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giovedì 21 dicembre 2017
martedì 19 dicembre 2017
Vallo Alpino: Caposaldo Croce (Bobbio Pellice)
Il Caposaldo del Colle
della Croce è quello di cui si hanno meno informazioni, e anche meno strutture
ancora visibili. Per raggiungerlo occorre salire dalla Conca del Prà, dove già alla
fine dell’800 erano stati costruiti un deposito per la paglia e un ufficio della
guardia di finanza. Nel 1915 l’amministrazione militare fece inoltre realizzare
in loco il ricovero “Caporale Aglì Giulio”: tale struttura, conosciuta anche come
casermetta Mirabores, fu poi recuperata e utilizzata come bivacco
invernale del rifugio Willy Jervis, fino ad essere e trasformata nel 2014 in un centro polifunzionale denominato “Mîzoun Peyrota”.
Vicino al rifugio Jervis parte la mulattiera militare per il Colle
della Croce, passando dapprima al Colle Coccia (2.196 metri), dove si
trovano i resti del ricovero VI, a un solo piano, che poteva ospitare 40
soldati ed era armato con due mitragliatrici. L’edificio, ora in gran parte
diruto, aveva il tetto a una sola falda ed era separato dalla parete montuosa
da un’intercapedine. Poco oltre si notano e gli scavi dell’opera 18,
oggi parzialmente coperti da rocce crollate dalla parete sovrastante, che,
secondo i progetti, avrebbe dovuto essere di tipo 15000, armata con 3
mitragliatrici ed un pezzo anticarro. Poco a monte del sentiero sono
rinvenibili alcune piazzole e postazioni all’aperto.
La mulattiera continua verso il Colle della Croce, facendo alcuni
zig-zag: sulla destra è individuabile, su un dosso roccioso, un appostamento protetto
da muri in pietra a secco. Appena prima di raggiungere il colle, a sinistra del
sentiero, si trovano i pochi resti del ricovero V, con ciò che rimane di
una cucina composta da tre focolari. Sul lato opposto si vede una piazzola con un
mucchio di sacchi di cemento, ormai induriti, addossati a una parete rocciosa. Nei pressi del valico si trova, ancora in discrete condizioni, una casermetta dei doganieri, realizzata nel 1892, costituita da un piccolo monolocale in pietra e malta coperto da un tetto piano in legno incatramato.
Proprio alla frontiera con la Francia è visibile un antico cippo di confine, mentre sulle alture che circondano il colle si rinvengono numerosi resti di appostamenti a cielo aperto: a nord una postazione avanzata controllava il sottostante Rifugio Napoleone in territorio francese, mentre un’altra se ne trova un’altra addossata alla roccia e protetta da un muretto; in posizione riparata si trova anche una baracca in pietra. Sul pendio a sud del colle si trovano tre piazzole protette da muretti in pietra a secco: quella più bassa è molto ampia perché è stato effettuato uno sbancamento nella roccia che nei progetti dell’amministrazione militare avrebbe dovuto contenere l’opera 17, di tipo 15000 resistente ai piccoli calibri e armata con due mitragliatrici. Nel 1940 infatti era stato progettato, per il Colle della Croce, un poderoso rinforzo difensivo formato da 4 opere tipo 15000 (oltre alle già citate 17 e 18, le carte indicano anche le opere piccole 16 e 7 sul versante sinistro del vallone, ai piedi della Fiunira), i cui lavori vennero però ben presto interrotti. Più a monte sulla cresta si trovano altri due piccoli ricoveri, addossati alla roccia, e i resti di un ultimo appostamento.
Proprio alla frontiera con la Francia è visibile un antico cippo di confine, mentre sulle alture che circondano il colle si rinvengono numerosi resti di appostamenti a cielo aperto: a nord una postazione avanzata controllava il sottostante Rifugio Napoleone in territorio francese, mentre un’altra se ne trova un’altra addossata alla roccia e protetta da un muretto; in posizione riparata si trova anche una baracca in pietra. Sul pendio a sud del colle si trovano tre piazzole protette da muretti in pietra a secco: quella più bassa è molto ampia perché è stato effettuato uno sbancamento nella roccia che nei progetti dell’amministrazione militare avrebbe dovuto contenere l’opera 17, di tipo 15000 resistente ai piccoli calibri e armata con due mitragliatrici. Nel 1940 infatti era stato progettato, per il Colle della Croce, un poderoso rinforzo difensivo formato da 4 opere tipo 15000 (oltre alle già citate 17 e 18, le carte indicano anche le opere piccole 16 e 7 sul versante sinistro del vallone, ai piedi della Fiunira), i cui lavori vennero però ben presto interrotti. Più a monte sulla cresta si trovano altri due piccoli ricoveri, addossati alla roccia, e i resti di un ultimo appostamento.
