mercoledì 14 luglio 2021

#Passeggiare tra le Opere Fortificate: Colle della Maddalena

 Colle della Maddalena - Monte Scaletta



Punto di partenza: Combe (Borgata di Celle di Macra)
Quota massima: 2614 m
Dislivello: 890 m
Tempo : 3 h
Difficoltà: E
Tipo di percorso: stradine e sentieri segnalati, tracce
Attrezzatura: normale dotazione escursionistica
Periodo consigliato: luglio - ottobre
Cartografia: I.G.C. n. 7 1:50.000; Fraternali n. 13 1:25.000

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Point de départ : Combe (Bourgade de Celle di Macra)
Hauteur maximale : 2614 mt
Dénivèlement : 890 mt
Temps : 3 h
Difficulté: E
Type de parcours : ruelles et sentiers avec signalisation, des traces
Équipement : dotation normale pour excursions
Période recommandée : juillet - octobre
Cartographie : I.G.C. n. 7 1:50.000; Fraternali n. 13 1:25.000



Escursione che, pur traendo inizio dal territorio francese (valle dell’Ubayette), si sviluppa per quasi la sua estensione in territorio italiano. I motivi di interesse sono molteplici: quello paesaggistico prima di tutto, perché la vista sui Laghi di Roburent e sulle cime dei dintorni (Oronaye, Monviso e Monte Oserot in particolare) è veramente spettacolare. Da non trascurare evidentemente anche l’interesse storico, in quanto il Monte Scaletta risulta completamente fortificato e addirittura dotato di un tunnel pedonale che permette il passaggio da un versante all’altro della montagna. Sulla cima, poi, ancora evidenti resti di fortificazioni, tra i quali il rudere della stazione di arrivo di una teleferica, con parti di motore ed argano arrugginiti.

Accesso: Da Torino a Saluzzo con la A 6 fino a Carmagnola e di qui lungo la S.R. 20 toccando Racconigi (importante castello-residenza sabaudo) e Cavallermaggiore. Senza entrare nella città subalpina ci si mantiene sulla circonvallazione (S.P. 161) proseguendo in direzione di Cuneo, fino a raggiungere il capoluogo. Qui ci si porta al vicino abitato di Borgo S. Dalmazzo, ove si imbocca la S.S. 21 della val Stura, seguendola per oltre 50 km fino al confine di stato del Dal Colle della Maddalena (o Col de Larche), attraversando i centri di Demonte, Vinadio e Pontebernardo, Argentera. Oltrepassato il colle, si scende in territorio francese per circa 700 m, lasciando poi l’auto in una piazzola, sulla destra, in corrispondenza del Vallone dell’Oronaye (168 km)

Il sentiero nasce esattamente dal parcheggio (1950 m) e risale inizialmente il vallone sulla sua destra orografica. Dopo un primo tratto abbastanza ripido, si supera una piccola croce con tumulo di pietre e si raggiunge una casetta dei pastori di esigue dimensioni. Risalito un pendio si scende leggermente per giungere ad un bivio ove si prende il tracciato di sinistra (quello di destra servirà in discesa). Con un lungo giro, al di sotto del roccioso BecduLievre si giunge ad un secondo bivio ove è indicato, a sinistra, il Col de la Gipiére d’Oronaye. Volgendo a destra, si risale dolcemente il vallone d’Oronaye, passando sotto il roccioso versante sud di questa imponente montagna. Si raggiunge così il bellissimo Lac d’Oronaye(2411 m), che si contorna sulla sua sponda nord e che precede di poco il Col di Roburent (2496 m), affacciato sullo splendido lago omonimo 2426 m (1.45 h). Dal colle si rientra in Italia (bei cippi settecenteschi di confine con croce sabauda e giglio di Francia). Senza scendere fino al lago si individua una traccia che inizialmente pianeggia sulla sinistra e che poi inizia a serpeggiare tra detriti, inerpicandosi su un ripido costone. Giunti al termine della salita si iniziano ad incontrare resti di reticolati e pali inferro (sulla destra, in alto, il rudere di una grande caserma), si continua per sentiero quasi pianeggiante che in breve mette al Colle Scaletta (2614 m - 2.15 h). Al colle, sulla destra, si trova un tracciato contrassegnato da segnavia rossi e blu che indicano il Sentiero Roberto Cavallero. Imboccata la traccia si inizia a risalire il versante est del Monte Scaletta, serpeggiando ripidamente tra detriti fino a raggiungere l’imbocco stretto e non molto alto di una galleria pedonale (pila consigliata). Si entra nel tunnel e, percorsi una decina di metri, si volge a sinistra passando in una camera più larga e trovando l’uscita esattamente sul versante opposto della montagna. Varcato un canalino si risale un costone, per riattraversare poi lo stesso canale (in senso inverso) poco più in alto e risalire una crestina protetta da muretti a secco che servivano da protezione contro i cecchini. Un ultimo tratto in cresta mette finalmente sulla cima del Monte Scaletta (2840 m), ove spiccano i ruderi di un bunker in cemento e, più in basso, la stazione di arrivo di una teleferica militare (ore 3 dalla partenza).

