domenica 10 aprile 2016

Il Castello, poi Forte San Michele di Bricherasio


Foto: ©Luca Grande e Davide Bianco

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Per saperne di più: http://atlante-operefortificate.blogspot.com/2016/04/il-castello-poi-forte-san-michele-di.htmlFoto: ©Luca Grande e Davide Bianco
Pubblicato da Atlante delle Opere Fortificate su Sabato 9 aprile 2016

domenica 3 aprile 2016

Castelli tra terra e mare: la Fortezza dell'Isola Palmaria

La Batteria Umberto I sorge immersa nel Parco dell'Arcipelago di Porto Venere, patrimonio dell'UNESCO, e fu costruita su progetto del Tenente Colonnello Ferdinando Spegazzini tra il 1887 e il 1889 nell'ambito del progetto di miglioramento della difesa del Golfo di La Spezia.


Tutta la struttura doveva sostenere la cupola in ghisa che ospitava l'armamento della batteria ed era costituita da 15 scudi trapezoidali disposti l'uno accanto all'altro e da due piastre a coprirne il cielo. 
Particolari sono le murature, costruite con la pietra calcarea locale, e caratteristiche per l'alternanza di un tessuto murario costituito da conci in pietra da taglio perfettamente liscio con elementi specialistici in corrispondenza delle bozze angolari, delle bucature ad arco e del basamento, lavorati in forma di bugnato rustico fortemente aggettante.

Oggi la Batteria è stata completamente ristrutturata mantenendone la qualità architettonica primitiva.

Testo: Simona Pons
Foto: http://www.wikispedia.it/mediawiki/index.php?title=BATTERIA_UMBERTO_I

sabato 26 marzo 2016

Vallo Alpino: Caposaldo Crosenna (Bobbio Pellice)



Dopo aver realizzato le opere dello Sbarramento di Villanova, lo Stato Maggiore ed il Genio di Torino, analizzando le difese, si accorgono di un evidente lacuna nei sistemi difensivi della Val Pellice, dovuta alla considerazione che eventuali aggressori provenienti dai colli laterali avrebbero facilmente potuto aggirare le opere di Villanova. Così, tra il 1940 e il 1941 venne realizzato il Caposaldo Crosenna, composto dalle opere 31 e 32 e da un ricovero presso il Col Content, oltre a una mulattiera di collegamento con Villanova.
Interessante la ricostruzione documentale operata da Marco Boglione, che ci illustra come “la costruzione dei due bunker, dell’osservatorio e del ricovero non desta troppe preoccupazioni: le difficoltà maggiori riguardano la mulattiera” e vengono menzionate le difficoltà derivanti non tanto dalla conformazione rocciosa del terreno quanto dal dislivello, le quali circostanze, unite insieme, determinano la necessità di numerosi tratti con il sostegno di muri di rinforzo.
Per raggiungere il Col Content (2.108 metri s.l.m.), una volta giunti a Villanova, si oltrepassa il parcheggio e si continua in auto la carrozzabile sterrata sino al cartello di divieto d’accesso. Da qui ci si incammina a piedi e dopo appena un centinaio di metri si imbocca il sentiero a destra seguendo le indicazioni “Col Content – Alpe Bancet – Colletta Faure”. Per tutto il primo tratto la strada militare è pressoché invisibile a causa di una frana che ne ha cancellato le tracce, così che la salita procede regolare ma ripida in un bel faggeto nel vallone del Rio Pissoi. Usciti dalla boscaglia, il sentiero prosegue con ripidi tornanti, più o meno lunghi, sempre facenti parte della strada militare che, benché in buona parte crollata, conserva ancora spettacolari elementi e pregevoli muri di sostegno ai tornanti.
