sabato 3 settembre 2022

Angoli fortificati: Costigliole Saluzzo

Costigliole Saluzzo


Accesso: Costigliole, si raggiunge da Torino con l’autostrada A6 (Torino-Savona), utilizzando l’uscita di Marene e proseguendo poi per 23 chilometri lungo la provinciale n. 662, superando Savigliano e Saluzzo, poi proseguendo in direzione Cuneo. In alternativa, si può arrivare a Saluzzo città con la statale n. 589, Cuneo-Avigliana, o con la provinciale n. 663 da Carignano. Giunti in Saluzzo, attraversando la città o seguendo la circonvallazione, comunque in direzione Cuneo, si giunge a Costigliole (83 Km da Torino)

Il luogo e la storia


Posta a pochi Km da Saluzzo, che ricorre anche nel suo toponimo, Costigliole Saluzzo vanta un passato ricco di storia. La sua posizione lo vede adagiato sulle pendici del Mte Pagliano, con le case del centro storico che lambiscono la grande strada che collega Cuneo a Saluzzo e con ben tre castelli posti nella parte superiore.

Già insediamento longobardo nel VI sec. il villaggio fu a lungo tempo legato all’abbazia di Villar S. Costanzo, che ebbe parte importante nella storia del paese.

Con la formazione del Marchesato di Saluzzo, tuttavia, il feudo passò nelle mani di Manfredo I che, a sua volta, lo cedette in beneficio alla famiglia Costanzia, conosciuta come da Costigliole, sempre dimostratasi fedele al titolare del feudo. Anticamente la famiglia risiedeva sulla rocca fortificata di S. Cristina, posta all’imbocco della val Varaita, proprio nei pressi di Costigliole; nel XIII sec., tuttavia, lo sviluppo di questo borgo, posto lungo un’importante via commerciale, convinse i Costanzia a spostarsi a monte del paese, ove sorse in primo bastione che in parte corrisponde all’odierno Castello Reynaudi, così chiamato dal nome di uno degli ultimi proprietari. Esso venne edificato su una balza del monte suddetto, e fortificato da una cinta muraria cui si accedeva dalla Porta Grafiona, ancora oggi esistente. Sotto il marchese Ludovico II, il più illustre della casata dei Saluzzo, le mire dei Savoia sul marchesato divennero insostenibili. In particolare Carlo di Savoia, il Guerriero, dopo un assedio durato parecchi giorni, nel 1487 espugnò Costigliole, facendone atterrare le fortificazioni. Esse, sorgenti ove oggi è posto il Castello Reynaudi, furono poi riedificate nella forma attuale nella prima metà del ‘600. La conquista del marchesato per mano sabauda poté avvenire anche per il diniego francese ad accorrere in soccorso di Ludovico, che con la Corona transalpina aveva un buon rapporto.

Gli altri due castelli del paese: il Castel Rosso ed il Castellotto (l’Castlòt), sono entrambi opere edificate tra il XV ed il XIX sec. Il primo, oggi trasformato in un residence-hotel, fu la vera residenza dei Costanzia e conserva ancora affreschi di età rinascimentale.

Il Castellotto, invece, posto a brevissima distanza dagli altri due, quasi confinanti, in origine opera di difesa divenne col tempo un palazzo residenziale. Annualmente al suo interno si svolge una suggestiva rappresentazione del Presepe vivente.

Conquistato dai bonapartisti francesi nel 1796, Costigliole tornò sabauda con la restaurazione piemontese.

La visita

Classico borgo medievale accentrato alla base dei castelli che lo sormontano, Costigliole ricorda assai da vicino le vicine Manta e Verzuolo, che ne riproducono a grandi linee le stesse caratteristiche: vie strette e ripide, case addossate e ricche di particolari che riconducono al loro periodo costruttivo corrispondente agli ultimi secoli del medio-evo.

Oltre i già citati castelli, due dei quali molto rimaneggiati ed uno, il Castello Reynaudi, necessitante di opere di consolidamento e recupero, il paese offre al visitatore alcune strutture di discreto interesse, a cominciare dalla parrocchiale di S: Maria Maddalena, posta sull’alto nelle vicinanze dei castelli, risalente al XV sec. ed originalmente gotico-piemontese, ma rimaneggiata nel ‘600. Al suo interno un interessante affresco quattrocentesco raffigurante S. Francesco nell’atto di ricevere le stimmate.

