martedì 4 aprile 2023

Sottosettore VII/A

 

1)   Sottosettore VII/A – Gruppo Ripa – Caposaldo Giudigiai

Come già anticipato nel presente volume, opera principale del caposaldo della zona del torrente Ripa era l’appostamento ottocentesco sulla Cima del Bosco, il quale, riammodernato soprattutto per quanto concerne le artiglierie – quattro pezzi da 149/35 – divenne la 147° batteria GaF.

All’imboccatura della Valle Ripa, inoltre, fu realizzato un vero e proprio sbarramento difensivo composto da cinque postazioni di tipo 7000, ricomprese nel caposaldo Giudigiai e installate nel fondovalle.

Sul versante sinistro del torrente fu collocata l’opera 171, destinata a incrociare il fuoco con la gemella opera 172 sul versante opposto. Proseguendo lungo la strada e deviando a sinistra in prossimità di Brusà des Plans (salendo quindi, ma tornando in direzione della bassa valle), si rinviene – quasi intatta – l’opera 173. A monte di questa, lungo la mulattiera che da Bessen Aut risale verso Serre di Ciagrassa, si trovano l’opera 174 (a circa 2000 metri di quota) e l’opera 175 posta circa 300 metri più in alto; queste erano tutte opere monoblocco per una o due mitragliatrici.

A servizio delle stesse, nel fondovalle, all’altezza del Pilone delle Scorce, si trovano i resti del Deposito Esplosivi di Ponte Ciagrassa e poco più a monte, sempre sul versante sinistro del torrente, è ancora visibile quanto resta del centralino telefonico, costruito a ridosso del versante roccioso.

Da tale punto, alla fine della valle, un ponte oltrepassa il torrente Ripa e permette di risalire la Valle Lunga. Qui, nei pressi della borgata di Planes, erano installate delle batterie mobili per obici e cannoni. Risulta, ancora visibile nei suoi resti, invece, il Ricovero Planes, distrutto da una slavina, nonchè, a monte di questo una volta superata una ripida salita, il Rifugio della Milizia, che presenta pregevoli decorazioni in pietra.

2)   Sottosettore VII/A – Gruppo Ripa – Caposaldo Mayt

Il Colle Mayt è punto di confine tra Italia e Francia che si trova a monte rispetto alle opere del caposaldo Giudigiai. Dal Pian della Milizia, infatti, risalendo il ripido pendio, si giunge dapprima ai resti della Casermetta XXIII e quindi via via sino al Colle del Mayt (2706 metri s.l.m.).

Lungo il tragitto si incontrano per primi i resti della Postazione 143, monoblocco di tipo 7000 per una singola mitragliatrice. Prima del colle, invece, una deviazione verso destra conduce al Centro 15 che, con una porta garitta in roccia, conduceva dapprima a un piccolo ricovero e quindi a due punti di fuoco che battevano il colle sottostante (ora le armi sono irraggiungibili a causa di una frana interna).

Scendendo nuovamente al colle del Mayt e risalendo sul versante opposto, si rinvengono i resti della Postazione 18, opera di tipo 7000 munita di mitragliatrice per coprire il colle.

Qualora, invece, dalla Casermetta XXIII anziché prendere la via del colle si prendesse la direzione nord, verso la conca delle Fionière, una volta oltrepassato il lago inferiore si incontrerebbero i resti in calcestruzzo della Postazione 142, opera 7000 con un posto mitragliatrice e a seguire si troverebbe ciò che rimane della Casermetta XXII, ancora circondata da rotoli di filo spinato e idonea ad ospitare un presidio di una ventina di uomini.

A monte della caserma, in prossimità del colle soprastante, si incontrano i resti del Centro 14 ; anche questo era munito di ricovero per una ventina di uomini e constava di due mitragliatrici. Curioso il posizionamento di un’altra postazione, priva di denominazione, poco a monte del centro a cui, forse doveva essere idealmente collegata.

Scendendo sul Colle delle Fionière (2.808 m. s.l.m.) e risalendo sul versante opposto si incontra, dopo poco, la Postazione 16, ora ridotta a un rudere. Questi era un’altra postazione singola di tipo 7000 per coprire il colle sottostante.

Ultima opera del caposaldo, posta in posizione del tutto decentrata dalle altre, è il Bivacco XXIV, sito nel vallone del Gran Miol, che in seguito è stato risistemato e adibito a rifugio.