Si giunge così, in poco più d’un paio d’ore da Villanova, sino al ricovero XI, composto da 5 vani (compresa una piccola cucina) e adatto ad ospitare una trentina di uomini. La prima struttura visibile sono le latrine, in un corpo distaccato dalla caserma, quindi, lasciandosi alle spalle la strada militare che sale sino all’Alpe Bancet, si devia per aver contezza del buono stato del ricovero, costruito a ridosso della parete rocciosa ma protetto da un’intercapedine.
Proseguendo in direzione del Col Content, si giunge rapidamente all’opera 31, posta accanto al colle e consistente in una casamatta per mitragliatrice con ormai buona parte del rivestimento in pietra distaccatosi a mostrare la sottostante struttura in calcestruzzo.
Volgendo lo sguardo verso l’altro versante del colle, si scorgerà senza alcuna difficoltà l’opera 32, gemella della 31 e anch’essa composta di una casamatta per mitragliatrice, idonea a battere tutto il sottostante Vallone del Crosenna, cui il Col Content funge da spartiacque rispetto al Vallone della Resiassa. Quest’opera, in particolare, vede al suo interno alcuni graffiti dei militari che vi prestarono servizio.
Nei pressi delle due opere sono presenti alcuni basamenti di cemento, probabilmente utilizzati per una teleferica di collegamento con il fondovalle, oltre ai resti di una postazione-osservatorio, mentre poco a monte del colle si scorgono tracce di alcune postazioni per artiglierie leggere. Se invece si scende lungo il sentiero che raggiunge il sottostante alpeggio della Crosenna, si incontra uno sbancamento di notevoli dimensioni lungo la linea del crinale, destinato ad accogliere l’opera 33.
In alcuni documenti dei comandi militari si legge che “per le necessità determinate dalle sue funzioni, si ritiene necessario di aumentare la solidità dello sbarramento di Colle Content, integrando le opere già esistenti con un'opera media tipo 15.000 a 4 armi (33/a) ed una piccola a 2 armi (31/a)”. Quest’ultima era prevista lungo il sentiero verso l’Alpe Bancet, a nord del colle, dove ancora oggi si rileva un piccolo scavomentre la 33/a avrebbe dovuto essere realizzata tra la 32 e la 33: proprio quest’ultima, che era stata appena iniziata, venne quindi soppressa in favore della nuova opera 15000. Come ulteriore rinforzo al caposaldo fu progettato anche un bivacco a Colle Passon, presso la punta Resiassa sopra al Col Content.
Lungo la mulattiera che collega l’alpeggio Crosenna alla strada di fondovalle per Villanova, a circa 1.580 metri di quota, in una zona in cui il versante si presenta ripido e impervio, si possono infine individuare sei fornelli per camere da mina, che servivano a far saltare il sentiero in caso di necessità, bloccando così l’accesso al vallone. Ognuno di essi reca ancora una targa, incisa nella pietra, con alcuni dati di riferimento.