Da menzionare il settecentesco Palazzo Giriodi di Monastero, sede municipale, che conserva opere del pittore torinese Luigi Vacca (XIX sec.). Lungo la via di Cuneo, poi, nella parte bassa del paese, da ricordare il settecentesco palazzo Sarriod de la Tour, con ampio loggiato, oggi sede della biblioteca civica
















 



venerdì 2 settembre 2022

Castelli d'Oc: il Castello di Aguilar - le château d'Aguilar

Il castello di Aguilar è situato a circa 2 km dal centro di Tuchan, nel Dipartimento dell’Aude. Esso venne probabilmente fondato nel XII secolo, ma la sua costruzione è, poi, perdurata durante il XIII e XIV secolo. Il territorio in cui oggi sorge il castello è segnalato come possedimento dei Conti di Carcassonne nel 1004, ma è ceduto pochi anni più tardi al Conte di Besalù, Bernat Taillefer. Verso la fine del XI, per ragioni ad oggi sconosciute, il territorio di Aguilar entra a far parte patrimonio dei signori di Termes, che vi si insediano nel 1228: probabilmente, infatti, la costruzione del primo nucleo fortificato e del borgo a sud dello stesso si deve proprio ad Olivier de Termes. Prima che quest’ultimo si sottomettesse al re, il castello ospitò i cavalieri mobilitati in preparazione al’assedio di Carcassonne. Con la sottomissione di Termes al potere regio, a partire dal 1241, il castello diviene una fortezza reale; tuttavia, tale rango viene mantenuto per soli 10 anni, trascorsi i quali, il territorio e il castello vengono restituiti ad Olivier de Termes, messosi in luce durante le spedizioni in Terra Santa. Dopo alterne vicissitudini, i possedimenti dei signori di Termes ritornano nuovamente sotto il potere regio e, in particolare, il castello costituirà, fino al Trattato dei Pirenei del 1659, uno dei punti nevralgici della difesa francese nei confronti del regno spagnolo e, proprio per questa importanza militare e strategica, verrà rinforzato ed ammodernato tra la metà del XIII secolo e la fine del XIV. Di questo periodo risultano, infatti, essere la seconda cinta muraria (costruita in parte sul borgo, oggi scomparso) e numerosi perfezionamenti tecnici militari. Nonostante queste migliorie , il presidio risulta essere piuttosto vulnerabile e subisce, nel corso degli anni, numerosi attacchi. A seguito del Trattato dei Pirenei, l’opera cade in rovina fino alla sua classificazione come “sito naturale” nel 1946 e come “monumento storico” avvenuta nel 1949.
Il castello è situato su una collina alta 96 metri rispetto alla pianura di Tuchan; la struttura si compone di 2 cinte murarie di cui quella più esterna è composta da 6 torri semi-circolari. La cinta interna corrisponde al maniero feudale dei signori di Termes affiancata, in epoca successiva, da una torre rettangolare.


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  • Clicca qui per la scheda del castello sul portale del Ministero della Cultura francese
  • Clicca qui per vedere un video amatoriale della visita al castello


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Le château d'Aguilar (Aguilar en occitan) est un château dit « cathare », situé à environ deux kilomètres à l'est du village de Tuchan, dans le département de l'Aude. C'est un château datant probablement du xiie siècle dont la construction continue durant les xiiie et xive siècles. Château féodal aux mains de la famille de Termes, il devient au xiiie siècle une forteresse royale.

Historique

Possession de la famille des comtes de Carcassonne en 1004, le site d'Aguilar est cédé vers 1010 avec le Peyrepertusès au comte de Besalù. Dans son testament daté de 1021, le comte de Besalù, Bernat Taillefer, qualifie Aguilar de « pech » (montagne) à la limite des comtés de Narbonne et Roussillon. On ignore si à cette date Aguilar était un lieu habité et si une fortification y existait car la première mention du château remonte à 1240.

À une date inconnue, peut-être vers la fin du xie siècle, Aguilar entre dans le patrimoine des seigneurs de Termes. Olivier de Termes, dépossédé par le roi de son château de Termes en 1228, fait d'Aguilar sa résidence principale. C’est probablement à lui que l’on doit la construction de la partie centrale du château et le développement du village fortifié qui flanquait le château au sud.

