilles, edificata dai francesi per garantire la difesa ravvicinata del Fort Mutin.

Il Forte San Carlo è il fulcro del fortilizio di Fenestrelle, in quanto sull'ampia Piazza d'Armi, si affacciano gli edifici più rappresentativi: il Palazzo del Governatore, il Padiglione degli Ufficiali, la Chiesa (poi utilizzata come deposito munizioni) e, non molto distanti, i tre quartieri militari. Da questo piazzale, sotto la torre dell'orologio e di fianco all'ingresso secondario del San Carlo, parte anche la famosa Scala Coperta di 4000 gradini che costituisce l’attrattiva più nota della struttura.


Alla sinistra della piazza, rispetto all’ingresso, è sito il Palazzo del Governatore, che con pianta rettangolare, dispone di tre piani fuori terra ed uno sotterraneo ed è munito di ingresso porticato con sovrastante loggia.

L'interno è costituito da numerose sale, tutte dotate ancora di caminetti in pietra, fra le quali due spiccano per importanza, entrambe situate al primo piano: la prima è il "quadrato militare", l'ufficio del Governatore (colui che comandava l'intera piazzaforte, di norma un colonnello) e la seconda è la sua cucina personale, munita di caminetto, di un lavandino, di un piccolo forno, di un magazzino adiacente per derrate alimentari e provvista, un tempo, di quelle attrezzature necessarie per la preparazione e il consumo dei pasti per il governatore e pochi altri ufficiali. Era questo uno dei tanti privilegi di cui godeva il comandante; un altro era quello di poter vivere al secondo piano di questo palazzo con la sua famiglia. Attualmente la struttura ospita la mostra permanente “Gli animali del Governatore”.

Il padiglione degli ufficiali, voluto da Vittorio Amedeo III con la funzione di prigione di Stato e reclusorio militare per ufficiali, è storicamente il palazzo più importante del complesso. Un colossale edificio con possenti mura in pietra e volte in mattoni, abbellito verso la Piazza d'Armi da uno splendido portale in pietra, si estende su cinque piani più uno sotterraneo: costituito da 44 stanze (tutte corredate di caminetto), solo una piccola parte di esse erano utilizzate come alloggi regolari per ufficiali, tutte le altre «ospitavano» i prigionieri e militari agli arresti. Nei piani inferiori erano ubicate le cucine e i magazzini viveri del Forte San Carlo. Sono tuttora presenti, in buono stato di conservazione due forni a riverbero per la panificazione e due calderoni usati, ai tempi, per la preparazione del rancio. Nel sotterraneo un pregevole pozzo in mattoni serviva ad attingere alla cisterna idrica sottostante, contenente circa centomila litri.

Nelle celle del palazzo furono imprigionati illustri personaggi: lo scrittore François Xavier de Maistre vi scrisse il suo capolavoro («Un voyage autour de ma chambre»); un altro letterato, J.X. Saintine, ambientò nel forte un suo romanzo; Stendhal ne «La certosa di Parma» cita la fortezza come uno dei più temuti carceri sabaudi. Dal 1809 al 1813 venne imprigionato per ordine di Napoleone, assieme ad altri eminenti prelati, il cardinale Bartolomeo Pacca, segretario del papa Pio VII, ed è leggendo le sue «Memorie» (1830) che si comprende quanto penoso e sofferto fosse il soggiorno in questo luogo: “La condanna di Fenestrelle faceva in quei tempi spavento in Italia, quanto sul farlo nelle parti settentrionali la relegazione in Siberia”. La cella in cui Pacca fu rinchiuso è l'unica che conserva degli affreschi, con stemmi sabaudi dipinti in epoca posteriore. Durante la restaurazione e per tutto l'800 tanti altri personaggi conobbero quelle celle, seppure alcuni per breve tempo: il principe Carlo Emanuele Dal Pozzo della Cisterna, Giuseppe Bersani (che alcuni storici indicano come figlio illegittimo di Carlo Felice), alcuni liberali della "Giovine Italia", mons. Luigi Franzoni, arcivescovo di Torino, in seguito alla promulgazione, da parte del parlamento subalpino delle leggi Siccardi riguardanti riforme ecclesiastiche da lui osteggiate; sei ufficiali garibaldini dopo gli avvenimenti dell'Aspromonte ed alcuni soldati papalini dopo la presa di porta Pia a Roma. Anche il Gioberti fu tradotto qui prima di riuscire a farsi commutare la pena con l'esilio. Il Padiglione degli Ufficiali ed in generale tutto il forte mantennero questa funzione di prigione di Stato e di «istituto militare di correzione» (come si legge ancora sulle pareti dell'atrio d'ingresso) per ufficiali agli arresti di fortezza, fino al primo dopoguerra. Il carcere fu chiuso dopo un ultimo processo celebrato nel 1920 a Fenestrelle nel tribunale di «Port Arthur» (antico caseggiato posto in fondo al paese) contro alcuni detenuti fuggiti dal forte di Bard.