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Vallo Alpino: Caposaldo Col Content o Crosenna (Bobbio Pellice)

venerdì 25 marzo 2016

Vallo Alpino: Caposaldo Villanova (Bobbio Pellice)



La costruzione dello sbarramento di Villanova subì numerose indecisioni, ritardi e ripensamenti da parte dell'Amministrazione Militare durante la fase di progettazione delle opere e delle sistemazioni difensive. Si incominciò a parlare di “opere difensive da costruirsi nella zona di Villanova Pellice a sbarramento delle provenienze dal colle della Croce e dalla valle Crosenna”, nel 1936. Vennero effettuati alcuni studi sul posto che si tramutarono in progetti particolareggiati. Il progetto comprendeva 7 opere in caverna tipo circolare 200 disposte a semicerchio dalla dorsale del Courbarant alle pendici occidentali della Val Crosenna. L'armamento totale di queste opere era di 12 mitragliatrici.
Lo Stato Maggiore bocciò lo studio chiedendo ai progettisti di andare a verificare sul posto se vi era il rischio di discesa dal confine di carri armati, prevedendo nel caso affermativo una adeguata difesa anticarro. Quando tutti furono d'accordo che il progetto primitivo andava bene, erano passati 2 anni e lo Stato Maggiore sospese i lavori, preferendo impiegare il poco denaro a disposizione in altre zone ritenute più a rischio.
Lo sbarramento di Villanova fu quindi costruito in tutta fretta nel 1940: visto il grave ritardo, si preferì costruire le opere con la tipologia 7000 senza prevedere alcun adeguamento alla circolare 15000, distribuita alla fine del 1939. Lo sbarramento era formato - da nord a sud - da 5 opere, numerate rispettivamente 1, 2, 7, 8 e 3, oltre che da una mulattiera e una teleferica di collegamento con il Col Content. All’inizio del 1940 vennero effettuate varie proposte per il rafforzamento dello sbarramento con opere in caverna, adatte a resistere ai medi calibri, data “l’importanza della posizione, per le sue caratteristiche riassuntive delle provenienze di oltre confine”, che fece ritenere “indispensabile un conveniente potenziamento sia nel senso della fronte, sia nel senso della profondità”. Tali progetti non videro alcuna concretizzazione, essenzialmente per problemi di risorse economiche.
Giunti all’abitato di Villanova, fa ancora bella mostra di sé la Caserma Monte Granero (ricovero X), dirimpetto al parcheggio alla fine della strada asfaltata. Realizzata tra il 1939 e il 1940, poteva ospitare 60 uomini. Purtroppo, lo stato di abbandono del bene, ancora in possesso del demanio militare, mostra tutta l’incuria del tempo e della mala gestione della struttura. Attraversata la borgata, l’ultima casa sulla destra, accanto alla fontana, mostrerà ancora lo scudo ed il gladio, simboli della Guardia alla Frontiera, a sovrastare il motto “Resistere ad ogni costo”.
Proseguendo, può agevolmente scorgersi, in mezzo ad un prato a sinistra, sull’altro lato del Pellice, una piccola struttura che apparentemente pare una baita, ma che avvicinandosi, attraversando il ponte in legno ed il pianoro erboso, rivela la sua natura bellica: è l’opera 8. Posta a circa 1.250 metri di altitudine sulla destra orografica del torrente Pellice, l'opera 8 è la più bassa del caposaldo Villanova. Tipica opera di tipo 7000, il suo compito era di coprire, con la sua arma di mitragliatrice, il fondovalle e le pendici del Mirabouc. In ottimo stato di conservazione, l’opera aveva l'ingresso posizionato nella parte posteriore, verso l’abitato di Villanova, ed era dotata di una porta stagna e di una fotofonica idonea a comunicare con l’abitato, ove verosimilmente era predisposta una stazione fotofonica mobile da campo. Dopo l’ingresso, un breve corridoio conduce dapprima ad un piccolo ricovero per il personale e quindi alla casamatta dell'arma, dove sono ancora visibili le guide metalliche per la mitragliatrice e varie nicchie destinate a contenere le munizioni.
Se si scende verso valle su questo lato del Pellice, seguendo una pista sterrata fino alla sua conclusione, si giunge ad un grande ripiano di roccia proprio di fronte alla borgata di Villanova. Qui è possibile rinvenire gli scavi dell’opera 8/a, l’unica opera media tipo 15000 tra quelle previste che è stata almeno iniziata: avrebbe dovuto essere armata con due mitragliatrici e un cannone anticarro e controllare tutto il caposaldo. Furono effettuati solo alcuni sbancamenti e brevi tratti di galleria (l'accesso risulta chiuso da un muro di pietra), mentre sul dosso roccioso soprastante si notano i resti di due appostamenti.
