martedì 29 giugno 2021

#Passeggiare tra le Opere Fortificate: Fort Sapé

Exilles – Fort Sapé






Difficoltà: E

Tempo di percorrenza: ore 1.30

Dislivello: 343 m

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Difficulté : E

Durée du parcours : 1.30 h.

Dénivellation : 343 mt






Accesso: Da Torino si sale ad Exilles lungo la S.S. n.24 del Monginevro. Si consiglia di parcheggiare l’auto presso il grande piazzale posto alla base del Forte di Exilles (indicazioni), in quanto in paese non ci sono aree di parcheggio (77 Km da Torino)
Dal forte di Exilles 844 m, ci si porta al vicino paese seguendo una stradetta ascendente. Fiancheggiata la parrocchiale ed attraversato nel senso della lunghezza l’intero abitato, se ne esce nella parte inferiore, attraversando un ponte in cemento. Imboccata la strada asfaltata che riconduce alla S.S. 24, la si segue per breve tratto fino ad abbandonarla scendendo leggermente sulla sinistra, per una stretta rotabile asfaltata che in breve conduce alle poche case di Champbons Maggiore 886 m. Di qui la strada diventa a fondo naturale ed inizia ad inanellare stretti tornanti, sviluppandosi nel fitto della faggeta. Costeggiata una galleria ferroviaria, entro la quale transita la linea per il Frejus, si continua a salire con stretti tourniquet, entrando in una zona in cui al faggio si sostituiscono gradualmente l’abete bianco e l’abete rosso. Attraversato un rio la strada spiana e raggiunge le case di Sapé d’Exilles 1187 m, appena oltre le quali si perviene al forte, ormai sommerso dalla vegetazione (ore 1.30).

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Accès: À partir de Turin l’on monte à Exilles en parcourant la route S.S. n. 24 du Montgenèvre. L’on conseille de garer la voiture auprès de l’esplanade située à la base du Fort d’Exilles (suivre les indications), car dans ce village il n y a pas d’aires de stationnement (77 Km de Torino) À partir du fort d’Exilles 844 mt, l’on approche le village en suivant une petite route en montée. En continuant à côté de l’église paroissiale et, une fois traversé le village entier dans le sens de la longueur, l’on sort vers le côté inférieur, après avoir franchi un pont en cément. L’on passe puis sur la route asphaltée qui ramène à la S.S. 24, l’on la suit brièvement jusqu’à l’abandonner en descendant légèrement sur la gauche, par une carrossable asphaltée très étroite qui amène en un rien de temps au très peu de maisons de Champbons Maggiore 886 mt. D’ici la route devient à surface naturelle et pleine de virages très serrés qui se déroulent dans le cœur de la hêtraie. Côtoyé le tunnel ferroviaire de la ligne du Fréjus, l’on continue à monter par des lacets, en entrant dans une zone où l’hêtre est graduellement remplacé par le sapin blanc et par le sapin rouge. Traversé un ruisseau, la route s’aplatit et rejoigne les maisons de Sapé d’Exilles 1187 mt, juste au-delà desquelles l’on arrive au fort, submergé par la végétation (1.30 h.).

Il Fort Sapé

Il Fort Sapé fa parte di una linea difensiva costruita a monte di Exilles, a seguito dell’adesione dell’Italia alla Triplice Alleanza (1882) e complementare al Forte di Exilles stesso, rinnovato nel 1818. La struttura è un’opera in fossa circondata su tre lati da un ampio fossato e sviluppata su diversi livelli. Era armato con 4 cannoni da 12 G.R.C. Ret. E 4 da 9 A.R. Ret. Disposti in barbetta e non in casamatta. L’ingresso era sbarrato da un ponte parte dormiente e parte levatoio e dava accesso subito alla linea dei 4 pezzi da 9 G.R.C. Ret. puntati verso il corso della Dora a copertura del settore compreso tra Fenils e Salbertrand. Gli alloggiamenti e i magazzini erano ubicati al piano inferiore, raggiungibili da una scala interna elicoidale. Ad ovest, invece, erano schierati 4 pezzi da 12 G.R.C. Ret, puntati sulla piana di Oulx e sul Pont Ventoux e protetti sui lati da feritoie per fucilieri.