Un valico importante: il Colle della Maddalena: Il Colle della Maddalena, detto anche Col di Larche o di Argen¬tera (villaggi posti rispettivamente sui suoi versanti francese ed italiano), si eleva a 1991 m di quota e trae il nome dalla santa protettrice di uno dei due paesi sopra menzionati. Posto a separazione della valli di Stura e dell'Ubayette il passo era già conosciuto nell'antichità e, per quanto disagevole, soprattutto sul versante di Barcellonette, fu probabilmente attraversato dall'esercito di Pompeo che ritornava in Italia nel 70 a.C. Dopo i Saraceni nella località transitarono, all'inizio del XII secolo le genti scacciate dal Napoletano, che al seguito del d'Audiffre¬di, si recavano a cercare una terra oltreconfine per sfuggire al giogo oppressivo che i Normanni esercitavano sui loro villaggi in quel momento. Giunti nei dintorni della odierna Barcellonette, costoro si insediarono e diedero origine ad una stirpe contadina, che a partire dall'inizio dell'ottocento pagò un fortissimo tributo all'emigrazione oltreoceano.

A partire dal 1388 la contea di Nizza, cui l'Ubaye (la valle di Barcellonette) era soggetta, passò sotto il dominio sabaudo e, contemporaneamente, il Colle della Maddalena, venne ad assumere un'importanza assai maggiore rispetto a prima, in quanto molto frequentato da coloro che si recavano ad Avignone, presso la corte papale da poco costituita. Gli abitanti del luogo, dunque, malgrado gli indubbi vantaggi che potevano trarre da una così vasta mole di traffici, erano soggetti a frequentissime corvées, soprattutto d'inverno, per tener libero il passaggio sul valico.

Nell'agosto 1515 valicò il Colle di Larche l'esercito di Fran¬cesco I lanciato verso l'effimera conquista del Milanese e la folgorante vittoria di Marignano, ottenuta, in alleanza con i Veneziani, sulle temutissime milizie svizzere. Il passaggio del valico da parte di questo esercito (che radunatosi a Guillestre aveva prima superato il Col di Vars) fu una cosa memorabile. Vecchie cronache, infatti, narrano di 3000 Genieri, che realizza¬rono opere atte ad agevolare il passaggio al resto della truppa, 4000 Dauphinois, 6000 Guasconi, 8000 Fanti, 22000 Lanzichenecchi, 2500 Lanceri, 10000 Cavalieri, 72 cannoni, il Re e la sua Guardia del corpo. In quell'occasione Francesco I riuscì a cogliere di sorpresa gli uomini della Lega (Svizzera, Stato della Chiesa, Milano, Spagna ed Impero), trinceratisi presso Susa nella assolu¬ta convinzione che i Francesi scendessero dal Monginevro.

Ancora nel 1692, dal Passo, transitò il duca sabaudo Vittorio Amedeo II che, nel corso della Guerra della Lega d'Augusta, da poco aveva abbandonato l'alleato francese per porsi al servizio della Lega d'Augusta (Austria, Spagna, Inghilterra, Olanda e Svezia). Conseguenza di questa ribellione del futuro primo sovra¬no piemontese, fu la fortificazione dell'ampio settore alpino che sovrasta La Condamine e Barcellonette e la nascita di una piccola fortezza, pomposamente chiamata Chateau de Larche, distrutta però dai Piemontesi nel 1710, nel corso della Guerra di successione al Trono di Spagna.