3)   Sottosettore VII/A – Gruppo Thuras – Caposaldo Clausis

A monte dell’abitato di Rhuilles, in Val di Thuras, è sita la strada che conduce sino al Monte Brusà e, oltre questo, le Grange di Thuras. Da qui si dipanano le opere del Gruppo Thuras : dapprima una linea di opere attorno alla borgata Grange Thuras che consiste nel caposaldo Clausis e quindi, a ridosso del confine, le opere del caposaldo Ramiere.

Il caposaldo Clausis constava di quattro opere poste sul versante destro della valle, i Centri 84, 85, 85 bis e 86 e di due opere sul sinistro, i Centri 80 e 82. Sulle prime pendici del monte Valletta si trovano i ruderi del Centro 84, con l’ingresso coperto dal crinale, un lungo corridoio con magazzini e ricovero e due malloppi per mitragliatrici. Nei pressi dell’opera, a poche centinaia di metri a mezzacosta, si trova il Centro 85, ben visibile dai blocchi di calcestruzzo crollati che stanno ad indicare l’esistenza di una tipica postazione di tipo 7000 monoblocco per tre armi da fuoco.

Sul pendio soprastante si rinviene ciò che rimane dell’opera 85 bis, sempre di tipo 7000 e per due armi da fuoco, di cui si può ancora ammirare la bella mimetizzazione in pietra. Sulle prime pendici del Roc Boucher, invece, osservando con attenzione le rocce, si scorgono le aperture del Centro 86, opera di tipo 200 costruita in roccia e ancora accessibile, con un lungo corridoio con magazzini e ampio ricovero che conduce alle due casematte.

Per raggiungere le opere sull’altro versante occorre tornare sul fondovalle e oltrepassare il ponte sul Thuras, così da giungere, dopo aver risalito un pendio erboso, la Postazione 82, opera di tipo 7000 per due mitragliatrici, e di seguito il Centro 80. Quest’ultima fu realizzata in caverna in ossequio alla circolare 200 e presenta l’interno ancora agibile per buona parte. La galleria principale oltrepassava un piccolo ricovero e giungeva, quindi, a un primo malloppo per mitragliatrice ; una rampa di scale conduceva, invece, alla casamatta soprastante, sempre per mitragliatrice.

4)   Sottosettore VII/A – Gruppo Thuras – Caposaldo Ramière

Percorrendo la strada di fondovalle della Val Thuras sino al termine della stessa, si giunge ad un piazzale terminale, appena prima del quale, su uno spalto roccioso sulla destra, è sita la Caserma XVI. Questa, elevata su due piani e dotata di cucina e mensa, era in grado di ospitare, tra truppa e ufficiali, circa cinquanta uomini. Questa era la sede principale del caposaldo, che si componeva dei Ricoveri XVI e XXI, dei Centri 11, 12 e 13, delle postazioni 10, 12bis, 91 e 92 e dell’osservatorio sulla cima del Ramière.

La prima opera che si incontra è il Centro 12, posto sulla strada verso il Colle Thuras in prossimità del vallone che conduce al Colle Rasis. Qui purtroppo dall’esterno sono visibili solo pochi resti nella pietraia, mentre l’interno è invaso dal ghiaccio. Un ricovero ospitava una ventina di uomini che erano adibiti all’utilizzo dei due malloppi per mitragliatrice dell’opera. Sul versante opposto del vallone, ad incrociare il fuoco, era presente la Postazione 10, di cui non rimane pressoché nulla.

Le altre opere del caposaldo sono, invece, site nel vallone di Founzes, che porta al Colle Ramière. Le opere, ormai ridotte a ruderi, sono pressochè inagibili e possono scorgersi d’apprima la Postazione 12bis, quindi la 91 e la 92, tutte opere di tipo 7000 destinate ad ospitare due punti di fuoco.

Più a monte, a circa 2800 m. s.l.m., tagliando su un pendio erboso, si può raggiungere una vecchia mulattiera che dal Colle Thuras portava al Colle Ramière, così da raggiungere la parete rocciosa ove si trovano i resti del Centro 13, a quasi 3.000 metri di quota. L’opera, con sviluppo notevole, consta di una porta garitta a chiusura di una lunga galleria che conduceva prima ad un ampio ricovero per una trentina di uomini, quindi – sullo stesso livello – a due casematte sulla sinistra, mentre a destra una lunga scalinata portava a due casematte volte verso l’altro lato del pendio.

Nel punto dove si lasciava la via principale, a circa 2800 metri di quota, risalendo il versante opposto, si può giungere ai resti del Centro 11 che, similmente al precedente, è realizzato interamente in caverna e consta di due malloppi di artiglieria raggiungibili con due distinte scalinate.