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Le Fort Sapé

Le Fort Sapé fait partie d’une ligne de défense érigée à mont d’Exilles, à la suite de l’adhésion de l’Italie à la Triple Alliance (1882) et il est complémentaire au Fort d’Exilles lui-même, rénové en 1818. La structure est une œuvre en tranchée contournée sur trois côtés par un grand fossé et développée sur des niveaux différents. Il était armé par 4 cannons de 12 G.R.C. Ret. et par 4 de 9 A.R. Ret. placés en barbette et non pas en casemate. L’entrée était barrée par un pont partiellement dormant et partiellement levis et donnait accès immédiat à la ligne des 4 pièces de 9 G.R.C. Ret. orientées vers le cours de la Doire, à couverture du secteur entre Fenils et Salbertrand. Les logements et les magasins étaient situés à l’étage inférieur, joignables par une échelle hélicoïdale. À ouest, par contre, étaient rangées 4 pièces de 12 G.R.C. Ret, orientées vers la plaine d’Oulx et vers le Pont Ventoux, protégées sur les côtés par des fentes pour les fusiliers.






























sabato 1 maggio 2021

Il campo trincerato del Laz Arà (Perrero)

Il campo trincerato del colle Laz Arà si trova lungo il crinale che parte dal Monte Gran Truc e segna il confine tra il Vallone di Riclaretto (Perrero) e quello di Pramollo. La costruzione risale al 1704 ad opera delle truppe francesi comandate dal Duca di La Feuillade. Come detto nell’introduzione storica, infatti, la Val Germanasca, con un trattato con la Francia che porterà alla costituzione della Repubblica della Val San Martino, era occupata da soldati francesi che la utilizzavano come base di appoggio per operazioni militari nei territori sabaudi. Il campo trincerato sarà protagonista di varie azioni nell’estate del 1704 tra francesi e truppe sabaude comandate dal Marchese di Parella, ma verrà abbandonato già con il sopraggiungere dell’autunno e il peggioramento delle condizioni climatiche.

 

Una immagine tratta dall'articolo di G.Ponzio in cui sono ben evidenti le tracce lasciate sul terreno dal campo trincerato

 

Da quel momento il campo rimarrà inutilizzato e percorrerà i secoli rimanendo ancora oggi ben visibile. Era formato da una struttura principale di forma grossolanamente rettangolare, occupante la massima depressione del colle, e da altre piccole opere sussidiarie sui rialzi laterali della cresta, perfettamente adattate alla conformazione del terreno circostante. L’opera è disposta su una lunghezza di poco meno di mezzo chilometro e copre l’area che va da uno sperone roccioso della cresta che sale verso il Gran Truc e il pendio che sale verso il Truc Lausa.

Nel complesso fortificato del campo trincerato sul colle del Laz Arà devono essere ricomprese anche alcune ridotte costruite dai francesi a copertura dei trinceramenti, ben visibili in alcune cartografie del ‘700 e di cui, in alcuni casi, sono riconoscibili esigue tracce sul terreno. 

 

Il campo trincerato e le ridotte circostanti nella "Carta topografica delle valli di Pragelà, S. Martino, Perosa, e Lucerna" di metà '700

Resti della ridotta del Bric del Colou (Google Maps)

Resti della ridotta della Sorgente (Google Maps)

 

Il campo trincerato è stato oggetto di approfondito studio da parte di Giorgio Ponzio[1] nel 2003 che ne effettua anche una puntuale descrizione e rilevazione di come esso si presentava all’epoca.Il tracciato della fortificazione si adatta alle circostanze che il terreno di montagna presenta: si passa quindi ad analizzarlo a partire dal fronte sud. Questo, che è anche il più corto, si presenta con un andamento a tenaglia con un angolo rientrante molto ampio, intorno ai 160°; al centro si apre una delle quattro porte del campo, protetta da una traversa. Il fronte est si può dividere grosso modo in due tratti: il primo si estende dallo spigolo sud-est a poco oltre l’attuale strada carrozzabile, il secondo da questo punto allo spigolo nord-est. Nel primo il trinceramento ha un andamento pressoché rettilineo, seguendo, per la maggior parte in lieve discesa verso il centro del colle, il ciglio che delimita il ripiano dal ripido pendio che scende verso Pramollo; la natura del sito impedisce la realizzazione di opere di fiancheggiamento. Nel secondo il ciglio si arrotonda progressivamente con arretramento della cresta militare e quindi del trinceramento per poter sfruttare lo spalto naturale che si viene a formare; questo tratto è caratterizzato dalla presenza di due denti, il primo collegato anche all’esistenza di un dosso roccioso che contorna, il secondo, più grande, che unitamente al saliente dell’estremità nord-est, contribuisce alla formazione di una tenaglia dal lato più accessibile. Nel tratto di cortina tra i due denti si apre la seconda porta, pure protetta da traversa. 