Qualora, invece, dal parcheggio posto prima dell’abitato di Villanova, si risalga la carrozzabile per la conca del Prà, appena oltrepassata la biforcazione per il pian della Crosenna, notiamo una costruzione appena sotto il ciglio della strada: questa è l’opera 7, a cui, tuttavia, si sconsiglia l’accesso a causa dell’esposizione della via per raggiungerla e delle numerose rocce crollate sopra e intorno alla struttura. Aveva la funzione di coprire con la sua arma di mitragliatrice la località Mirabucas ed era in comunicazione con l’opera 3.
Pochi passi oltre l’opera 7, dalla strada principale si dirama un ripido stretto sentierino che porta alle opere 1 e 2, autentici piccoli gioielli fortificati all’interno delle strutture del Vallo Alpino occidentale. L’opera 1 è posizionata su un costone roccioso a 1.500 metri di altitudine ed è l’unica opera di tipo 7000 di tutto il Vallo Alpino ad avere ben 6 mitragliatrici, puntate sul vallone del Rio Crosenna e sulle pendici del Mirabouc, per contrastare eventuali nemici provenienti dai valloni laterali rispetto al Colle della Croce (Colli della Malaura e dell’Urina). La struttura è disposta su due piani: quattro armi al piano superiore e due al piano terra. La parte frontale dell'opera, inoltre, non si presenta su un fronte piano, ma sfalsata, così da permettere alle armi di ogni fronte di avere campi di tiro differenti. L’ingresso è sul lato italiano e presenta alla sinistra un condotto per fotofonica idonea a permettere la comunicazione con l’opera 3, posta sull’altro versante della valle. Oltrepassato un piccolo ricovero, un breve corridoio conduce alle postazioni di mitragliatrice del piano terra, da cui, tramite due botole con scala alla marinara, si può raggiungere il primo piano con le altre quattro armi. Da segnalare, su un dosso poco sopra l‘opera 1, i resti di una postazione allo scoperto
Originariamente in questo sito era prevista la costruzione di una grossa opera tipo 15000 denominata 1/a, armata con 6 mitragliatrici e pezzi d’artiglieria, ma a causa di difficoltà tecnico-costruttive (parte delle bocche da fuoco avrebbero dovuto essere installate a livello del terreno e avrebbero pertanto richiesto grandi rilevati in calcestruzzo per la loro protezione), si preferì realizzare un’opera più semplice con le sole mitragliatrici e spostare la batteria in caverna a batterie mobili allo scoperto. Alle spalle della borgata Chiot sono ancora oggi rilevabili alcuni terrazzamenti, forse destinati a tale postazione.
L’opera 2, è leggermente più in basso, all’ingresso della borgata Chiot a quota 1485 metri di altitudine, sullo stesso spalto roccioso dell’opera 1, posta poco distante. Anch’essa perfettamente mimetizzata a baita e pienamente integrata, almeno visivamente, con le strutture della borgata, è ottimamente conservata ed era dotata di due armi di mitragliatrici per battere il fondovalle. Anche in questo caso l’ingresso è posteriore, sul lato italiano, e conduce ad un piccolo ricovero a cui poi si giunge alla casamatta, ove si può scorgere il condotto per la fotofonica idonea a comunicare con l’opera 3.
L’opera 3 consiste nel distinguibile blocco in calcestruzzo posto sul versante opposto della valle. Dal pianoro ove si trova l’opera 8 occorre risalire il ripidissimo e franoso crinale per giungere al malloppo in calcestruzzo, mai rivestito o mimetizzato, dotato di due armi di mitragliatrice e destinata a coprire tutto il fondovalle e le pendici del Mirabouc, coprendo anche le altre opere poste più in basso. Accanto all’ingresso, inoltre, è possibile notare ben tre condotti fotofonici, destinati alle comunicazioni con le altre opere del caposaldo (1, 2 e 7). A monte di questo bunker, lungo la dorsale che sale verso il Courbarant, erano state previste altre opere (3/a, 9, 10) in luoghi il cui accesso risulta davvero complicato: forse anche per questo motivo non ne vennero nemmeno iniziati gli scavi.
Sulla strada che da Villanova conduce alla Conca del Prà, nella zona del vecchio forte Mirabouc, la documentazione storica segnala la presenza di un’interruzione stradale (indicata con il n. 133), realizzata nei primi anni del ‘900 in un punto in cui le scarpate sia a monte sia a valle sono molto ripide. Inizialmente  creata con due fori di mina verticali profondi 2,5 metri rivestiti con tubi in ghisa in cui inserire della gelatina esplosiva, in seguito fu modificata scavando due pozzi di 4 metri di profondità con camere di mina destinate a ospitare tritolo.




