venerdì 3 aprile 2020

Opere minori nel vallone di Prali

Il Colle Giulian (2.457 m) è un valico utilizzato da secoli per le comunicazioni tra la Val Germanasca (Prali) e la Val Pellice (Bobbio Pellice): proprio per questo motivo, è stato in più occasioni presidiato da soldati. Nulla rimane degli antichi trinceramenti realizzati nell’autunno del 1689 dai soldati piemontesi per difendere il colle dai Valdesi, che cercavano di tornare nelle loro valli dopo l’esilio in Svizzera. Lo scontro avvenne l’8 settembre: i sabaudi erano poco più di un centinaio, e i Valdesi li attaccarono ai fianchi sfruttando il fattore sorpresa. Vistisi sopraffatti, i piemontesi si ritirarono con il favore della nebbia, inseguiti a lungo dai Valdesi.
Nelle carte topografiche di fine ‘700, in particolare nella "Carta delle Valli di Luserna, di S.Martino, di Rodoretto e di Masset" e nella "Carte topographique des trois vallées de Lusèrne, de Pérouse et de S.Martin, ..." redatta dal Paisina nel 1795, si trovano numerosissimi riferimenti grafici a piccole opere difensive (ridotte, trinceramenti, corpi di guardia) relative al vallone di Prali, realizzate con lo scopo principale di rallentare un’eventuale offensiva da  parte della Francia rivoluzionaria. Il Col Giulian risultava difeso da alcuni trinceramenti e da un baraccone; la carta del Paisina indica anche altre barricades lungo il sentiero che sale dal vallone delle Miniere e un corpo di guardia in località “Clapous, una conca da cui si controllava l’accesso al Colle Rousset, che porta in Val Pellice. Proprio qui sono ancora visibili i ruderi di un edificio in pietra, denominato Ricovero Clapus nelle mappe IGM di fine ‘800: non è da escludere che per la realizzazione di tale struttura siano stati riutilizzati i resti di qualche fabbricato precedente. Le strutture ancora oggi visibili nei pressi del Col Giulian risalgono tutte al periodo a cavallo tre il XIX e il XX secolo. Una mulattiera, realizzata alla fine dell’800, metteva in comunicazione il colle con la conca dei Tredici Laghi a nord-est, mentre a sud-ovest prosegue lungo la dorsale spartiacque raggiungendo la Colletta della Gran Guglia.


La zona del Col Giulian nella carta del Paisina
La zona del Col Giulian nella "Carta delle Valli di Luserna..."

Una zona “ricca” di strutture militari doveva essere quella tra Bout du Col e i colli di confine con la Francia. In particolare due grandi campi trincerati controllavano il pianoro di Bout du Col: il Camp du Serre sopra le attuali bergerie, alle pendici del Bric del Serre, e il Camp du Vallon sul versante opposto, presso l’odierna Punta Cianagli. La sopra citata carta del Paisina mostra anche altri trinceramenti, ridotte e corpi di guardia che difendevano: il colletto vicino al lago, da cui si scende a Ribba; il Passo Viafiorcia, che mette in comunicazione con il vallone delle Miniere (qui una delle carte indica addirittura la presenza di un ponte levatoio); la località Clot di Roccias, dove passa il sentiero che raggiunge il Col d’Abries; e il Colle del Bocchetta, al fondo del vallone della Longia. Nessuna traccia è più rilevabile di tutte queste strutture, sia per la precarietà dei materiali con cui erano state realizzate, sia perché molti degli stessi luoghi sono stati utilizzati per la costruzione di opere militari in epoche successive. Chissà però che non risalgano a quest’epoca i ruderi di una costruzione in pietra presente poco prima della località Fréiboujo, nei pressi del bivio tra la strada principale e il sentiero che sale verso il Passo di Viafiorcia, definito “antico” e “in rovina” già alla fine dell’800.


La zona di Bout du Col nella "Carta delle Valli di Luserna..."
La zona di Bout du Col nella carta del Paisina

Anche nel vallone di Rodoretto dovevano esserci alcune strutture di guardia, in località Roc du loup o Teppé (probabilmente l’attuale località Cavallo Bianco, a sud-est delle bergerie della Balma), presso il Colle della Balma e l’omonimo alpeggio. Altri ricoveri sono indicati al Colle di Polious (Peolioso, tra il vallone di Salza e quello del Ghinivert), al Colle del Geniver (Ghinivert) e al Colle del Beth.