I quartieri sono tre lunghi edifici, larghi 11 metri, a tre piani, disposti parallelamente uno dietro l'altro sul ripido pendio, contraddistinti in facciata da un mirabile ballatoio in pietra grigia. Originariamente adibiti a ricovero per le truppe, furono poi molto usati come reclusorio militare e come prigione per galeotti, tant'è che hanno mantenuto il nome originato da questa funzione primaria: «les forçats». Ogni piano dei Quartieri era provvisto, sul lato orientale, di «utilissime» latrine, con due turche. Sono nettamente visibili da fuori le due condotte degli scarichi fognari del secondo quartiere, rifatte negli anni '20 di questo secolo e mai mascherate alla vista.

Più a monte, la Polveriera di Sant'Ignazio è la più importante del complesso; di pianta quadrata, dotata di tripli muri perimetrali di notevole spessore per proteggere la camera delle polveri da eventuali bombe nemiche e le costruzioni vicine in caso di una esplosione interna. Per illuminare, in tutta sicurezza, l'interno del magazzino delle polveri, furono realizzate due finestrelle delimitate, internamente, da lastre di vetro intelaiate ed, esternamente, da sportelli metallici, muniti di serrature. Dentro questo spazio, tra i due battenti, veniva collocata la lampada a petrolio. L'edificio era fornito di sistema parafulmine, sostituito nel 1930 da una «schermatura» metallica tale da formare una gabbia di Faraday.

 

FORTE DEI TRE DENTI

Il forte è posto sulla sommità di una ripida dorsale rocciosa, a quota 1400 m., sui resti di una ridotta francese del ‘600.

Il forte fu dotato di batterie d'artiglieria e di poche costruzioni, in parte ricavate nella roccia viva, utili per il proprio fabbisogno interno: un baraccamento per soldati ed ufficiali, una polveriera a pianta quadrata e con copertura in lose, in posizione leggermente staccata ed isolata e dotata anch'essa di curiosa torretta parafulmine di forma troncoconica; un basso fabbricato, del quale restano ora pochi ruderi, utilizzato forse come stalla per i muli; una cisterna idrica e un nuovo acquedotto sotterraneo. Questo acquedotto è un piccolo capolavoro di ingegneria idraulica: sotto il Forte Tre Denti, una condotta artificiale, alta 130 cm e larga 80 (percorribile tranquillamente da una persona), lunga 424 m., si addentra in profondità nella montagna andando a prelevare l'acqua da una sorgente naturale attiva tutto l'anno. L'acquedotto poi proseguiva a fianco della Scala Coperta, all'interno di una struttura in muratura coperta da lastre in pietra, alimentando oltre che il Forte Tre Denti anche il Forte San Carlo. Percorrendo, poi, una galleria che attraversa tutto il forte, si raggiunge “l'uscita del soccorso”: un ponte levatoio, del quale restano parte delle travature del bilanciere a parallelogramma, consentiva di uscire verso il lato piemontese, nella pineta di Mentoulles. Tale accesso secondario, presente in tutte le fortezze antiche, era protetto lateralmente da un Corpo di Guardia, munito di feritoie e ricavato nella nuda roccia del costone.

Venne, tra l’altro, eretta la Garitta del Diavolo, ottimo e panoramico punto di osservazione realizzato a strapiombo sulla cima di una rupe, alta oltre 20 m., che sovrasta il Forte Tre Denti ed è raggiungibile percorrendo una ripida e stretta scalinata a sei rampe.