Nel corso di questo secolo, sul Colle della Maddalena non si debbono registrare episodi di particolare importanza, anche se non va dimenticato un furioso combattimento, avvenuto nell'apri¬le 1944, nel vicino Vallone dell'Arma, aperto tra Demonte ed il Colle del Mulo. In quell'occasione si dettero battaglia alcuni reparti nazifascisti e la IV Banda G.L., dislocata in zona e posta agli ordini di Nuto Revelli, oggi noto autore di ricerche di carattere storico-etnografico.

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Excursion qui, même si elle commence en territoire français (vallée de l’Ubayette), se déroule dans presque toute son extension en territoire italien. Les motifs d’intérêt sont multiples : celui du paysage avant tout, car le vue sur les Lacs de Roburent et les sommets aux alentours (Oronaye, Monviso et Mont Oserot en particulier) est vraiment spectaculaire. À ne pas négliger évidemment aussi l’intérêt historique, puisque le Mont Scaletta se présente complètement fortifié et, de plus, doué d’un tunnel piétonnier qui permet le passage d’un versant à l’autre de la montagne. En outre, sur le sommet sont encore évidents des restes de fortifications, parmi lesquels les ruines de la station d’arrivée d’une téléphérique, avec des pièces rouillées du moteur et du treuil.

Accès: De Turin à Saluce Torino par la A 6 jusqu’à Carmagnole et d’ici le long de la S.R. 20 en passant par Raconis (important le château-résidence de la maison de Savoie) et Cavallimours. Sans entrer dans la ville subalpine l’on reste sur la périphérique (S.P. 161) en continuant en direction de Coni, jusqu’à gagner le chef-lieu. D’ici l’on continue jusqu’à la ville voisine de Borgo S. Dalmazzo, où l’on prend par la S.S. 21 de la vallée Stura, en la parcourant pour plus de 50 km jusqu’à la frontière d’État du Col de la Maddalena (ou Col de Larche), en traversant les villes de Demonte, Vinay (Vinadio), Pontebernardo et de l’Argentière. Une fois franchi le col, l’on descend en territoire français pour 700 mt env., pour puis garer la voiture dans un aire de stationnement, sur la droite, en correspondance du Vallon de l’Oronaye (168 km)

Le sentier origine juste à partir du parking (1950 mt) et remonte d’abord le vallon sur la droite orographique. Après un premier tronçon assez raide, l’on dépasse une petite croix sur un tumulus de pierres pour arriver à une maisonnette de bergers de petites dimensions. Remontés sur la pente, l’on descend légèrement et l’on arrive à une bifurcation d’où l’on prend pour le tracé à gauche (celui à la droite sera utilisé pour la descente). Par un grand tour, au-dessous du rocheux Bec du Lièvre, l’on arrive à une deuxième bifurcation où est indiqué, sur la gauche, le Col de la Gipière d’Oronaye. En tournant à droite, l’on remonte doucement le vallon d’Oronaye, en passant au-dessous du versant sud rocheux de cette imposante montagne. Ainsi l’on arrive au magnifique Lac d’Oronaye (2411 mt), que l’on contourne sur la rivière nord et qui précède juste le Col de Roburent (2496 mt), donnant sur le splendide lac homonyme 2426 mt (1.45 h). Du col l’on revient en Italie (des belles bornes de frontière de 1700 avec la croix savoyarde e le lys de France). Sans besoin de descendre au lac, l’on aperçoit sur la gauche une trace plate d’abord, mais qui puis commence à s’insinuer parmi les débris, en grimpant sur une crête escarpée. Une fois arrivés à la fin de la montée, l’on commence à trébucher sur des restes de réticulés et de poteaux en fer (sur la droite, en haut, les ruines d’une grande caserne), l’on continue par le sentier presque en plat qui, en un rien de temps, amène au Col Scaletta (2614 mt - 2.15 h). Au col, sur la droite, l’on retrouve un tracé marqué par des poteaux indicateurs rouges et bleus qui montrent le Sentier Roberto Cavallero. Une fois prise la trace, l’on commence à remonter sur le versant est du Mont Scaletta, en zigzagant sur le terrain raide parmi les débris jusqu’à gagner l’entrée étroite et pas trop haute d’un tunnel piétonnier (torche recommandée). Une fois dans le tunnel, après une dizaine de mètres, l’on tourne à gauche en passant dans une pièce plus spacieuse et puis en trouvant la sortie exactement sur le versant opposé de la montagne. Dépassé un petit ravin, l’on remonte sur la crête, pour puis traverser de nouveau le même ravin (dans le sens inverse) peu plus en haut et remonter sur une petite crête protégée par des murs à sec qui avaient la fonction de protection contre les tireurs d’élite. Un dernier tronçon en crête amène finalement à la crête du Mont Scaletta (2840 mt), où ressortent les ruines d’un bunker en cément et, plus en bas, la station d’arrivée d’une téléférique militaire (3 h. du départ). Un col important : le Col de la Maddalena. Le Col de la Maddalena, nommé aussi Col de Larche ou d’Argentera (villages situés respectivement sur les versants français et italien), à une hauteur de 1991 mt et son nom origine de celui de la sainte protectrice de celui de la sainte protectrice de l’un de deux villages susmentionnés. À séparation des vallées de Stura et de l'Ubayette, le col était déjà connu dans l’antiquité et, même si inconfortable, surtout sur le versant de Barcelonnette, fut probablement traversé par l’armée de Pompée au cours de son retour en Italie en 70 avant JC. Après les Sarazins ces lieux furent traversés, en début du XII siècle, par les gens chassées du Napolitain, qui, à la suite d'Audiffre­di, se déplaçaient afin de chercher une terre au-delà de la frontière pour échapper à l’oppression imposée en ce moment par les Normands sur leurs villages. Arrivés aux les alentours de la Barcelonnette actuelle, ils s’installèrent en donnant origine à une lignée paysanne qui, depuis le début de 1800, paya un tribut énorme à l'émigration outremer.