Gli sbarramenti arretrati del Vallo Alpino

 

1)   Lo sbarramento arretrato di Fenestrelle

Resti dell'Opera 225 – Foto di Davide Bianco

Sebbene i progetti degli anni ’30 contemplassero la realizzazione di una pluralità di opere nel fondovalle di Fenestrelle, ivi compresa una tagliata, allo scoppio del conflitto soltanto una postazione, la 225, fu realizzata e resa operativa. Essa, ispirandosi alla circolare 7000, era sita appena a monte dei resti del Fort Mutin e fu dotata di due mitragliatrici per battere la strada sull’altro versante.

Di tale opera restano poche tracce visibili sulla strada che sale verso il Fort Mutin: in particolare sono ancora distinguibili frammenti di calcestruzzo lungo il manto stradale e nella boscaglia sottostante la strada.

 

2)   Lo sbarramento arretrato di Balboutet (o di Pourrieres)

Lo sbarramento arretrato di Pourrieres costituisce la linea di fortificazioni del Vallo Alpino più distanti dal confine francese nell’ambito del settore Monginevro. Qui furono realizzate quattro postazioni di tipo 7000 di cui oggi restano poche tracce a seguito delle demolizioni imposte dal trattato di pace.

Opera 211 – Foto di Luca Grande

Opera 222 _ Foto di Davide Bianco


Attualmente si possono raggiungere i resti dell’opera 222, posta a fianco della strada per Balboutet, nei pressi della fontana Turi a 1 Km dal bivio di fondovalle ; a poche decine di metri da questa sono ancora distinguibili gli scarni resti in calcestruzzo dell’opera 223. L’opera 224, invece, si trovava sull’altra riva del Chisone, ove oggi rimangono alcuni grossi blocchi in calcestruzzo a indicarne la posizione orignaria. Tuttavia, ciò che maggiormente è visibile, è l’opera di sbarramento stradale che è stata parzialmente demolita e murata in seguito a lavori sulla strada regionale del Sestriere.

3)   Lo sbarramento arretrato del Genevris

La linea arretrata posta idealmente alle pendici del monte Genevris, avrebbe dovuto costituire una linea di compertura per impedire l’aggiramento delle poderose (sulla carta) difese progettate per il Colle del Sestriere. Di tale sbarramento rimangono visitabili e facilmente individuabili le tre postazioni di tipo 7000 edificate alle pendici del Genevris (211, 212 e 221), situate sulla strada dell’Assietta nella sua parte finale verso il Sestriere.

L’opera 211 è posta sulla cresta che dal Genevris scende in direzione del colle di Costapiana e disponeva di due punti di fuoco per battere il colle stesso e le pendici del Genevris. L’opera 212, invece, è posta sul versante che guarda Pragelato e consta di un solo punto di fuoco per mitragliatrice rivolto verso il colle di Costapiana. L’opera 221 è posta in posizione leggermente più arretrata e con due postazioni per mitragliatrice fungeva da controllo sul colle di Costapiana e sulle pendici del Genevris. Ancora visibili sono, poi, i resti degli scavi dell’opera 222, poco distante dall’opera 221.

4)   Lo sbarramento arretrato del Sestriere

I progetti iniziali di fortificazione del colle del Sestriere prevedevano una linea fortificata immensa, composta da oltre 40 postazioni e 5 batterie e una massiccia fortificazione della dorsale tra il Monte Rotta e il Fraiteve. Tuttavia allo scoppio del conflitto soltanto 11 postazioni di tipo 7000 erano operative tra il colle e le pendici del monte Genevris e la poderosa strada militare che avrebbe dovuto collegare tutte le fortificazioni sino addirittura al forte di Champlas Seguin oggi vede la sua espressione massima nella galleria che transita sotto la cima del Monte Rotta.

Quest’ultima, accessibile ma molto pericolosa a causa dei vistosi crolli interni, risulta essere una

Interno della galleria del Monte Rotta – Foto di Luca Grande e Simona Pons

poderosa galleria, del tutto inutile se si considera la pochezza delle restanti difese realizzate, ma soprattutto la circostanza che la cima del Monte Rotta è facilmente aggirata da un bel sentiero.

 

Analoghe considerazioni valgono, peraltro, per la strada militare dell’Assietta che, giungendo a Sestriere dalla Val Chisone, transitando nei pressi del Col Basset, vedono la strada modificata con una galleria militare costruita per tagliare la cima di alcune decine di metri. Ciò con un’opera che oggi è inagibile a causa dei molti crolli della volta.