Curiosa è l’origine del nome: durante i lavori di costruzione dell’osservatorio, l’opera che i manovali innalzavano durante il giorno veniva improvvisamente smantellata durante la notte ed ogni mattina gli operai ritrovavano un cumulo di macerie al posto della costruzione. Ovviamente tali eventi furono attribuiti al diavolo, mentre invece pare fossero (più umanamente) alcuni abitanti di Fenestrelle che non volevano un forte ed i militari vicino alla loro casa.

 


 

FORTE DELLE VALLI

Il complesso del Forte delle Valli, composto dalle ridotte Belvedere, Sant’Antonio e dell’Elmo, è la più risalente di tutto il complesso, in quanto da qui iniziarono i lavori di costruzione dell’opera.

La ridotta Belvedere è la più estesa e completa delle tre: è collegata dalla Scala Coperta e da quella reale. Da quest'ultima originariamente si accedeva alla Porta Reale attraversando un ponte levatoio, costituito da tre parti, una sollevabile e due fisse, costituite da passerelle in legno di larice poggianti su due alti muri battiponte che si ergono ancora per quasi 10 metri dal fossato sottostante. All'interno dell'edificio è ancora visibile il pesante bilanciere a travi in legno che azionava la breve levatoia con l'ausilio di contrappesi. Questa costruzione è chiamata anche il tempietto per la presenza di elementi decorativi «classici» che le conferiscono un aspetto tipico degli edifici religiosi. Sopra il portale ad arco a sesto ribassato, è incisa la scritta “Forte Valli, quota 1727 m”. Non distante dalla Porta Reale si trovano il magazzino delle polveri ed il Corpo di Guardia a tre piani. L'organizzazione interna della polveriera è identica alla polveriera Sant'Ignazio. Dietro alla polveriera si trovano i tre quartieri, molto simili a quelli del Forte San Carlo, con tre piani fuori terra e due piani seminterrati. Nei piani superiori vi erano le camerate per i soldati (gli ufficiali dormivano nel III quartiere, organizzato internamente in stanze più piccole ed arricchito nella facciata a sud da tre stupende balconate in pietra). Nei piani inferiori, oltre ai magazzini, vi erano le cucine (con due forni in mattoni e due calderoni), i refettori e le due cisterne idriche, l’una da 100 mila litri d'acqua, l’altra da 280 mila litri. Di particolare bellezza è la cappella in testa al III quartiere, con facciata barocca in granito giallo.

La Ridotta Belvedere aveva in dotazione 20 pezzi d'artiglieria, di cui 7 posti in casamatta sul fronte occidentale e sud-occidentale, e gli altri in piazzole a cielo aperto, distribuiti sull'intero perimetro. La Ridotta Belvedere comunica con quella successiva, la ridotta Sant'Antonio, tramite un ponte fisso centrale ed una coppia di ponti levatoi laterali a «caponiera»; a sua volta questa ridotta è collegata con quella superiore, l'Elmo, con altri tre ponti analoghi a questi. In due dei quattro ponti a caponiera è stato rifatto da alcuni anni l'assito in legno, per consentire la visita guidata anche della porzione superiore del complesso fortificato.

 


La ridotta Sant'Antonio è di dimensioni modeste, consta di un unico fabbricato per metà ricavato nella roccia viva e comprendente una polveriera e otto stanzette per l'esigua guarnigione, inoltre, sul tetto a terrazza erano postati due mortai o pezzi di piccolo calibro.

La ridotta dell'Elmo (il cui nome deriva, per analogia, dal fatto che, come un elmo, protegge la testa della struttura) ha una facciata molto simile a quella della Sant'Antonio munita di cinque finestre difese da robuste sbarre in ferro e di un piccolo portale ad arco a tutto sesto, preceduto da un terrazzino di accesso. È questo l'unico ingresso alla ridotta, che è sormontata da sette casematte sul lato ovest.

Una «doppia tenaglia gigliata» conclude in cima la fortezza, circondata tutt'intorno da un camminamento con postazioni per fucilieri e collegata alla strada di Pra Catinat dal “Ponte Rosso”. Una galleria interna conduce ancora oggi alla Scala Coperta che, quindi, dal Forte San Carlo giunge al punto più alto del fortilizio.

BATTERIE E RIDOTTE

Nel tratto compreso fra il Forte Delle Valli e il Forte Tre Denti, all'interno del poderoso muraglione contenente la Scala Coperta e fungente da elemento di unione e sbarramento, furono installate altre opere militari per potenziare la capacità di difesa: le Batterie dello Scoglio e dell'Ospedale e le Ridotte Santa Barbara e delle Porte. Postazioni intermedie, di dimensioni contenute, ma fondamentali nel sistema di difesa generale.