Opere minori in alta Val Pellice
Nelle carte
topografiche settecentesche si trovano numerosissimi riferimenti
grafici a piccole opere difensive (ridotte, trinceramenti, campi trincerati)
relative all’alta Val Pellice, realizzate con lo scopo principale di rallentare
un’offensiva proveniente dalla Francia in seguito alla rivoluzione francese del
1789.
Questo
risulta evidente dalle due “Linee di diffesa” evidenziate ad
esempio nella "Carta delle Valli di Luserna, di S.Martino, di Rodoretto
e di Masset" (AST Corte, Carte topografiche per A e per B, Lucerna,
mazzo 2): la prima parte dalla Conca del Prà e comprende numerose ridotte,
trinceramenti e corpi di guardia posti nella zona tra il Colle Barant e la
Fionera, scende a Villanova (dove sono indicati alcuni trinceramenti) e risale
poi sul versante opposto nel vallone del Rio Pissoi sino alla Punta Fiunira,
passando dalle postazioni della Colletta Blancet (Col
Bancet).
La seconda
linea di difesa invece seguiva la Comba dei Carbonieri (Valghichard)
arrivando alle postazioni del Pont de Subiasc, a valle di Bobbio
Pellice, e proseguiva poi nel vallone del Torrente Cruello fino al Col Giulian,
difeso da alcuni trinceramenti sia presso il valico che in località Colletta
delle Faure (Campo di Faule).
All’epoca in
cui fu realizzata questa carta, i francesi erano già riusciti a sfondare la
prima linea di difesa, arrivando all’altezza della borgata Lauset, e avevano
installato due “Grandi Corpi di Guardia” presso la Punta Garin e il Bric
Bariount. Sono indicati anche un campo trincerato al Gias Superiore (in zona
Pian delle Marmotte, ai piedi del Colle Barant), oltre a un’infinità di
postazioni minori: al Col Porsel, alle Barricate e alla Maddalena (sopra il
Prà), al Castellus (sopra Villanova), in località Santa Maria (presso
il Col Content), alla Barma (sul costone che scenda dalla Punta Fiunira), al
Giussarant (nel vallone del Cruello), ed altre ancora di cui risulta più
difficile individuare la località.
La "Carte topographique des trois vallées de Lusèrne, de Pérouse et de S.Martin" (AST Corte, Carte topografiche segrete, Luserna, 20
A II Rosso), redatta nel 1795 dal cartografo Paisina, indica anch’essa i
grandi campi del Gias d’amont e della Faula, le
numerose opere presso il Col Barant, le postazioni del Castellus, del Cotes
de Sante Marie, del Lauset e del Col Giulian. Sono inoltre disegnate
parecchie postazioni e trinceramenti lungo tutto il costone che dalla Barma
arriva alla Punta Bruna, passando dalla zona del Col Bancet.
In più, vengono riportati numerosissimi trinceramenti facenti parte della
seconda linea di difesa indicata nella carta di cui si è parlato in precedenza,
posizionati in varie località della Comba dei Carbonieri (dorsale Fionira – Sea
Bessa, Sapechiot, Rami, Mamauro superiore, di mezzo e inferiore, Forestet,
crinale Piatta Brusà – Bouissona) e, sul versante opposto della valle, lungo il
crinale tra la borgata Serre Cruel e la Punta Pisset, fino al Ponte Subiasco.
L’importanza delle postazioni sopra descritte ci viene confermata da un
documento del 1777 redatto dal Cavaliere di Bernezzo, comandante sabaudo, nel
quale vengono proposte due linee difensive di appoggio al Forte Mirabouc, tese ad
evitarne l’aggiramento dall’alto, come poi effettivamente avvenuto da parte
delle truppe rivoluzionarie francesi nel 1794. La prima aveva capisaldi alla
Coccia e alle Barricate, sopra il Prà, con ripiegamento, in caso di necessità,
sulla retrostante Serra di Corbarant; la seconda si attestava al colletto delle
Faure, tra il Col Bancet e il Col Giulian.
Di tutte queste strutture, purtroppo, non permane quasi nulla di evidente.