Discendendo tale strada in direzione del colle del Sestriere, a un certo punto – in prossimità di quota 2100 metri di altitudine – alla destra della carreggiata, si presentano i resti della poderosa galleria che sarebbe dovuta divenire la caverna di comando dell’Assietta per il IV Corpo d’Armata. Quest’opera in caverna sarebbe dovuta essere il fulcro delle difese del caposaldo e purtroppo ora non è accessibile se non con rischi e difficoltà a causa dei crolli e delle demolizioni.

In prossimità del Colle del Sestriere erano invece presenti otto postazioni, demolite però in ossequio al trattato di pace del 1947 (salvo la postazione 207, posta in località Poggio Capret, nei pressi dell’attuale pista di atletica, che fu fatta saltare dai tedeschi probabilmente nel tentativo di testare degli esplosivi)[1]. L’unica che fu risparmiata fu la postazione 206, in quanto troppo vicina al centro abitato. Essa è raggiungibile e visitabile percorrendo via Monte Rotta: superati alcuni condomini, l’opera è ben visibile sulla destra sopra la strada; essa è un bunker con mimetizzazione in roccia per coprire due mitragliatrici.

L'Opera 206 – Foto di Luca Grande e Simona Pons

Ancora visibili, poi, sono i resti di calcestruzzo dell’opera 205, posta a poche decine di metri della strada che da Sestriere scende verso Champlas du Col. Tale opera venne demolita in attuazione dei trattati di pace. Analoghe considerazioini valgono anche per l’opera 204, nei pressi della strada che scende verso Grangesises, la quale in seguito alla demolizione presenta ancora un ingresso con un breve corridoio non più agibile. Anche l’opera 203, posta appena sotto l’Hotel Principi di Piemonte, benché demolita risulta rintracciabile grazie ai tanti blocchi di calcestruzzo disseminati sul pendio erboso. Più confusa è la localizzazione delle opere 201 e 202, poste a poche decine di metri di distanza sotto alla cima Alpette; queste, infatti, dopo la demolizione, presentano pochi resti di calcestruzzo che non consentono un’attribuzione precisa all’una o all’altra opera.

Ulteriori opere del Vallo Alpino, poi, furono costruite presso la borgata Monfol a Sauze d’Oulx ; qui, all’ingresso della borgata, sono visibili due postazioni efficientemente mimetizzate da baite alpine e ciascuna adatta a ospitare una mitragliatrice e un cannone anticarro per coprire la strada militare sottostante. Poco a monte, inoltre, sono visibili tracce di scavo di quella che sarebbe dovuta divenire l’opera 276.



[1] Testimonanza di Lucio Paltrinieri resa a Boglione M., L’Italia Murata, Blu edizioni, 2012, p. 254.

Opere a Cesana e Claviere

 

1)   Le postazioni di Cima del Bosco (Cesana)

Sulla Cima del Bosco, al culmine della strada militare che da Sauze di Cesana sale verso il monte sovrastante, sono ancora visibili i resti in muratura e gli scavi in terra delle postazioni che ospitavano gli osservatori e i pezzi di artiglieria destinati a coprire i Colli Centrali (Colletto Verde, Gimont, Saurel, Bousson, Bourget e Chabaud) e spalleggiare il Forte di Champlas Seguin.

Data la posizione dominante e con un’ottima visuale, l’opera, edificata negli ultimi anni dell’800, venne inserita anche nel Vallo Alpino negli anni ’30 del novecento, divenendo la 147° batteria di Cima del Bosco all’interno del settore di copertura Monginevro. Proprio in occasione del secondo conflitto mondiale la batteria si ritrovò coinvolta attivamente nell’attacco al forte francese dello Chenaillet.

2)   Le Barricate (o tagliata) di Claviere

Lungo la strada che da Cesana conduceva a Claviere sino agli anni ’90 dell’800 vi era una palizzata prevalentemente in legno e con un piccolo corpo di guardia; alcune decine di metri più a monte era stato installato un ponte di legno removibile. Sul finire del secolo, con la massiccia fortificazione della zona, i manufatti in legno vennero sostituiti da opere in muratura e vennero realizzate le “barricate” di Claviere (conosciute anche come “tagliata” di Claviere). Dapprima si