Partendo dal basso, poco dopo il Forte Tre Denti, si raggiunge la batteria dello Scoglio, contraddistinta dalla presenza di tre piazzole a cielo aperto poste a scalare lungo il pendio, sopra le quali erano piazzati cannoni o mortai, nonché di un unico basso e modesto fabbricato che fungeva da magazzino e da stazione ottica.

Successivamente si incontra la Ridotta Santa Barbara (1550 m), composta da un edificio in pietra, di forma tronco piramidale, con mura assai inclinate e spesse anche 6 metri, addossato su due lati nella montagna. Il fabbricato è su due piani: al piano superiore dormiva la guarnigione, al piano terreno un grosso locale, corredato di caminetto in pietra, fungeva da refettorio e magazzino.

Un pozzo consentiva di prelevare l'acqua dalla sottostante cisterna tuttora colma d'acqua ed una galleria interna conduce ancora oggi alla Scala Coperta.

Elemento caratteristico è il collegamento con la strada dei cannoni della Santa Barbara, che avviene tramite un ponte levatoio.

La Ridotta Delle Porte (1680 m) è leggermente più grossa ma molto simile alla precedente sia per distribuzione interna dei locali, sia per forma esterna ed impianto tipologico, sia per la presenza di due postazioni d'artiglieria in barbetta sul tetto e del montacarichi per i proiettili. La ridotta è preceduta da una polveriera di 36 mq con accesso indipendente dalla Scala Coperta, edificata ad est sul versante protetto del crinale.

Infine, a breve distanza, si trova la batteria dell'Ospedale, postazione che presenta due piazzole di tiro ed una riservetta per munizioni inserita nella galleria che conduce alla Scala Coperta. Nel secolo scorso, le cannoniere delle due aree di tiro furono modificate per poter adeguatamente ospitare le mitragliatrici Gardner il cui compito era quello di proteggere da vicino il sottostante fossato con tiro «d'infilata» (radente alle mura). La batteria dell'Ospedale deve probabilmente il suo nome ad un vicino casermone utilizzato come ospedale, costruito però fuori dalle mura, sul lato nemico.

I RISALTI

I risalti sono quei gradoni giganti, posizionati sul lato francese, visibili strategicamente anche da molto distante che contraddistinguono il fortilizio di Fenestrelle e formando una “gradinata


titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, sorgenti uno sul capo dell'altro, dandosi di spalla a vicenda” (De Amicis, Alle porte d'Italia). Sono 28, hanno una larghezza complessiva di quasi 20 metri e sono internamente collegati fra di loro da rampe e scalinate e si susseguono fino alle pendici del Forte Tre Denti con andamento serpeggiante, dando luogo a tre bastioni: S. Carlo, Beato Amedeo, Sant'Ignazio.

Hanno inizio dalla «doppia tenaglia di Sant'Ignazio», estrema struttura posizionata a sud-ovest che delimita e protegge inferiormente il forte S. Carlo e la sua porta reale.

All'interno dei Risalti erano posizionate le artiglierie per la difesa attiva della fortezza: cannoni, mortai, obici di varie dimensioni e potenza (e in ultimo anche mitragliatrici Gardner). La maggior parte dei Risalti (22) sono piazzole a cielo aperto delimitate da quattro alte mura, con muri di cortina traforati di cannoniere e feritoie per i fucilieri, mentre i restanti sei Risalti furono dotati, nell'800, di casamatte, cioè di postazioni per artiglierie chiuse da una copertura voltata a prova di bomba.