À partir de 1388 le comté de Nice, auquel l'Ubaye (la vallée de Barcelonnette) était assujettie, passa sous le domaine savoyard et, au même temps, le Col de la Maddalena, prit une importance beaucoup plus consistante par rapport au passé, car il était beaucoup plus fréquenté par les gens qui se rendaient à Avignon auprès de la cour du Pape récemment constituée. Les habitants du lieu, donc, malgré les avantages indubitables dont ils pouvaient bénéficier à cause du grand volume des commerces, étaient assujettis à des corvées très fréquentes, surtout en hiver, afin de garder libre le passage sur le col.

En Août 1515 traversa le Col de Larche l'armée de François I lancée vers l’éphémère conquête du Milanais et la victoire fulgurante de Marignano, obtenue, en alliance avec les Vénitiens, sur les très redoutées milices suisses. La traversée du col par cette armée (qui, une fois rassemblée ensemble à Guillestre, avait d’abord surmonté le Col de Vars) fut un événement mémorable. En effet, des vieilles chroniques racontent de 3000 Sapeurs, qui réalisèrent des œuvres pour faciliter le passage au reste des soldats, 4000 Dauphinois, 6000 Gascons, 8000 Fantassins, 22000 Lansquenets, 2500 Lanciers, 10000 Chevaliers, 72 cannons, le Roi et son Garde du corps. À cette occasion François I arriva à surprendre les hommes de la Ligue (Suisse, l’État de l’Église, Milan, Espagne et Empire), qui s’étaient retranchés aux alentours de Suse dans la conviction absolue que les Français descendraient du Montgenèvre.

Encore, en 1692, par le Col, passa le Duc de Savoie Victor Amédée II qui, durant la Guerre de la Ligue d'Augsbourg, avait récemment abandonné l’allié français pour se mettre au service de cette dernière (Autriche, Espagne, Angleterre, Hollande e Suède). La Conséquence de cette rébellion du futur premier souverain piémontais, fut la fortification du large secteur alpin qui surmonte La Condamine et Barcelonnette et la naissance d’une petite forteresse, pompeusement appelée Château de Larche, mais détruite par les Piémontais en 1710, au cours de la Guerre de succession au Trône d’ Espagne.

Au cours de ce siècle, au Col de la Maddalena non n’avons pas à signaler des épisodes d’importance particulière, même si nous ne devons pas oublier un combat furieux qui eut lieu en avril 1944, dans le voisin Vallon dell'Arma, entre Demonte et le Col del Mulo. À cette occasion se bâtèrent des unités nazi-fascistes et la IV Banda G.L., déployées dans la zone et sous le commandement de Nuto Revelli, aujourd’hui auteur fameux de recherches de caractère historico-ethnographique.

















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