Pendant l’été 1240, le château d’Aguilar sert de point de rassemblement aux chevaliers qui se rallient à la révolte du vicomte Trencavel avant de faire le siège de Carcassonne. Après l’échec de cette révolte, Olivier de Termes se soumet au roi. En mai 1241, il remet son second château, celui d’Aguilar, et le Termenès à Louis IX. Le château devient une forteresse royale, dirigée par un châtelain dont le premier est cité en 1246. Cependant dix ans plus tard, saint Louis rend Aguilar (et la plus grande partie du Termenès) à Olivier, en raison de son bon comportement en Terre Sainte. Soucieux de concourir à la défense du royaume de Franc, Olivier projette, dans son testament de 1257, de léguer le château au roi. Mais il finit par le vendre à saint Louis, lors d’un séjour à Paris en mars 1262. En 1258, le château est défendu par douze gardes.

Six mois après, le châtelain royal Peire de Mirepoix prend possession de la forteresse. Aguilar constitue, à partir de cette date et jusqu’au traité des Pyrénées (1659), l’une des forteresses frontières défendant la France face aux royaumes hispaniques. Pour cette raison, le château est alors renforcé entre le milieu du xiiie et le début du xive siècle par une seconde enceinte munie de tous les perfectionnements techniques de l’époque. Cette seconde enceinte est en partie construite sur le village fortifié qui disparaît dans le courant du xive siècle. En 1272, des textes nous apprennent que le château est pourvu de six arbalètes et de trois cent carreaux.

Malgré des défenses améliorées, la faiblesse de la garnison rend le château particulièrement vulnérable. En 1387, une compagnie de trois cents routiers s’en empare de nuit avec leurs échelles. De là, les routiers rançonnent les marchands catalans. Mais ils sont battus par une armée envoyée par le roi d’Aragon. En 1525, le château est conquis par Charles Quint. En 1542, après l’échec du siège de Perpignan, le château, dans lequel s’est retirée une partie de l’armée française, est attaqué par les Espagnols. L’année suivante, une garnison d’Allemands à la solde de Charles Quint s’en empare. Le château est restitué au roi de France l’année suivante, en 1544, après la signature de la paix entre François Ier et Charles Quint. Une garnison royale occupe les lieux jusqu'à la signature du traité des Pyrénées. Ensuite, le château tombe peu à peu en ruines jusqu'à son classement comme monument historique le 2 juillet 1949. En 1999, il sert de décor à la série télévisée Tramontane.

Aguilar fait partie des « Cinq Fils de Carcassonne » avec les châteaux de Quéribus, Puilaurens, Termes et Peyrepertuse, tous situés au sommet de pitons rocheux réputés « imprenables ».

Les ruines du château d'Aguilar et leurs abords sont inscrits au titre des sites naturels depuis 1946.
Description

Le château est situé sur une colline de 96 mètres de hauteur surplombant la plaine de Tuchan. Il est composé de deux enceintes séparées par des lices. Les bâtiments regroupés au centre de la deuxième enceinte sont tous pratiquement détruits. L'enceinte extérieure, construite par les ingénieurs royaux entre 1262 et le début du xive siècle, est composée de six tours semi-circulaires. L'enceinte intérieure, correspondant au château féodal des seigneurs de Termes, abrite un corps de logis et une citerne. À une époque tardive cette enceinte a été flanquée par une tour rectangulaire. Sur le versant sud subsistent, en avant de l'entrée principale du château, la chapelle Sainte-Anne, et quelques vestiges de l'enceinte qui protégeait le village. À noter que le château était dépourvu de donjon.




sabato 27 agosto 2022

Le fortificazioni del Moncenisio #3 - La batteria La Court

La necessità di fortificare e proteggere l’ampio pianoro del Moncenisio fu sentita fin da quando, nel 1860, la Maurienne, un tempo piemontese, venne ceduta alla Francia assieme a tutta l’area regionale della Savoia. Da questo momento in avanti il Moncenisio divenne una tra le massime fonti di preoccupazione italiana, tanto più quando, con l’adesione alla Triplice Alleanza (1882), la Francia dovette essere considerata un nemico da cui guardarsi. A partire dalla seconda metà dell’800, dunque, si iniziò a progettare una linea difensiva capace di rendere il passo inespugnabile.