L’attività umana, le intemperie, l’estrema deperibilità del materiale impiegato
per la loro realizzazione (terra, legname, pietra a secco) e, in alcuni casi,
il riutilizzo delle postazioni per opere militari successive in quanto punti
strategici (specialmente all'inizio del '900), hanno reso difficile
l’individuazione sul terreno di tracce chiare.
Tuttavia, alcuni resti dei trinceramenti settecenteschi in pietra a secco sono ancora visibili e/o rilevabili presso le borgate Lauset e Serre Cruel, al Col Bancet e soprattutto nella zona del Colle Barant, sia in località Mait del Prà (poco a monte del giardino botanico “B. Peyronel”) sia il località Colletta – Courbarant. Sempre in quest’area sono ancora rilevabili ruderi di un antico ricovero al Col Porsel e di alcune strutture del campo trincerato del Gias superiore o Gias d’amont, in località Pian delle Marmotte.
Di origine più antica sono le strutture realizzate presso la località “Barricate”
di Bobbio Pellice, cosiddetta perché nei paraggi erano state approntate opere
di difesa contro le truppe provenienti dalla Francia attraverso il colle
dell'Urina, in seguito alla revoca dell’Editto di Nantes nel 1685 ed il
riaccendersi delle persecuzioni contro i Valdesi. Per raggiungere questa zona
si sale dalla Conca del Prà in direzione del Colle dell’Urina, lungo la
mulattiera che attraversa il pianoro delle Grange del Pis degli Uvert, e si
arriva sul contrafforte che separa il piccolo vallone della Combalassa dal
Vallone dell’Urina.
La zona delle Barricate fu sede di trinceramenti per lungo periodo: le
ritroviamo raffigurate ad esempio nella "Cartografia delle valli
valdesi ai tempi della Guerra della Lega d'Augusta" di fine '600, indicate
come Baricada deta Madalena, o nella già citata “Carta delle
Valli di Luserna, di S.Martino, di Rodoretto e di Masset” di fine '700. In
un documento di questo periodo le cosiddette Barricate sono in realtà ormai ben
poco visibili, e definite solo come "tracce dei trinceramenti fatti
durante l'ultima guerra".
Attualmente sul posto le uniche tracce esistenti possono forse individuarsi
in una gradonatura lungo un costone sotto il sentiero. Forse gli ultimi
eventuali resti furono utilizzati per costruire il piccolo casotto di ricovero
delle guardie di Finanza, presente già ad inizio ‘900 a conferma
dell'importanza "strategica" di tale sito.
Delle “Barricate” analoghe a quelle di Bobbio Pellice sono riportate sia
dalla “Carta delle Valli del Piemonte abitate dai Valdesi ossia Protestanti" del 1690 del Nolin, sia dalla già citata "Cartografia
delle valli valdesi ai tempi della Guerra della Lega d'Augusta", nel territorio
di Angrogna, nella zona sopra Pra del Torno. Si tratta con tutta
probabilità di strutture realizzate a fine ‘600, nel periodo delle guerre tra
valdesi e sabaudi. In questo caso, però, nemmeno il toponimo è sopravvissuto.
Nella carta del Nolin sono indicate, con lo stesso simbolo utilizzato
per le strutture fortificate, anche altre due opere di cui non è stata
possibile l’identificazione: un “Brun C.” nei pressi di
Villanova (forse le attuali Case Brunel oppure la Punta La Bruna sopra l’Alpe
Bancet) e un “Pui Castel” a monte di
Torre Pellice (forse in zona Sartounet). Le stesse due indicazioni sono
riportate anche nella citata “Carta delle Tre Valli di Piemonte” di metà ‘600
e, seppure con grafia leggermente diversa (“Brun”
e "Puy Chatel”), nella carta intitolata “Theatre de la guerre en Italie Des Principauté de Piemont, Répubbliquede Genes, Duches de Milan, Plaisance, et confins”, redatta da Dhuelland G. e
Jullien R. nel 1748. La località “Brun” è infine
indicata sulle pendici montuose sopra il Forte di Mirabouc anche da un’altra carta probabilmente coeva della precedente. Invece il riferimento a “Pui Castel” si ritrova anche nella già citata "Cartografia delle
valli valdesi ai tempi della Guerra della Lega d'Augusta".
![]() |
Alcuni stralci della Cartografia delle Valli Valdesi al tempo della Guerra della Lega d'Augusta |
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