 

LA SCALA COPERTA

Con i suoi 3996 gradini è nel suo genere uno degli elementi più caratteristici della piazzaforte ed unica in Europa. Larga 2,10 m e alta 2,35 con muri spessi oltre 2 m, illuminata da strette feritoie che garantiscono pure il ricircolo dell'aria, essa si snoda per quasi 2 km, con un dislivello di 530 m, all'interno di una galleria artificiale, collegando un forte con un altro e tutte le sezioni fra di loro. Cinque duplici ponti levatoi («trabocchetti») potevano bloccarne il percorso ed isolare le singole parti. In caso di necessità, i due tavolati, incernierati con una parte fissa centrale, venivano issati verticalmente tramite catene che scorrevano lungo delle carrucole murate alla volta, scoprendo il fossato colmo d'acqua e profondo 5 - 6 metri. Era una strategica via di comunicazione soprattutto in caso di avverse condizioni climatiche o di eventuali aggressioni nemiche, poiché, nonostante la ripidità di alcune rampe, poteva essere percorsa anche da muli e da grossi carichi trainati o frenati dai grossi anelli fissati alle pareti. In corrispondenza del Forte Tre Denti alla Scala Coperta principale, per un breve tratto, se ne affianca una seconda, di quasi 300 gradini, illuminata solo da lunette poste in alto. Essa termina sul terrazzo poco sopra la Garitta del Diavolo dove ha inizio «la Scala Reale»: una via a cielo aperto di 2500 gradini.

Fenestrelle - Forte sabaudo - Foto di Luca Grande

Trinceramenti e opere tra Val Chisone e Val Susa

 

1)   I trinceramenti dell’Assietta (Usseaux)

Consistono in un vero e proprio reticolato di trincee e muri a secco che si estende per centinaia di metri sulla dorsale tra Val Chisone e Val Susa intorno alla “Testa dell’Assietta” (2566 m.s.l.m.); la zona così come il vicino Colle delle Finestre risultano fortificati sin dal ‘600. Sebbene sia da dopo il Trattato di Utrecht che vennero massicciamente potenziate dai Savoia; qui si svolse la celebra battaglia dell’Assietta nel 1747, quando circa 40.000 francesi comandati dal Conte di Belle Isle tentarono una sortita che venne fermata dai circa 7.000 austro-piemontesi al comandi di Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio. Ancora oggi i triceramenti sono ben visibili sul terreno.

2)   Le fortificazioni del Colle delle Finestre (Usseaux-Meana)

Sebbene la struttura oggi visibile al colle sia frutto dell’architettura ottocentesca con sensibili ammodernamenti novecenteschi, le prime opere fortificate sul valico risalgono al 1597. Sin dal decennio precedente, infatti, sono documentati passaggi e scontri militari sullo spartiacque tra truppe sabaude e francesi. Il forte sarà, poi, oggetto di numerosi nuovi passaggi di comando anche nel secolo successivo che ne determineranno un deciso ammodernamento per mano francese nel 1707. Ciononostante, dopo la rottura dell’assedio di Torino e la riconquista sabauda delle vallate, i francesi si ritireranno dalla ridotta, facendola saltare; nella prima metà del ‘700 i Savoia nell’ambito del grande progetto di fortificazione dello spartiacque a monte di Fenestrelle, riadatteranno il forte del Colle delle Finestre inserendolo in un sistema di trinceramenti, ancora oggi parzialmente visibili.

3)   I trinceramenti del Colle delle Fattières (Usseaux)

Come le precedenti opere descritte, anche sul colle delle Fattières, alle pendici del monte Pintas, nel corso del ‘700 vennero realizzate opere di fortificazione e trinceramento che fungessero da complemento e collegamento con tutte le opere della piazzaforte del Colle delle Finestre. Sebbene le stesse siano state demolite alla fine del XVIII secolo in ossequio al Trattato di Parigi, ancora oggi, prestando un po’ di attenzione, si può riconoscere sul terreno lo sviluppo dei trinceramenti.

4)   I trinceramenti sui Colli della Rossa, Malanotte, Sabbione, Orsiera, Vallette, Blegier, Costapiana e Bourget

Questi colli costituiscono tutti i valichi (intervallati dai già menzionati Colli delle Finestre e Fattières) che si trovano sullo spartiacque Val Chisone – Val Susa a partire – circa – da Villaretto di Roure sino al Sestriere.

Tutti quanti i colli sono stati oggetto di fortificazione con linee di trinceramento nel corso del ‘700.

Il Colle della Rossa, addirittura, ospitò un presidio di milizie sin dalla fine del ‘500 in occasione delle guerre franco-sabaude per il Marchesato di Saluzzo.