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Caposaldo Villanova

lunedì 21 marzo 2016

Vallo Alpino: Sbarramento arretrato Villar Pellice



Il sistema difensivo arretrato della Val Pellice era stato progettato a valle di Villar Pellice ed era composto da 4 opere tipo 7000, protette alla prova dei piccoli calibri, numerate 201, 202, 203 e 204, armate complessivamente con 2 cannoni anticarro e 6 mitragliatrici, e da un muro anticarro (poi non realizzato), che avrebbe dovuto sbarrare la discesa di mezzi armati provenienti dall'alta valle. A completamento dell'ostacolo erano state predisposte due camere di mina per eventuali interruzioni stradali: la prima avrebbe fatto crollare il ponte sul Rio Rospart (interruzione XVIII/13) per bloccare le numerose strade che tra Villar Pellice e Chabriols scendono nel fondovalle. La seconda (interruzione XVIII/14) era predisposta nel muraglione di sostegno stradale compreso tra l'abitato di Villar ed il ponte, pronta ad ostacolare le possibilità di aggiramento per Ciarmis.
I lavori, definiti “urgentissimi”, vennero cominciati all'inizio del 1939 e terminati alla fine di novembre dello stesso anno. La soluzione adottata non soddisfaceva però completamente lo Stato Maggiore, ma non esistendo nella bassa Val Pellice una stretta tra pareti a picco difendibili con due o tre armi, si dovette provvedere ad una sistemazione difensiva coprente una larghezza complessiva di oltre 500 metri, con un inevitabile aumento dei costi ed una minore sicurezza.

L’opera 201 si trova vicina al letto del torrente Rospart e per raggiungerla occorre prendere a piedi il sentiero che risale verso la borgata Ciarmis dal ponte della strada provinciale che attraversa proprio il Rospart, prima dell’ingresso nell’abitato di Villar Pellice. Dopo la salita iniziale si giunge ad un piano erboso sul retro del muro di cinta della casa alla vostra destra. Risalite ulteriormente per qualche decina di metri la stradina e nel successivo piano erboso potrete scorgere all’estrema sinistra, verso il torrente, i camini d’aereazione in ferro spuntare dal terreno. Dirigetevi in quella direzione attraversando il prato e scendete il sentierino verso il torrente. Da qui dovreste riuscire a scorgere agevolmente l’ingresso dell’opera, purtroppo colmo di rifiuti. La struttura si compone di un piccolo corridoio conducente a due centri di fuoco per mitragliatrici puntate verso il torrente e verso il ponte della provinciale sottostante.

L’opera 202, invece, si trova proprio accanto alla provinciale, risalendo la Val Pellice. Prima di giungere a Villar Pellice, infatti, v’è una curva verso destra che permette alla strada di piegare verso il ponte sul torrente Rospart. Al centro della curva, sul prato sovrastante il lato destro della strada, si può scorgere l’opera 202. Questa è posta in un terreno privato e l’ingresso dà proprio sui cortili delle abitazioni, essendo, tuttavia, ben visibile l’arma di mitragliatrice puntata verso la strada con un cartello segnaletico di pericolo appeso in malo modo. L’opera, molto semplice nella sua struttura, consta di un breve corridoio che rapidamente conduce ad una bocca per mitragliatrice e ad una per pezzo anticarro, puntate verso il fiume Pellice e la strada proveniente dall'alta valle. È presente inoltre la predisposizione per un collegamento  fotofonico con l’opera 204.

L’opera 203 si trova, invece, dalla parte opposta della provinciale, tra la strada ed il fiume Pellice. Prima di entrare nell’abitato di Villar Pellice, pressappoco dirimpetto all’opera 202, si incontra, sulla sinistra, la borgata Praferrero, cui si giunge imboccando la deviazione prima del pilone votivo. Tra le case della borgata, nell’aia centrale, si può scorgere in direzione del fiume Pellice, la scalinata in cemento che fa da ingresso all’opera, consistente in una postazione per mitragliatrice ed una per pezzo anticarro battenti sul fiume. Anche questa è in terreno privato e collegata visivamente l’opera 204.
L’opera 204 copriva l’altro versante del fiume Pellice e, pertanto, occorre attraversare il fiume per trovare, lungo i boschi vicini alla sponda, sempre all’altezza della confluenza con il Rospart, questa piccola opera mimetizzata da meira in lose. Anche quest’opera è dotata di due mitragliatrici, una per battere l’alta valle e una per il letto del fiume, incrociando il fuoco con le altre postazioni. Si può notare la predisposizione per l’apparecchio da utilizzare per le comunicazioni con le opere 202 e 203. 
Prima di entrare in Villar Pellice, appena oltrepassato il ponte, lungo il parapetto in muratura si può scorgere un appiglio in ferro a forma di “U” capovolta. Da qui parte una scala alla marinara che scende fino a raggiungere alcune porte in ferro, che danno accesso a delle camere di mina idonee a far saltare la strada in caso di invasione nemica.



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Sbarramento Arretrato Villar Pellice