La zona di Rodoretto nella "Carta delle Valli di Luserna..."

La zona di Rodoretto nella carta del Paisina

Risale invece al 1704, nell’ambito delle operazioni militari legate alla guerra di successione spagnola, il grande campo trincerato realizzato dai francesi in località Sellette, a ovest della borgata Giordano, in un grande pianoro dove attualmente vi sono alcune bergerie. Un articolato disegno di un ingegnere militare al servizio del Maresciallo de la Feuillade[1] mostra l’orografia dei luoghi, la pianta del campo e alcune piccole ridotte, che controllavano gli accessi lungo strade e sentieri circostanti. Vi erano inoltre due “cassine retranchée” (edifici “trincerati”, cioè fortificati), uno incluso nel campo e l’altro al di fuori poco ad est. Il complesso, realizzato con bastioni in terra e palizzate, ospitava un migliaio di soldati, i quali (aiutati dalle compagnie valdesi) riuscirono a respingere un attacco delle truppe sabaude avvenuto verso la fine di luglio del 1704. Nessuna traccia evidente è più rilevabile sul terreno.
Una ridotta venne realizzata nel 1707 sopra l’odierna Alpe Planes, in Valle Argentera, riportata anche nella "Carta Corografica delle Valli di Susa, Moriena, Bardonanche, Oulx,Exilles, Cesana, Pragellato, St.Martino, e Perosa, …" di inizio secolo. Si tratta di una struttura di forma quadrangolare, di cui si vedono ancora oggi alcune tracce su un promontorio a nord dell’alpeggio. Altre strutture “leggere” furono probabilmente costruite sui colli della Mayt, di Thures e della Longia, quando questi valichi vennero occupati dai granatieri piemontesi nell’estate del 1708 per impedire alle truppe francesi di soccorrere i forti di Perosa e di Fenestrelle. La “Carta topografica delle valli di Pragelà, S. Martino, Perosa, e Lucerna” di metà ‘700 indica ancora la presenza di trinceramenti al Colle della Lunga (Longia) e di due corpi di guardia lungo l’omonimo vallone.
Sempre nella carta di inizio ‘700 vengono indicate due ridotte presso la Colletta di Fontane, tra il vallone di Salza e quello di Prali, e in località Galmont, sulla dorsale tra il vallone di Ghigo e quello di Rodoretto. Se della prima struttura oggi non restano tracce, nel secondo caso invece qualcosa è ancora rinvenibile sul terreno. Questo luogo fu occupato in precedenza dai Valdesi, durante il “Glorioso Rimpatrio” del 1689, che vi si fermarono per riposarsi e curare i loro feriti. Essi realizzarono alcune opere di difesa temporanee, di cui ci dà una descrizione il reverendo inglese William Stephen Gilly nel 1831, durante un suo sopralluogo presso “il sito dove i Valdesi, guidati da Arnaud, avevano un campo”. Galmont è descritto come “forte per natura, ed era stato reso più inespugnabile con due ridotte, o trinceramenti, che i patrioti avevano costruito”. Gilly sostiene di “aver camminato nella più piccola delle due, di forma ovale”, che lui valuta di 100 iarde di circonferenza (circa 91 metri). Ancora oggi sull’altura di Galmont si riesce vagamente a individuare quello che probabilmente è l'anello ovale citato dal Gilly. Sul crinale si apre inoltre una grossa spaccatura, derivante da un fenomeno geologico detto “litoclasi”, che sicuramente offriva una situazione favorevole in quanto rendeva la presenza di persone pressoché invisibile, sia da chi si trovava a valle sia da chi avesse tentato di individuarle da monte. Un cartello in legno indica il luogo con la toponomastica tradizionale, che ha tramandato il ricordo di fatti attraverso i secoli: Crô d’la Guèro (“luogo infossato” della guerra), Plan d’la Guèro (piano della guerra), Lou Sënhâl (il segnale).

La ridotta di Fontane in una carta di inizio '700
La ridotta di Galmont in una carta di metà '700






[1] Plan des Retranchem du Camp del Praly au bout de la Valee de s. martin. Envoye par le s.r Roussel du Camp de m. de la feuillade pres Pignerol. le 24 juillet 1704, BNF, Carte set Plans GE D 4658

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Opere minori nel vallone di Prali
Opere minori nel vallone di Prali

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