Magazzini in caverna – Foto di Luca Grande

incontrava un ponte scorrevole che consentiva, eventualmente, di interdire il transito; quindi furono realizzati muri difensivi che conducevano ad un secondo ponte metallico che, superando un ulteriore canalone, permetteva di giungere ad un corpo di guardia. Il tutto era sovrastato dal più consistente corpo di guardia difensivo del Petit Valon, al di sotto del quale, appena prima del centro abitato e al riparo della cresta, si trovava la caserma costruita per ospitare una compagnia dell’esercito. Molto particolare era il movimento di apertura e chiusura del ponte che era effettuato da una caponiera in caverna, ricavata nelle rocce in testa alla tagliata. Lungo il tracciato vi era un collegamento sotterraneo dalla caserma delle barricate sino al ponte metallico, che conteneva, tra l’altro, magazzini e vari fornelli da mina[1]. Tali opere furono ulteriormente ammodernate in occasione del secondo conflitto mondiale; l’ultimo utilizzo della caserma ebbe luogo nell’inverno 1944/45 ospitando il battaglione Folgore della repubblica Sociale Italiana; mentre i ponti metallici della tagliata “già danneggiati dall’azione di sabotaggio delle forze francesi nel settembre del ’44, furono definitivamente distrutti dai tedeschi in fuga nell’aprile del ‘45”[2].

La galleria in caverna parallela alla strada – Foto di Luca Grande

La ricostruzione della strada e la recente costruzione delle gallerie di accesso al paese hanno eliminato quasi tutti i resti visibili dell’opera di cui tuttavia, resta la galleria in roccia deducibile da alcune feritoie murate.



[1] Corino P.G., Fortificazioni e spie, le reconnaissances photografiques del deuxème bureau in valle di susa, Melli Editore, 1996

[2] Gariglio D., Minola M., op.cit., p. 94.

Opere nel comune di Pragelato

 

1)   La batteria del Mottas (Pragelato)

Proseguendo lungo la strada dell’Assietta verso Sestriere, si incontra, circa un chilometro dopo Testa dell’Assietta, la batteria del Mottas; decisamente più piccola rispetto a quella del Gran Serin, ma di essa coeva,  la struttura si compone di un terrapieno munito di un parapetto in muratura a

La batteria – Foto di Luca Grande, Andrea Panin e Gabriele Ricotto

protezione di 4 cannoni, nonché da due riservette per munizioni edificate con pregevoli volte a botte in mattone ricavate nel terrapieno stesso. Più indietro, poi, una breve scalinata conduce in una polveriera sotterranea ricavata nel terrapieno del piazzale dell’opera; poco distante dalla batteria si rinviene ancora un baraccamento adibito, in tempi moderni, prima a casa cantoniera e poi a rifugio alpino, che costituiva il magazzino e l’infermeria. Come accaduto alle opere del Gran Serin, anche il complesso del Mottas, venne disarmato nel 1915 e definitivamente dismesso nel 1928.

2)   I baraccamenti del Faussimagna (Pragelato)

Nel vallone di Faussimagna, sottostante la cima ove è sita la batteria del Mottas, sono ancora ben visibili i resti di varie strutture ed in particolare di due grossi baraccamenti per truppa e ufficiali che furono edificati alla fine del XIX secolo a complemento delle vicine batterie.

3)   Batteria del Monte Gran Costa (Pragelato)

Costruito negli anni 1888-89 sull’omonimo monte prospiciente la batteria del Mottas; mai utilizzato in battaglia, fu poi smantellato tra il 1915 e il 1928; la struttura era composta da un vasto baraccamento e un magazzino per le artiglierie, oltre che da un piccolo edificio atto al caricamento dei proietti e da una polveriera sotterranea. La dotazione offensiva della batteria era costituita da svariate postazioni, delle quali sono ancora visibili i basamenti in pietra, collegate tra di loro da una strada coperta con banchina per i fucilieri. “La vetta è stata spianata per costruire le postazioni, suddivise in due settori. A destra si trova quello occidentale, dove su una piazzola unica era in origine postata in barbetta una batteria di quattro cannoni da 15 […]. Sul fianco Nord della batteria principale erano postati due cannoni da 9 […] e, sul lato Sud, quattro pezzi da 12 […]. […] nel settore orientale era postata una batteria da quattro cannoni da 12 […].”[1]

1)   I ricoveri dell’Albergian (Pragelato)

Sull’altro versante della Val Chisone, vicino ai Laghi dell’Albergian, furono edificati vari ricoveri alla fine del XIX secolo al fine di alloggiare in alta quota le truppe. Sulla parte pianeggiante vicino ai Laghi sorge la prima caserma a quota 2563 m slm; più a monte (2713 m) venne costruito un altro edificio adibito al ricovero truppe, dedicato a Clemente Lequio.


[1] Gariglio D., Minola M. – Le fortezze delle alpi occidentali, Vol. 1, Edizioni l’Arciere, 1995, p. 123-124.