Il fronte nord è caratterizzato dalla presenza della terza porta difesa dalla traversa e da un lungo trinceramento esterno, perpendicolare a quest’ultima, che va a morire ad angolo retto contro le pendici del Truc Lausa; questo, infatti, è il lato da cui arrivava e passava il colle la vecchia mulattiera. Nel tratto terminale verso ovest il trinceramento si inerpica sulla parete di un costone che divide in due longitudinalmente la parte nord del colle, una più bassa e pianeggiante, protetta dal costone stesso ed idonea all’accampamento, l’altra più alta che degrada verso la Valle Germanasca. Il fronte ovest si sviluppa per la maggior parte su di un pendio più dolce e movimentato che quello est; solo nella parte terminale sud diventa ripido e di difficile accesso per balze rocciose. Ne consegue che anche il trinceramento presenta un tracciato più articolato con salienti e rientranti; nel primo tratto, partendo da nord, è da segnalare la presenza, a maggior protezione, di un rivellino. Scendendo verso l’attuale strada, poco prima di arrivarvi, si incontra la quarta porta, anch’essa protetta da una traversa. Purtroppo questo fronte, per la natura del terreno, lo sviluppo della vegetazione sia arborea che di arbusti e rovi e la peggio conservata e con tratti di non facile lettura. È infine da notare che tutte e quattro le porte sono difese da traverse poste all’esterno, di fronte alla porta stessa e non già all’interno come normalmente si trova nella manualistica. 

 

Nella "Carta Topografica degli Stati in Terraferma di S.M. il Re di Sardegna" (1852-1867) è ancora indicato il campo trincerato del Laz Arà

 

Con un attento studio di quanto ancora rimane del trinceramento in terra come parapetto e fosso si potrebbe tentare una ricostruzione del profilo, tuttavia considerando che l’opera fu fatta eseguire sicuramente da un ingegnere militare francese si può in prima istanza ipotizzare che per la difficoltà, se non impossibilità, di usare artiglierie da parte dell’attaccante si sia usato come modello base il sesto profilo del Vauban, ossia parapetto alto circa metri 1,6, compresi 30 centimetri di banchina, spessore alla sommità di circa 1,3 metri, con il fosso largo e profondo rispettivamente circa metri 2,6 e 1,6. Si tratta comunque di un profilo adatto ad un terreno piano, in condizioni ottimali; in terreno montano bisogna adattarlo alle caratteristiche del sito, ad esempio aumentando l’inclinazione del parapetto sui pendii più ripidi per meglio scoprire il nemico, riducendone l’altezza e lo spessore, non scavando il fosso esterno. Ne consegue che il profilo del trinceramento del campo trincerato in questione poteva variare nei diversi tratti dei quattro fronti. Si ricordi infine che lo spessore minimo indispensabile di un parapetto, per poter resistere e dare protezione da un replicato fuoco di fucileria, è di un metro. Il fronte ovest in particolare è caratterizzato dal fatto che è stato tracciato su di un pendio, quindi la necessità di sbancamento a monte per ricavare il terrapieno per il movimento e l’azione di difesa delle truppe; inoltre il secondo tratto a partire da nord (il primo è quello con il rivellino) è stato in parte costruito in muro a secco in pietra, oggi crollato, la cui altezza poteva variare da 1,10 a 1,30 metri e lo spessore poteva essere di circa 80 centimetri. 

Il Campo, occupando il vasto ripiano del colle, si trova dominato dalle alture circostanti. Per ovviare a questo difetto all’atto della sua costruzione si provvide a presidiarle con due ridotte, una a nord e l’altra a sud. La Ridotta nord si trova nel punto in cui la cresta che sale dal colle verso il Truc Lausa cambia d’inclinazione diventando pianeggiante. La forma è estremamente semplice avendo un tracciato quadrato; il trinceramento risulta elevato in pietra a secco, quindi doveva avere le caratteristiche sopra riportate. Il lato est ha subito rimaneggiamenti per la costruzione in epoca successiva di quella che può essere interpretata come una batteria occasionale, mentre nella parte centrale, oggi invasa dalla vegetazione, poteva forse esserci un ricovero. La cresta a sud del colle presenta un primo cocuzzolo la cui sommità è costituita da un ammasso di rocce che non porta tracce evidenti di strutture difensive, di contro sulla successiva quota 1614 è localizzata la seconda Ridotta. Il trinceramento è in terra con un tracciato esagonale; anche in questo caso per il profilo vale quanto detto sopra. Di particolare all’interno vi è una traversa parallela e raddoppiante il fronte sud con funzione di cavaliere. Muri a secco presenti nei pressi di questa Ridotta possono essere interpretati come confini di proprietà. Una terza Ridotta è posta poco sotto la vecchia mulattiera e sopra l’alpeggio nel declivio est del colle. La sua forma è molto particolare, si potrebbe definire a penna di freccia, presentando un saliente a monte ed un fronte a tenaglia a valle; inoltre gli angoli saliente e rientrante sono uniti da una traversa interpretabile come un parapetto a spalto rivolto verso sud con funzione di probabile raddoppio di questo lato, anche se la struttura e la sua finalità non sono ben chiare. Il trinceramento è in terra con il profilo anche in questo caso secondo quanto già detto. Quest’ultima ridotta viene localmente chiamata “il cimitero”, termine che si ritrova utilizzato tanto in Val Chisone che in quella Sangone per indicare una piccola ridotta facente parte dei trinceramenti del colle del Besso, che collega appunto le due valli.”