Trinceramenti sul Colle di Malanotte – Foto di Davide Bianco

Tra tutte le opere fortificate, quelli di maggior rilievo storico, nonché quelle ancor oggi visibili, sono quelle edificati sul Colle dell’Orsiera che videro numerosi scontri nel 1707 quando i francesi tentarono di resistere all’avanzata sabauda dopo la rottura dell’assedio di Torino. Del pari, il Colle delle Vallette fu protagonista nel 1708, quando un presidio austro-piemontese riuscì ad arrestare il passaggio di una colonna di francesi diretta verso il Fort Mutin con l’intento di romperne l’assedio posto proprio dai sabaudi. Il Colle delle Vallette fu ulteriormente rinforzato con altri trinceramenti dopo il Trattato di Utrecht e dotato anche di un piccolo ricovero.

Meno visibili, invece, sono le tracce dei trinceramenti e di una piccola ridotta sul Colle Costapiana, mentre sui restanti colli non rimangono tracce evidenti di opere fortificate sebbene ve ne sia menzione nelle cartografie storiche.

Usseaux - Colle Assietta Usseaux - Colle delle Finestre e Pintas

Opere nel comune di Sestriere

   Ricoveri e baraccamenti sul Monte Genevris (Sestriere)

In prossimità della vetta del Monte Genevris, alla fine del XIX secolo erano stati edificati alcuni ricoveri destinati ad ospitare ufficiali e truppe e a costituire un magazzino in altura. Di tali strutture restano oggi pochi resti visibili, così come rimangono intuibili alcuni terrazzamenti regolari rivolti verso la val Chisone che avevano quale scopo l’installazione di batterie mobili d’artiglieria.

 Ricoveri sul Moncrons (Sestriere)

Come quelli sulla vetta del Genevris, anche questi ricoveri furono edificati sul finire dell’800 allo scopo di ospitare presidi stabili di truppe in altura e magazzini.


Di tali edifici restano oggi pochi resti visibili, così come rimangono intuibili alcuni terrazzamenti regolari rivolti verso la val Susa che avevano quale scopo l’installazione di batterie mobili d’artiglieria.

 Ricoveri e baraccamenti sul Monte Fraiteve (Sestriere)

Nei pressi dell’arrivo della seggiovia in cima al Monte Fraiteve si possono vedere vari resti di edifici militari, in particolare, sono visibili due depositi nascosti dalla cresta rocciosa, nonché i ruderi di due ricoveri di discrete dimensioni: il primo poteva ospitare 7 ufficiali e 250 uomini, il secondo 10 ufficiali e 350 uomini[1]. Scendendo nei pressi di Roccia Rotonda, sono rinvenibili altre costruzioni e, in particolare, gli scavi di due postazioni per artiglieria.

  Il Forte di Champlas Seguin (Sestriere)

Costruito nell’omonima borgata intorno negli anni novanta dell’800, si sviluppava a forma di pentagono irregolare circondata da un ampio fossato. Sul lato Nord si trovava l’ingresso principale da cui si accedeva ad una sorta di caserma-difensiva ad un solo piano fuori terra in grado, però, di ospitare circa 100 uomini; oltre questa struttura, vi era una lunga galleria sotterranea ad anello che percorreva parte del perimetro fortificato. La polveriera era ubicata al centro del forte che era circondato e protetto da terrapieni, al di sopra dei quali erano disposte in barbetta le due batterie difensive composte da 6 cannoni da 149 e da altri armamenti con gittata minore che battevano la zona della valle di Thures e della strada proveniente dal Monginevro. Oggi rimangono ben distinguibili i fossati, anche se sono in parte riempiti dal materiale derivante dai crolli, pochi resti della caserma e la galleria di servizio che risulta essere ancora in parte agibile, così come le postazioni di artiglieria.

L’opera, che per dimensioni era seconda solo alla batteria dello Chaberton, rimase operativa sino al disarmo del 1915 e in seguito venne utilizzata soltanto come deposito proietti e magazzino. Merita un cenno, a tal proposito, l’episodio di sabotaggio del 6 giugno 1944, quando partigiani autonomi della Val Chisone fecero saltare un magazzino di proietti ivi stipati, onde impedire l’appropriazione di questi da parte dei tedeschi.


[1] Minola M., Assietta tutta la storia dal XVI secolo ad oggi, Susa Libri, 2006, p. 187.

Sestriere - Champlas Seguin
Sestriere - Galleria Monte Rotta Sestriere - Ricovero Fraiteve Sestriere - Sbarramento arretrato Sestriere - Sbarramento Genevris - Galleria Col Basset - Caverna di Comando Assietta