Osservando il pianoro dalla grande diga in terra battuta realizzata negli anni ’50 e posta all’estremità meridionale del lago, si possono individuare tre grandi complessi fortificati a sinistra ed a destra del grande specchio.

A sinistra, balzano subito agli occhi le poderose strutture del Forte Varisello e della Batteria del Malamot, posta in cima alla montagna omonima; a destra non si può non vedere la grande mole del Forte Roncia. Un tempo, ove oggi si erge la grande diga che sbarra il lago artificiale, era anche posizionato il Forte Cassa, demolito negli anni ’50 proprio per lasciar posto al grande sbarramento. Ecco le opere principali:


Percorso: Diga del Moncenisio – Batteria La Court – Alpe Tour

Difficoltà: E

Tempo di percorrenza: ore 1.20 l'intero anello

Dislivello:100 mm (circa)


Accesso: Da Susa si raggiunge il villaggio abbandonato di Grand Croix 2005 m, posto alla base della grande diga del Lago di Moncenisio. Proseguendo sulla statale, oltre la vecchia dogana francese si raggiunge il primo tornante che si incontra e si lascia l'auto nell'ampia piazzola di parcheggio posta all'interno della curva.

N.B. Considerata la natura di questo itinerario, che si sviluppa per lungo tratto su strada sterrata, si consiglia, nella sua prima parte, l'utilizzo della M.T.B.

Dal vertice del tornante 2050 m (circa) si individua una ripida stradetta asfaltata , che rimontato un risalto, prosegue sterrata in direzione est (Alta via della val Susa). Lasciata a destra la grande cava da cui, negli anni '50, venne prelevato il materiale di sterro per la costruzione della diga, si prosegue in forte ascesa fiancheggiando il rudere di una grande caserma e, poco oltre, il risalto erboso su cui sorgono i ruderi della Batteria La Court si rimonta ripidamente a mezzacosta per giungere ad un punto ove la strada sterrata pianeggia e si sviluppa in falsopiano, a saliscendi, offrendo bei colpi d'occhio sulla sottostante val Cenischia e sui laghi di Ferrera Cenisio. Seguendo u corrugamenti del versante, la carrareccia, a buon fondo, raggiunge la suggestiva ed abbandonata Alpe Lamet, posta in una conca, oltre la quale, dopo lungo tratto di discesa si giunge al verdeggiante pianoro in cui è posta l'Alpe Tour 2124 m, tutt'oggi utilizzata (ore 1.20 dalla partenza).





Batteria La Court

Costruita ad inizio ‘900 a 2090 m, sulla sommità dello sperone roccioso detto La Court fu la seconda, dopo la Batteria Paradiso, batteria corazzata ad essere costruita sul Moncenisio. Serviva a proteggere il Colle da eventuali assalti provenienti dalla Francia. La batteria era una dell 4 sole batterie corazzate del Vallo Alpino occidentale (oltre le due suddette quelle dello Chaberton e del Forte Pramand, sempre in val Susa). Poco utilizzata nel 1915, all’entrata in guerra dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale, non venne smantellata, ma lasciata integra a presidio del valico del Moncenisio. Venne fatta saltare nell’aprile 1945, per evitare che venisse conquistata dai francesi. Oggi comunque è francese.

Era costituita de un blocco di calcestruzzo distribuito su due piani, con locali tecnici e alloggiamenti a piano terra. Al piano superiore, collegati con scale a chiocciola, i pozzi ove erano basati i cannoni da 149/35 A in cupola corazzata di tipo Grillo. I pozzi avevano diametro di 5 m e profondità di 2. I locali sotterranei e la polveriera erano collegati con montacarichi ai piani superiori. La batteria era dotata di un trinceramento rivestito in pietra per i fucilieri


Caserma Difensiva e Batterie Malamot

Posta a 2914 m. di quota, sulla cima del M.te Malamot, la caserma difensiva del Malamot era servita da una strada carrozzabile la cui realizzazione fu una vera impresa. Tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 dell’800, qui furono edificate una serie di opere di cui oggi sono solo più visibili pochi resti: le Batterie delle Fusere Alte ed i Ricoveri del Giaset. Più in alto la Caserma difensiva, eretta nel 1889 a ridosso della linea di confine; in grado di alloggiare 200 uomini e 4 ufficiali ed armata con 4 potenti mitragliatrici Gardner. Più in basso, al Colletto Malamot 2810 m, ancora oggi si notano i ruderi della Batteria Malamot, realizzata in barbetta anch’essa nel 1889 ed armata con 12 cannoni da 149 G.

Negli anni ’30 del ’900, con la realizzazione del Vallo Alpino, tutte queste strutture vennero sostituite da più efficienti opere in caverna. Tra queste la cupola in acciaio ancora oggi visibile sulla cima del Malamot, dotata di 4 feritoie per mitragliatrici e collegata ad un bunker realizzato parte in galleria, parte in calcestruzzo, che poteva ospitare 30 uomini.

Le postazioni del Malamot nel 1944 furono occupate da reparti tedeschi che le armarono con pezzi anticarro. Con queste armi i nazisti, nell’aprile 1945, riuscirono a respingere l’attacco francese teso ad espugnare le postazioni.























 


sabato 20 agosto 2022

Le fortificazioni del Moncenisio #2 - Il Forte Roncia

La necessità di fortificare e proteggere l’ampio pianoro del Moncenisio fu sentita fin da quando, nel 1860, la Maurienne, un tempo piemontese, venne ceduta alla Francia assieme a tutta l’area regionale della Savoia. Da questo momento in avanti il Moncenisio divenne una tra le massime fonti di preoccupazione italiana, tanto più quando, con l’adesione alla Triplice Alleanza (1882), la Francia dovette essere considerata un nemico da cui guardarsi. A partire dalla seconda metà dell’800, dunque, si iniziò a progettare una linea difensiva capace di rendere il passo inespugnabile.

Osservando il pianoro dalla grande diga in terra battuta realizzata negli anni ’50 e posta all’estremità meridionale del lago, si possono individuare tre grandi complessi fortificati a sinistra ed a destra del grande specchio.

A sinistra, balzano subito agli occhi le poderose strutture del Forte Varisello e della Batteria del Malamot, posta in cima alla montagna omonima; a destra non si può non vedere la grande mole del Forte Roncia. Un tempo, ove oggi si erge la grande diga che sbarra il lago artificiale, era anche posizionato il Forte Cassa, demolito negli anni ’50 proprio per lasciar posto al grande sbarramento. Ecco le opere principali:


Forte Roncia

Simmetrico, rispetto al Forte Varisello, il Forte Roncia ne era molto più piccolo e sorgeva a 2294 m. di quota nel vasto altipiano conosciuto come Piano delle Cavalle. L’opera, coeva alle altre due strutture di cui sopra, era a pianta circolare, attorniata da ampio fossato ed era armata da 6 cannoni da 9 AR/Ret, puntati verso il Colle del Piccolo Moncenisio. Disarmato nel 1915, il Forte Roncia fu poi riutilizzato, ma solo come caserma, a partire dal 1937. Le sue funzioni furono trasferite alla vicina e più moderna Batteria B 4 costruita a metà degli anni ’30 in caverna nelle sue immediate adiacenze.


Percorso: Lago del Moncenisio (Plan des Fontainettes) – Forte Roncia


Difficoltà: E
Tempo di percorrenza ore =.40
Dislivello: 125 m

Accesso: Da Torino si raggiunge Susa con l’Autostrada A 32 del Frejus. Giunti in città, propria dalla piazza centrale, si imbocca la SS 25 del Moncenisio (indicazioni) seguendola per 25 Km sino al grande lago che occupa gli ampi pianori del valico Si può parcheggiare la vettura nei pressi delle strutture turistiche poste sulla sponda settentrionale dell’invaso.

Dalla sponda del Lago 1970 , ove sorge la chiesa a forma di piramide, nasce una carrareccia non transitabile in auto che, presto trasformatasi in sentiero, si inerpica sul costone posto al di là della SS 25 e che conduce al verdeggiante Plan des Fontainettes 2093, sovrastato dal poderoso Fort de la Ronce, di caratteristica forma circolare.